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Si intensifica lo scontro interimperialistico tra Usa e Cina

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Creato: 26 Febbraio 2026 Ultima modifica: 26 Febbraio 2026
Scritto da Germanà Carmelo Visite: 19

Le provocazioni di Trump sono il sintomo della crisi dell’America, la Cina ne prende atto e risponde senza clamore ma con i fatti

L’aggressività a trecento sessanta gradi dell’imperialismo americano fa passare piccoli e indifesi i suoi concorrenti. In realtà, al di là delle apparenze, al declino del capitalismo statunitense corrisponde l’avanzata di altre potenze in ascesa e della Cina in particolare. Le dinamiche che caratterizzano il movimento dei due maggiori capitalismi del pianeta si presentano con caratteristiche differenti nella forma ma identiche nella sostanza, cioè nell’obiettivo di sostenere il proprio processo di accumulazione del capitale con ogni mezzo, o meglio con gli strumenti che ognuno ha a disposizione nell’attuale contesto storico.
Se gli Stati Uniti d’America rappresentano il capitalismo maturo emblema del mondo occidentale, dall’altra parte la veloce e dirompente ascesa della Cina simboleggia un capitalismo il cui processo di accumulazione originario ha avuto luogo tardivamente e in tempi più recenti. La conseguenza di questi fattori determinanti sono la causa di quanto è sotto gli occhi di tutti: l’involuzione della prima potenza imperialista le cui contraddizioni sono venute a maturazione nel corso del suo lungo periodo di supremazia e di gestazione della crisi; di contro, l’emergente forza del Celeste Impero che punta a contenderne la supremazia. Ma che comunque, come è insito nel capitalismo, non mancherà in futuro di manifestare le stesse contraddizioni di crisi, che peraltro già ora si avvertono.

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Un decreto dopo l’altro: sempre più sicurezza... per il capitalismo

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Creato: 18 Febbraio 2026 Ultima modifica: 18 Febbraio 2026
Scritto da Giorgio Paolucci Visite: 60

Ogni scusa è buona per ridurre lo spazio della vita collettiva e prevenire una più generale presa di coscienza della necessità di andare oltre il capitalismo

 

Dopo i fatti di Torino - con la compiacenza, bisogna pur dirlo del tanto osannato Mattarella -, è stato varato l’ennesimo decreto-sicurezza che, fra le altre cose, prevede, nell’imminenza di qualsiasi manifestazione pubblica anche se regolarmente autorizzata, il fermo di polizia per coloro che le forze dell’ordine sospettano di poter essere potenzialmente pericolosi per l’ordine pubblico. Poiché in palese contraddizione con l’art. 21 della costituzione che sancisce la libertà di ”manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione”, su pressione del presidente della repubblica nel decreto è stato inserito l’obbligo, per le forze dell’ordine che dispongono il fermo, di informare il pubblico ministero che, nel caso ritenga il provvedimento ingiustificato, può disporre il rilascio della persona fermata. Ora, però, sia perché il decreto non specifica i criteri in base ai quali una persona possa ritenersi potenzialmente pericolosa sia per il sovraccarico di lavoro delle procure, è del tutto evidente che di fatto è impossibile che l’eventuale revoca possa aver luogo prima che scadano le 12 ore di fermo.

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L'opera-vita di Antonio Gramsci

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Creato: 06 Febbraio 2026 Ultima modifica: 07 Febbraio 2026
Scritto da Lorenzo Procopio Visite: 149

di Romain Descendre e Jean-Claude Zancarini

978880626587HIGPubblicato da Einaudi nel dicembre 2025 il corposo volume dei due studiosi francesi ha l’indubbio merito di ripercorrere l’intera vicenda umana ed intellettuale di Antonio Gramsci senza mai scadere nell’agiografia, come purtroppo è accaduto anche nel recente passato ad altri studiosi. E già questo non è una cosa da poco se consideriamo che Gramsci è stato più volte oggetto di operazioni agiografiche. In tale senso è emblematica la vergognosa mistificazione togliattiana dei Quaderni, oggetto di tagli e censure funzionali alla linea politica dell’immediato secondo dopoguerra, fino alle più recenti pubblicazioni ad essi dedicate nelle quali l’opera di Gramsci è servita per giustificare le scelte politiche del partito “comunista” e le capriole di molti intellettuali.
Il volume, di oltre 500 pagine, è suddiviso in tre parti nelle quali l’opera vita di Gramsci viene analizzata cronologicamente in tre macro-periodi. La prima parte, “Formazione di un intellettuale socialista”, copre un arco temporale di otto anni, dal 1911, che segna l’arrivo di Gramsci a Torino, fino al 1919. La seconda parte del libro è dedicata al “Militante rivoluzionario” ed analizza le vicende gramsciane nel periodo che va dall’esperienza dell’Ordine Nuovo del 1919 e dell’occupazione delle fabbriche torinesi fino al suo arresto avvenuto nell’autunno del 1926. Infine, la terza ed ultima parte, quella più corposa che occupa la metà dell’intero volume, è dedicata al “Prigioniero”. Si occupa degli ultimi 11 anni della vita di Gramsci fino alla sua morte avvenuta nell’aprile del 1937 e ripercorre le drammatiche vicende carcerarie e lo sforzo intellettuale che si concretizza nel laboratorio scritto dei “Quaderni”.

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L’America contro tutti e più di tutti contro l’Europa

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Creato: 31 Gennaio 2026 Ultima modifica: 31 Gennaio 2026
Scritto da Giorgio Paolucci Visite: 131

Nel mirino c’è la Ue e l’euro non la Groenlandia

È presto per capire cosa accadrà in Venezuela dopo la cattura da parte degli Usa del presidente Maduro con l’accusa di essere un narcotrafficante. In realtà, l’obiettivo vero era l’assunzione del controllo politico del Paese, per sottrarlo all’influenza russa e cinese sulle sue enormi risorse energetiche e minerarie, in particolare del petrolio¹. In verità, secondo Trump non c’è angolo del mondo di una qualche importanza economica e geostrategica che, come per una sorta di diritto divino, non appartenga agli Usa.

L’enormità della pretesa è tale per cui, secondo non pochi tra gli stessi analisti filo-atlantisti (con l’eccezione della Presidente del Consiglio italiana, che la riconosce perfino legittima), l’origine di questa nuova crociata sarebbe da ricercarsi nella psiche alquanto disturbata di Trump. Ma, a ben vedere, se di follia si tratta, bisogna riconoscere che non è comunque priva di una sua intrinseca razionalità. Non bisogna dimenticare, infatti, che si tratta di un capitalista e, in quanto tale, non può neanche immaginare che possa esistere qualcosa che non debba essere messa a profitto e monetizzabile.

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Sulle rivolte in Iran

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Creato: 19 Gennaio 2026 Ultima modifica: 19 Gennaio 2026
Scritto da Lorenzo Procopio Visite: 203

In queste ultime settimane l’Iran è stato teatro di un’ondata di proteste che sta mettendo a dura prova la tenuta della Repubblica Islamica degli Ayatollah. Le prime manifestazioni di piazza sono iniziate il 28 dicembre 2025 nella città di Mashhad, una metropoli di ben sei milioni di abitanti che si trova nel nord est del dell’Iran, quasi ai confini con il Turkmenistan, per poi estendersi a valanga in tutto il resto del paese, compresa la capitale Teheran. Nei principali centri urbani del paese i manifestanti hanno invaso strade e piazze, per protestare contro una situazione economica e sociale sempre più drammatica. Non una sola città è rimasta esclusa da questa ondata di manifestazioni. La repressione statale, guidata dai famigerati Guardiani della Rivoluzione è stata feroce, tanto che dalle poche informazioni che sono filtrate dal paese, isolato dal resto del mondo anche a causa dell’oscuramento di Internet, si parla di parecchie migliaia di morti tra i manifestanti. Col pretesto di difendere i manifestanti dalla violenza statale, Trump sta minacciando di attaccare militarmente l’Iran, un paese strategico per gli equilibri mediorientali e che da decenni è nel mirino degli Stati Uniti.
L’ondata di proteste che ha incendiato il paese, unitamente alle minacce degli americani di attaccarlo militarmente, fa dell’Iran una sorta di cartina di tornasole utile sia per la comprensione della crisi economica che investe il capitalismo da decenni sia per dipanare le contraddittorie dinamiche di scontro tra le grandi potenze imperialistiche su scala globale. Infatti, possiamo comprendere le ragioni economiche e sociali che hanno spinto milioni di iraniani a scendere in piazza, sfidando la violentissima repressione dei preti al potere, solo se consideriamo il contesto internazionale in cui è inserito l’Iran, un paese cardine nello scontro imperialistico in atto tra gli Stati Uniti da un lato e Russia e Cina dall’altro.

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