Si assiste in misura sempre maggiore al discorso relativo agli effetti dell’introduzione dell’IA nelle nostre vite. C’è chi ne esalta le potenzialità e chi, invece, le critica per l’impatto negativo sulle abilità cognitive dell’uomo, auspicando così una regressione tecnologica.
Qualsiasi sia il parere relativo all’IA, rimane un’unica certezza: come qualsiasi innovazione scientifica e tecnologica l’IA ha un preciso ruolo sociale, ovvero contribuire al processo di valorizzazione del capitale. Per capire in che modo l’IA e le tecnologie siano connesse allo sviluppo del modo di produzione capitalistico basta riprendere Marx, che, a più riprese, parla dello sviluppo scientifico, in generale, e delle macchine, in particolare. Nello specifico, all’interno del capitolo XIII del 1° libro de il Capitale viene effettuata l’analisi delle macchine e della grande industria. La macchina, sostiene Marx, è molto più vantaggiosa del semplice strumento di lavoro perché dura più a lungo, perché il suo funzionamento è regolato da leggi rigorosamente scientifiche e perché il suo campo di produzione è infinitamente più vasto di quello dello strumento. Per questo motivo, la macchina è destinata a diventare uno dei perni del capitalismo, in quanto, grazie alla maggiore produttività, garantisce una maggiore valorizzazione del capitale.¹
Nell’analisi che Marx dedica alle macchine viene descritta la nuova condizione di sfruttamento e di alienazione a cui sono sottoposti gli operai. La macchina, grazie alla sua maggiore efficacia, rende superfluo il lavoro immediato dell’operaio, il quale diventa ingranaggio della macchina stessa. Nello specifico Marx, in una pagina del “Frammento sulle macchine”, dice testualmente che “il lavoro non appare più tanto come incluso nel processo produttivo, quanto piuttosto l’uomo sta di fronte al processo produttivo come regolatore e guardiano”². Sempre nella stessa opera, Marx sostiene che “l’accrescimento della produttività del lavoro e la massima negazione del lavoro necessario è la tendenza necessaria del capitale”³.
L’IA, per quanto si differenzi dalla macchina descritta da Marx, si inscrive di diritto all’interno di questa tendenza, rappresentando l’ultima frontiera della valorizzazione del capitale. Grazie, infatti, all’introduzione dell’intelligenza artificiale sarà possibile ancora di più estorcere valore, in quanto i processi produttivi potranno essere messi in atto prescindendo ancora di più dall’attività dell’uomo. L’automazione, che prevedeva comunque l’intervento dell’uomo ai fini del controllo dei macchinari, viene gradualmente superata con la regolazione e la gestione totalmente automatizzate messe a punto dai sistemi di intelligenza artificiale stessi. Si può convenire, dunque, che nel prossimo futuro molte mansioni verranno probabilmente sostituite dall’utilizzo dell’IA. Addirittura, secondo una stima dell’International Labour Organization, nei prossimi anni, un lavoratore su quattro potrebbe essere sostituito da una macchina o da un computer.
Le professioni più a rischio sarebbero quelli che prevedono attività ripetitive e componenti digitali e testuali facilmente automatizzabili come assistenza amministrativa, custumer care e call center, impiegati di banche e poste, cassieri e traduttori⁴. Ma, con molta probabilità, alla lista se ne aggiungeranno tantissimi altri se si pensa ai grossi progressi che stanno interessando il campo della robotica. In Italia, nello specifico, i dati forniti dall’Istat riferibili al 2025 confermano questa tendenza, in quanto viene rilevato che in un anno è raddoppiato l’utilizzo dell’IA e che questo utilizzo coinvolge più della metà delle aziende⁵.
Questo processo, in più circostanze, viene celebrato dalla retorica borghese in quanto genererebbe ulteriore “ricchezza” e garantirebbe la creazione di nuovi posti di lavoro. Le fonti che incensano l’IA stimano, infatti, che con l’introduzione dell’IA verranno creati nuovi profili lavorativi come ingegneri specializzati, analisti ma, soprattutto, esperti che analizzano l’impatto etico dell’IA. Questi profili, a loro volta, richiederanno la creazione di corsi di studi ad hoc e di nuove articolazioni all’interno dei dipartimenti già esistenti. Per non pensare ai progetti legati all’utilizzo dell’IA che già si organizzano e verranno organizzati all’interno delle scuole.
Ma questa favola in realtà copre solamente l’aspetto più inquietante della questione, ovvero che la sostituzione progressiva della forza lavoro umana, come già aveva vaticinato Marx, sarà sempre più capillare, in quanto la produttività del lavoro umano, sarà sempre inferiore a quelle delle macchine rese sempre più performanti e autonome dal progresso scientifico e tecnologico.
A confermare questo scenario inquietante è proprio uno dei rappresentanti della finanza mondiale Bill Winters, il quale di recente ha definito i dipendenti del proprio istituto bancario “capitale umano di scarso valore”. Da qui, sempre Winters, afferma che, a parità di costi, è assolutamente giustificato che le aziende preferiscano investire su ciò che possa garantire maggiori profitti⁶. È l’inveramento di quella fase preannunciata da Marx in cui la creazione della ricchezza non è determinata dal lavoro vivo ma dallo sviluppo della scienza e dal progresso della tecnologia. Come sempre la parte lesa di questo processo è il proletariato, la cui condizione di alienazione e di miseria sembra ancora più ineluttabile.
Da buon borghese Winters, però, dimentica un piccolo dettaglio; ovvero che le macchine non generano plusvalore e senza plusvalore, ossia lavoro non retribuito, non può darsi neppure il profitto e dunque, in ultima istanza, neppure il capitale. L’impiego della IA, nella misura in cui distrugge più posti di lavoro di quanti ne crei, alla lunga, generalizzandosi, renderà inevitabile il crollo dei salari reali, l’intensificazione dello sfruttamento della poca forza-lavoro superstite e la messa a profitto di ogni attimo della vita e la vita stessa su questo pianeta.
L’IA per le sue caratteristiche non ha ricadute negative solo in quanto estromette i proletari sempre di più dai processi produttivi costringendoli a una lotta sempre più logorante all’interno del mercato del lavoro, ma potrebbe giocare un ruolo negativo anche in quanto accentua l’isolamento e l’atomizzazione dei lavoratori. L’intelligenza artificiale per come è concepita, infatti, annulla la necessità di predisporre luoghi fisici dove sarebbe possibile il contatto e la socializzazione, favorendo un crescente stato di isolamento. Inoltre, attraverso sistemi sempre più sofisticati di controllo implementati dall’intelligenza artificiale, sarà possibile attivare dei sistemi di controllo e di monitoraggio del lavoro sempre più invasivi e stringenti, rendendo il lavoro ancora più opprimente.
Un ultimo aspetto dell’Intelligenza Artificiale può riguardare i suoi effetti sulla coscienza umana stessa. Infatti, il progressivo delegare le funzioni intellettuali e cognitive al lavoro delle macchine, potrebbe portare ad una fase ulteriore di alienazione, mostrando sempre di più come il capitalismo e la logica del profitto per loro natura siano la negazione stessa delle facoltà più autenticamente umane.
Si può dire, dunque, che, nel suo complesso, l’Intelligenza artificiale mette ancora di più in risalto la natura irrazionale e contraddittoria del sistema capitalistico, prospettando così scenari inediti sugli eventuali sviluppi dell’attuale società. Di fronte a tutto ciò, solo una ripresa della lotta di classe e una diffusa consapevolezza sulla necessità della rivoluzione comunista, come unica alternativa alla barbarie, potranno consentire di liberare gli apparati tecnici e scientifici dalla logica del profitto, risanare finalmente la falsa opposizione che separa i sostenitori dai detrattori del progresso scientifico, e trasformare quest’ultimo in strumento di emancipazione e liberazione dell’uomo.
[1] Vd. Marx K., Il Capitale, UTET, 2013, Novara, cap. XIII.
[2] https://www.antiper.org/archive/materiali/marx-frammento-qr.pdf, Marx K, Frammento sulle macchine, p. 298.
[3] https://www.antiper.org/archive/materiali/marx-frammento-qr.pdf, Marx K., Frammento sulle macchine, p.290.
[4] https://www.rainews.it/articoli/2026/06/intelligenza-artificiale-si-abbatte-sul-mondo-del-lavoro-425mila-licenziati-ailayoffslive-02502d56-55a9-484f-acf3-9aea5012137e.html
[5] https://www.istat.it/comunicato-stampa/imprese-e-ict-anno-2025/
[6] https://ilmanifesto.it/per-silicon-valley-il-capitale-umano-ha-scarso-valore
