La continuità rivoluzionaria per le nuove battaglie verso il Partito di domani

Creato: 12 Febbraio 2020 Ultima modifica: 12 Febbraio 2020
Scritto da Istituto Onorato Damen Visite: 336

connessioniLa nostra associazione nasce e lavora per esprimere un contributo politico, teorico e organizzativo alla prospettiva del Partito comunista mondiale.

Partito che, alla luce della storia del movimento proletario e in coerenza con la visione del marxismo rivoluzionario, riteniamo indispensabile al fine della rivoluzione e della dittatura del proletariato. Indispensabile per la possibilità stessa, quindi, di un futuro comunista per l’umanità, nel quale sfruttamento, dominio, oppressione, guerre, divisione del lavoro, alienazione, siano finalmente archiviati come caratteri di un barbaro passato.

Consideriamo per questa prospettiva fondamentale la continuità tra generazioni rivoluzionarie.

È infatti grazie all’esperienza ormai ben più che secolare del movimento proletario che i comunisti di oggi possono affrontare i compiti che sono loro posti. Quest’esperienza consente loro di trarre le lezioni dal passato, e di non subire inermi i colpi e la pressione della borghesia, la frantumazione e frammentazione della classe lavoratrice, il tentativo di azzerare le tradizioni del proletariato, le acquisizioni teoriche, politiche e organizzative delle avanguardie comuniste.

La nostra provenienza dalla Sinistra comunista “italiana” del Novecento è per noi, per queste ragioni, un elemento essenziale della nostra identità e del nostro progetto. La Sinistra è la corrente politica che nello scorso secolo ha difeso il marxismo, ha condotto una battaglia rivoluzionaria contro lo stalinismo, così come contro tutte le forme di dominio capitalistico che si affermavano anche con connotati sino a quel momento inediti, ha avviato riflessioni, analisi, battaglie in direzione di un nuovo Partito internazionale.

Proprio per il valore che diamo a quest’esperienza riteniamo sia un dovere dei rivoluzionari di oggi saper riferirsi ad essa con spirito critico, individuandone i punti di forza da sviluppare e le criticità da superare.

Restare lungo la strada del marxismo rivoluzionario - che è appunto una strada e non un angusto cantuccio invecchiato in cui stazionare -, che la Sinistra italiana nel Novecento «ha saputo indicare e difendere», consente di evitare «i tanti rigagnoli melmosi della diversione teorica e tattica, che finiscono sempre per impantanarsi nella controrivoluzione» (“Noi della sinistra italiana”).

Difendere questa strada e continuare a percorrerla verso il Partito mondiale della futura rivoluzione comunista è necessario tanto quanto non farne un culto.

La continuità rivoluzionaria significa anzi avere tutto il coraggio di fare i conti con la propria storia, analizzando inoltre, forti della nostra tradizione e del nostro metodo, «a filo del più rigoroso materialismo storico, i profondi mutamenti che si sono prodotti nelle forme del dominio ideologico della borghesia, nell’organizzazione e divisione internazionale del lavoro, nella composizione di classe nonché nel rapporto fra capitale e lavoro in relazione allo sviluppo delle forme del dominio imperialistico e dei processi di globalizzazione capitalistica nel corso dell’ultimo secolo» (“Punto e a capo”). Seguitando nel compito di «elaborare ed emettere un giudizio critico, indipendente, sul comunismo novecentesco fuori da formule, retorica e semplificazioni», assumendo il compito de «la critica e l’aggiornamento della critica del modo di produzione capitalistico, del suo epifenomeno imperialista e dell’economia politica che lo giustifica, tenendosi ben saldi al materialismo storico» (“Perché DMD’”).

Per noi è vitale saper trarre insegnamento dai nostri predecessori, riconoscere la natura storica delle configurazioni specifiche assunte dal movimento rivoluzionario nel Novecento (tra cui il bolscevismo, lo spartachismo, la Sinistra italiana...), e comprendere che quella tradizione sarebbe ripudiata, insieme al marxismo stesso, se si trasformasse «una militanza rivoluzionaria in un culto della rievocazione dei morti» (“Il senso del nostro impegno”).

Siamo inoltre convinti che la battaglia attuale per il Partito mondiale richieda il concorso di più forze vitali, che si richiamino con coerenza internazionalista e proletaria al marxismo rivoluzionario. Forze che esistono, forze che nasceranno.

Il nostro bilancio è molto critico dello stato delle principali realtà che discendono dalla Sinistra italiana storica. Purtroppo l’irrigidimento nella ripetizione di vecchie formule e la scarsa disponibilità al confronto, all’interno di un contesto che è oggettivamente di grave difficoltà per il proletariato, hanno contribuito non di rado persino a sbandamenti che compromettono il posizionamento sul terreno di classe. Ci riferiamo a posizioni su temi essenziali come guerre di liberazione nazionale, sindacalismo, persino partigianesimo ecc..

A maggior ragione ci sembra necessario sottolineare che le attuali avanguardie rivoluzionarie hanno la responsabilità di difendere la storia, le lezioni, gli insegnamenti, la tradizione e l’attualità dell’eredità, criticamente ripensata, della Sinistra comunista del Novecento.

E non possiamo tacere, noi come altri rivoluzionari, che la storia della Sinistra comunista non può essere confusa con quella di altre correnti come quella della Quarta Internazionale e più in generale del trotskismo, incluse le correnti più critiche al suo interno.

In tal senso è fondamentale far chiarezza, distinguerle nettamente e denunciare che, fatto salvo l’onore rivoluzionario di Trotsky, il trotskismo si è attestato su posizioni estranee al marxismo rivoluzionario e all’internazionalismo proletario.

La confusione, che ad esempio opera il gruppo Emancipacion[1], tra Sinistra comunista e trotskismo[2] non solo non è legittima, pertanto, ma anche politicamente pericolosa.

A noi il punto che interessa sottolineare è in primo luogo che per rilanciare la battaglia per il Partito comunista mondiale non si può:

- né attestarsi su un mero e libresco “ritorno a Marx”, fatto nella comodità del proprio studiolo, fingendo che da Marx a noi non ci siano di mezzo quasi 140 anni, straordinari e terribili, pieni di lezioni per il proletariato che non possono essere nel modo più assoluto trascurate e dimenticate;

- né essere meri ripetitori dei rivoluzionari del Novecento, trascurando le novità che, pur nella continuità della natura del capitalismo, innegabilmente esistono e che hanno un peso rilevantissimo nell’impegno delle avanguardie di oggi;

- né ignorare i decenni di battaglie che la Sinistra comunista del Novecento ha condotto, e che rappresentano il patrimonio fondamentale che, nella continuità rivoluzionaria, le avanguardie proletarie necessariamente devono acquisire criticamente. Non è nemmeno pensabile prescindere da questo prezioso patrimonio storico della nostra classe, una vera e propria condizione per le possibilità future di vittoria;

- né, pertanto, confondere la Sinistra comunista con il trotskismo, che finì per collocarsi su un terreno borghese, tradendo l’internazionalismo proletario, prendendo posizione nella guerra imperialista con la difesa militare incondizionata del capitalismo di Stato russo, facendo entrismo nei partiti borghesi di “sinistra”, stalinisti e socialdemocratici, e così via. Contro questa falsificante confusione, è necessario prendere posizione e far chiarezza.

La prospettiva della costruzione del Partito mondiale della rivoluzione comunista può essere perseguita, nel confronto serio e rigoroso tra avanguardie rivoluzionarie - che ne hanno piena responsabilità - a partire proprio dalla condivisione critica e dalla difesa di questo patrimonio, e dalla consapevolezza che ai comunisti si pongano oggi anche questioni nuove, che solo il marxismo, in quanto vitale teoria della rivoluzione proletaria, può consentire di affrontare, al di fuori di ogni dogmatismo e liturgica ripetizione.

[1]     http://it.emancipacion.info/#/emancipazione; sulla confusione che questo gruppo opera tra Sinistra comunista e trotskismo si sono espresse criticamente anche altre organizzazioni internazionaliste. Prendiamo inoltre atto delle informazioni su un membro del gruppo, con legami con partiti borghesi spagnoli, contenute nell’articolo della CCI “Chi c’è in Nuevo Curso?”.

[2]     Cfr. l’articolo https://nuevocurso.org/la-izquierda-comunista-no-fue-comunista-de-izquierda/