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Battaglia Comunista, la conclusione di una storia…

Creato: 02 Agosto 2011 Ultima modifica: 17 Settembre 2016 Visite: 4110

Nelle scorse settimane è stato pubblicato sul sito internet di Battaglia Comunista un documento redatto dalla Commissione Lavoro di Roma, composta anche da militanti della stessa organizzazione internazionalista, che opera all’interno del movimento denominatosi “Italian Revolution – Democrazia reale ora!”. Il documento, per il significato strategico ad esso attribuito, è stato anche tradotto e pubblicato sul Bulletin Communiste International n.5/2011 della Fraction de la Gauche Communiste Internationale.


E’ interessante analizzare approfonditamente il documento della Commissione di Roma perché ci permette, ancora una volta, di osservare come Battaglia Comunista abbia completamente abbandonato la via maestra del marxismo rivoluzionario per approdare ad una prassi politica movimentista, assembleare e neoriformista. Ma procediamo con ordine e seguiamo il documento della Commissione. Innanzitutto vengono fissati in tre punti gli scopi della Commissione: a) raccogliere dati sulle vertenze sindacali in atto, b) ragionare sulle condizioni di sfruttamento dei settori in cui ci sono vertenze sindacali, c) elaborare forme di agitazioni in grado di estendere il momento assembleare.

Si forma una Commissione per fare lo stesso lavoro che già svolge egregiamente l’Istat, che periodicamente raccoglie tutti i dati relativi alle vertenze sindacali in atto. Un vero e proprio compito rivoluzionario, quello di raccogliere dati…. Ma alla Commissione la cosa riuscirà meglio poiché ragionerà sulle condizioni del proletariato ed elaborerà un percorso attraverso il quale estendere il movimento “Italian Revolution – Democrazia reale ora” anche agli altri settori in lotta per quanto la stessa Commissione abbia già le idee abbastanza chiare circa le condizioni in cui versano i lavoratori.

Le cause dello sfruttamento- si legge nel documento- sono riconducibili al conflitto tra capitale e lavoro e al fatto che questo modo di produzione capitalista sia ormai in crisi …”. I commissari, dunque ragionando, sono arrivati alla conclusione che lo sfruttamento esiste perché c’è la crisi economica. Ergo: nei periodi in cui non c’è la crisi non esiste lo sfruttamento e quindi i lavoratori possono benissimo soddisfare le proprie esigenze all’interno del modo di produzione capitalistico. Basta che passi sta crisi…. In realtà lo sfruttamento del lavoro salariato è insito nel processo d’accumulazione del capitale, anzi non può esservi profitto e quindi accumulazione se non si verifica sfruttamento. Non è il conflitto tra capitale e lavoro a determinare lo sfruttamento, come sostengono i compagni di Battaglia Comunista, ma è semmai lo sfruttamento a determinare il conflitto sociale; ma pretendere dai compagni di Battaglia Comunista tanta precisione è forse chiedere un po’ troppo.

Ma visto che attualmente c’è la crisi occorre fare qualcosa per opporsi allo sfruttamento e estendere il fronte della lotta. Come fare tutto ciò? Per i compagni di Battaglia Comunista molto può fare la neonata Commissione Lavoro: estendere ai precari, ai disoccupati e ai lavoratori dei settori in crisi il “Momento Assembleare”, vero demiurgo di qualsiasi processo di cambiamento.

Per coinvolgere i lavoratori nel Momento Assembleare i membri della Commissione, con un ragionamento alquanto pratico, hanno già trovato le parole d’ordine, semplici ed immediate. Elenchiamole se non altro per apprezzare la profondità del ragionamento:

  • no alle paghe di fame;
  • no all’assenza di sicurezza, agli infortuni ed alle morti sul lavoro;
  • no ai ritmi ed ai carichi di lavoro massacranti;
  • no al lavoro precario, flessibile usa e getta;
  • no ai licenziamenti e alla disoccupazione;
  • no al carovita;
  • si alla lotta collettiva per difendere le nostre condizioni;
  • si a lotte vere per ottenere condizioni di vita e di lavoro migliori.
Chiediamo ora noi ai compagni di Battaglia Comunista di spiegarci la differenza che passa tra queste parole d’ordine e quelle della FIOM? A noi sembrano identiche, a meno che non ci sia sfuggito qualcosa del loro ragionamento. In realtà i compagni di Battaglia Comunista opportunisticamente, nello sterile tentativo di catturare l’attenzione di alcuni proletari, dimenticano di essere comunisti trasformandosi in attivisti sindacali.

Giusto per cogliere un altro aspetto del loro opportunismo, osserviamo come, da un lato la loro piattaforma politica critica i sindacati e la stessa attività sindacale, dall’altro, ovvero, nella prassi quotidiana, si comportano come dei ligi funzionari della FIOM.

Nel proseguire la lettura del documento scopriamo niente poco di meno che la forma di lotta che può dare i migliori risultati è lo sciopero ad oltranza, mentre la forma organizzativa più efficace è quella assembleare.

Come sono lontani Marx e Lenin quando descrivano la necessità, per il proletariato, di dotarsi di un’avanguardia politica capace, non solo, di superare la settorialità della classe, ma di dare le giuste indicazione politiche e porre all’ordine del giorno la necessità della rivoluzione. Evidentemente per i compagni di Battaglia Comunista tutte queste discussioni teoriche sono vecchie e superate e la modernità sta tutta nella capacità di organizzare assemblee di lavoratori nelle quali, discutendo dei loro problemi, gli stessi lavoratori prendono coscienza della loro condizione di sfruttati e chiedono ai padroni di non essere licenziati.

Infine, la perla più lucente. Leggiamo sempre nel documento che: “solo trasformando il nostro disagio in un problema sociale, obbligheremo il sistema a offrirci delle soluzioni per lui compatibili (a noi di accettarle o meno) o, più probabilmente, a dichiarare che non può venirci incontro, dimostrando così il suo fallimento.” Qui non solo viene completamente abbandonata la piattaforma politica di Battaglia Comunista che dava, come indicazione strategica per il rivoluzionamento della società, la costruzione del partito ed insieme ad esso i gruppi di fabbrica e i gruppi territoriali ma, ipotizzando che il capitalismo possa offrire soluzioni e i lavoratori accettarle, si approda direttamente sulle spiagge del riformismo più deteriore. D’altronde, quando si abbandona il marxismo rivoluzionario per aderire a pratiche parasindacali, anche le briciole che il capitalismo, in alcune situazioni storiche, concede alla classe lavoratrice appaiono come delle grandi vittorie. Ma tant’è: questa è la logica conseguenza della errata premessa secondo cui lo sfruttamento del proletariato è la conseguenza dell’insorgere della crisi e non la condizione d’esistenza dello stesso modo di produzione capitalistico. Infatti sostenendo che è la crisi a determinare lo sfruttamento si arriva anche a sostenere, come fanno i compagni di Battaglia Comunista, che basta superare la crisi economica e il capitalismo può benissimo offrire soluzioni compatibili con le esigenze dei lavoratori.

A questo punto non ci resta che prendere atto che per questi nostri ex compagni il partito è diventato un elemento superfluo della lotta di classe e con esso anche i gruppi di fabbrica e quelli territoriali. Il percorso di abbandono, da parte di Battaglia Comunista, delle posizioni classiche del marxismo rivoluzionario, iniziato già da tempo, può ormai ritenersi concluso. Siamo passati dalla necessità di costruire il partito politico (vedi la loro piattaforma politica, purtroppo ignorata anche da molti militanti di Battaglia Comunista) all’autorganizzazione; dal marxismo rivoluzionario all’anarco-sindacalismo, per approdare alle più becere forme di assemblearismo e riformismo.

Noi pensiamo invece che proprio in questa fase storica del capitalismo, senza la presenza attiva di un partito di classe che abbia una piattaforma politica internazionalista e una dimensione internazionale, il proletariato non abbia alcuna possibilità di avviare un processo rivoluzionario. Quando parliamo di presenza attiva vogliamo significare un partito che sappia legarsi al moderno proletariato e dare ad esso le necessarie direttive politiche. I gruppi di fabbrica e i gruppi territoriali rappresentano, a nostro avviso, gli strumenti con cui il partito si dovrà legare alla classe lavoratrice. E’ in questa prospettiva di costruzione del partito e dei suoi strumenti che l’Istituto Onorato Damen si muove per dare il proprio contributo, consapevoli sia delle difficoltà sia della necessità che ben altre forze, rispetto a quelle finora disponibili sul campo, contribuiscano al progetto.

Lorenzo Procopio

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