Sei qui
L'Istituto è anche Social
FacebookTwitterGoogle Bookmarks

Alain Badiou, Metafisica della felicità reale, DeriveApprodi, 2015, pp. 95, euro 12.00

Creato: 29 Luglio 2016 Ultima modifica: 13 Ottobre 2016
Scritto da Mario Lupoli Visite: 1141

La felicità è sempre

godimento dell’impossibile

Metafisica_

Drammaturgo, scrittore e filosofo, Alain Badiou torna in libreria con una breve riflessione sulla felicità.

L’autore affronta la questione della felicità reale e la definisce significativamente come effetto prodotto dalla verità nell’esperienza di ciascuno. La ricerca della felicità viene presentata come la risposta alla domanda cos’è la filosofia? Sin da subito, questa configurazione stabilisce che la felicità non è né contemplazione della verità né ricompensa della virtù. La felicità reale viene invece presentata come “la virtù stessa”, si ricollega alla vita vera nelle nuove forme che possono nascere quando a livello locale un Evento di rottura interrompe la continuità e la legalità del mondo.

 

Nella proposta di Badiou, la ricerca della felicità reale è qualcosa di fortemente legato alla verità (da vivere, da esperire) e – potremmo dire: quindi – a un piano prassico, a processi di rottura rivoluzionaria. Il filosofo identifica così questa ricerca con il senso stesso della filosofia, e ne identifica anche i rispettivi desideri: desiderio di felicità è desiderio di filosofia.

La felicità reale è radicabile così nella vita reale degli uomini, che quando accedono a quello che sembrava impossibile (è quello che accade quando si verifica una rottura del corso ordinario della storia), hanno un godimento autentico. A questa dimensione di felicità coappartengono arte, amore, filosofia e rivoluzione, che, prive di essa, non varrebbero “un’ora di sforzo”. Il percorso della metafisica della felicità reale è lontano dall’accademismo (nemico della filosofia e quindi della felicità) e acquisisce dall’anti-filosofia (Pascal, Rousseau, Kierkegaard, Nietzsche, Wittgenstein, Lacan) la consapevolezza che solo la rottura con le idee dominanti e con i percorsi dell’ordinario può rendere disponibile ciò che ha un vero valore.

Il libro intende contribuire a una riconcettualizzazione dell’ultima tesi su Feuerbach, "I filosofi hanno solo interpretato diversamente il mondo; si tratta di trasformarlo" (Marx, 1845), sostenendo un “legame soggettivo tra una risposta alla domanda «come cambiare il mondo?» e la felicità reale. Un legame stabilito facendo valere il senso profondo delle parole «mondo», «cambiare» e «come», impresa che tra l’altro dimostra come nella faccenda presa in esame non vi sia niente che possa sconcertare o invalidare la filosofia, ben al contrario.”

Di certo è poco convincente il postmaoista Badiou in ogni implicazione politica del suo discorso, che resta ancorato alle categorie dell’esistente capitalistico anche laddove le parole fanno appello alla rivoluzione e alla trasformazione del mondo. L’autore si affida alla straordinarietà dell’Evento locale, rottura dell’ordinario, autentico nuovo, che sarebbe pertanto rivoluzionario: la sua radicalità deriverebbe proprio dal fatto di essere eccezione rispetto alle leggi del mondo. Essere fedeli alla rottura data da un Evento locale sarebbe così il terreno di una felicità reale, del godimento di questo apparente impossibile che poi però si dà al mondo; sarebbe il riconoscimento da parte dei soggetti di essere capaci di qualcosa di inedito, di insospettato, di non essere del tutto determinati ma di poter intraprendere strade aperte di emancipazione. Nonostante l’inquadramento nella prospettiva reazionaria di questa dotta variante politica di post-stalinismo, la questione non è banale.

La rivoluzione borghese americana sancì il diritto al perseguimento della felicità. La rivoluzione comunista si indirizza da sempre alla sua forma autentica. Marx, negli Annali franco-tedeschi, la difendeva scagliandosi contro quella illusoria della religione, che ricopre di fiori le catene che stringono i moderni proletari. Anche qui troviamo una connessione tra verità e felicità. La critica, la filosofia, ha il compito di strappare dalla catena i fiori immaginari. Ma portare in giro una catena pur priva degli ornamenti floreali non è libertà: l’uomo si libererà effettivamente spezzandone gli anelli e cogliendo il fiore vivo. Verità, felicità, rivoluzione (Arnold Ruge, Karl Marx, Annali franco-tedeschi, Massari 2001). La rivoluzione apre alla felicità reale.

Ma possiamo dire di più. A fine Ottocento era popolare un gioco di società, il “Questionario Proust”: 10 domande che avrebbero disegnato il profilo dei partecipanti. Le figlie di Marx, Laura e Jenny, sottoposero il gioco al padre; “qual è la sua idea dell’infelicità?” era una delle 10 domande. Marx rispose con una sola parola: sottomissione. E “qual è la sua idea di felicità?”: “Lottare!”. E’ vero: già lottare riorienta la vita sul piano della felicità.

 

Chi è online

Abbiamo 33 visitatori e nessun utente online