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Plusvalore relativo - Riceviamo e rispondiamo

Creato: 18 Novembre 2009 Ultima modifica: 17 Settembre 2016 Visite: 2701

Cari compagni,

ho letto con molta attenzione l’interessante documento “Dolore e nuova vita” pubblicato sul vostro sito.

Mi risulta poco chiaro un passaggio: “Il plusvalore relativo viene prodotto proprio diminuendo il tempo di lavoro necessario, cioè diminuendo il valore della forza lavoro senza però ridurre il salario al di sotto del valore della forza-lavoro, e si può diminuire il valore della forza-lavoro solo se la massa dei mezzi di sussistenza del lavoratore diminuisce di valore”.

Dalla lettura del Capitale ho capito che il plusvalore relativo si esplica tenendo bassi i salari, ma che questi non si possono comprimere più di quanto necessario alla sussistenza dei salariati stessi; quindi per incrementare il saggio del plusvalore, si deve ricorrere all’introduzione massiccia di macchine,  introduzione che elimina salariati dal ciclo produttivo, e parimenti accelera la produttività dei salariati rimasti nel ciclo produttivo. Quindi:

  1. Aumenta il saggio del plusvalore con la diminuzione del numero di salariati nella produzione delle merci
  2. Aumenta il saggio del plusvalore con l’accresciuto utilizzo delle macchine.

Colgo l’occasione per esprimere i miei apprezzamenti per il progetto da voi intrapreso, quanto mai necessario; vi sarei grato se mi teneste aggiornato delle vostre iniziative. Sarei inoltre interessato a ricevere il libro “Il crollo di Wall Street” da voi pubblicato.

Saluti comunisti.

Lettera firmata


Caro compagno,

grazie innanzitutto per la tua lettera e per i tuoi apprezzamenti.  Riteniamo molto importante il costante confronto tra compagni, e lettere come la tua rappresentano momenti essenziali di questo confronto.

Il dubbio che esprimi percorre trasversalmente quasi tutto il primo libro de “Il Capitale”; ora però ci concentreremo sull’argomento specifico che sollevi, quello del plusvalore relativo.

Ci limitiamo a questo ed al suo concetto (1) con escursioni in altre parti del I libro laddove si rendesse necessario. Incominciamo dal salario (su questo argomento dovremo tornare in seguito) che, anche per te, seppur debba essere tenuto basso, non può scendere sotto la soglia di sussistenza ossia al di sotto del valore della forza-lavoro. Non è per questo motivo che il capitale ‘passa’ dal plusvalore assoluto a quello relativo. La produzione del plusvalore nella forma relativa diviene necessaria quando non è più possibile aumentare il tempo della giornata lavorativa. La lotta di classe ed il filantropismo di una frazione della borghesia si concretizzarono nella cosiddetta legislazione di fabbrica che, oltre a regolare il lavoro di adulti, donne e fanciulli, stabilì l’orario massimo di lavoro giornaliero. Così terminò Marx il capitolo 8 “La giornata lavorativa”: “Al pomposo catalogo dei ‘diritti inalienabili dell’uomo’ subentra la modesta Magna Charta di una giornata lavorativa limitata dalla legge, la quale ‘chiarisce finalmente quando finisce il tempo venduto dall’operaio e quando comincia il tempo che appartiene all’operaio stesso” (2).

Che il salario possa scendere, e di fatto scenda, al di sotto del valore della forza-lavoro è un fatto che dipende da diversi fattori fra cui l’andamento della lotta fra le classi; Marx non lo esclude, ma tien fermo il punto teorico, così caro all’economia borghese, dello scambio di equivalenti tra capitalisti e lavoratori. Su questa base doveva dimostrare l’esistenza dello sfruttamento e del plusvalore, e questa condizione sostanziale doveva essere scoperta e dimostrato dalla scienza. La questione riguarda la giornata lavorativa e la sua suddivisione in lavoro necessario e pluslavoro. “Finora, quella parte della giornata lavorativa che produce soltanto un equivalente del valore della forza-lavoro pagato dal capitale, è stata per noi una grandezza costante … Oltre questo suo tempo necessario di lavoro, l’operaio poteva lavorare due, tre, quattro, sei ore, ecc. Il saggio del plusvalore e la grandezza della giornata lavorativa dipendevano dalla grandezza di questo prolungamento” (3). Il plusvalore assoluto era appunto prodotto mediante quel prolungamento della giornata lavorativa oltre il tempo di lavoro necessario. In quel contesto il tempo di lavoro necessario era una grandezza costante, il plusvalore e la giornata lavorativa erano grandezze variabili. Adesso, come abbiamo detto, dobbiamo supporre una giornata lavorativa di grandezza data, in cui sia data anche la suddivisione tra lavoro necessario e pluslavoro. “Si domanda ora: come si può aumentare la produzione di plusvalore, cioè come si può prolungare il pluslavoro, senza ulteriori prolungamenti (della giornata lavorativa ndr) (4). Date queste condizioni al prolungamento del pluslavoro deve corrispondere l’accorciamento del lavoro necessario, deve trasformarsi una parte di tempo di lavoro necessario in pluslavoro: “Quel che vien cambiato, non sarebbe la durata della giornata lavorativa, ma la sua suddivisione in lavoro necessario e pluslavoro. D’altra parte, la grandezza del pluslavoro è evidentemente data, anch’essa, quando sian dati la grandezza della giornata lavorativa e il valore della forza lavoro” (5). Il problema è appunto questo: come allungare il tempo di pluslavoro rimanendo la giornata lavorativa una grandezza data. Il capitalista può ridurre il salario dell’operaio, in tal modo si ridurrebbe il tempo di lavoro necessario per produrre quel valore rappresentato dal salario, allungando così il tempo di pluslavoro e con esso il plusvalore. “Malgrado che questo metodo rappresenti una parte importante nel movimento reale del salario, esso qui viene escluso per il presupposto che le merci, e quindi anche la forza lavoro, vengano comprate e vendute al loro pieno valore (6). Il pluslavoro non deve aumentare perché il salario operaio cali al di sotto del valore della sua forza-lavoro, ma può aumentare solo quando cala il valore della forza-lavoro. “Data la durata della giornata lavorativa, il prolungamento del pluslavoro deve derivare dall’accorciamento del tempo di lavoro necessario, e non viceversa, cioè l’accorciamento del tempo di lavoro necessario non deve derivare dal prolungamento del pluslavoro” (7). Questo accorciamento del tempo di lavoro necessario comporta che i mezzi di sussistenza vengano prodotti in minor tempo: “Ma ciò è impossibile senza un aumento della forza produttiva del lavoro… Deve dunque subentrare una rivoluzione nelle condizioni di produzione del suo lavoro, cioè nel modo di produzione, e quindi nello stesso processo lavorativo….. Dunque, mentre nella produzione del plusvalore nella figura che abbiamo fin qui considerato, si supponeva come dato il modo di produzione, per la produzione di plusvalore mediante trasformazione di lavoro necessario in pluslavoro, non basta affatto che il capitale s’impossessi del processo lavorativo … e poi non faccia altro che prolungarne la durata. Il capitale non può fare a meno di mettere sotto sopra le condizioni tecniche e sociali del processo lavorativo, cioè lo stesso modo di produzione, per aumentare la forza produttiva del lavoro, per diminuire il valore della forza-lavoro mediante l’aumento della forza produttiva del lavoro, e per abbreviare così la parte della giornata lavorativa necessaria alla riproduzione di tale valore. Chiamo plusvalore assoluto il plusvalore prodotto mediante prolungamento della giornata lavorativa; invece, chiamo plusvalore relativo il plusvalore che deriva dall’accorciamento del tempo di lavoro necessario a dal corrispondente cambiamento nel rapporto di grandezza delle due parti costitutive della giornata lavorativa” (8). Non si tratta quindi di salari bassi od alti e neppure dell’introduzione delle macchine perché i salari non possono essere compressi sotto la soglia della sussistenza. Si tratta invece di utilizzare anche le macchine per aumentare la forza produttiva del lavoro per diminuire col valore delle merci anche il valore della forza-lavoro. Diminuire il valore della forza-lavoro vuol dire diminuire il tempo di lavoro necessario e con esso aumentare il tempo di pluslavoro. “Dunque, il saggio generale del plusvalore è insomma intaccato da tutto questo processo soltanto quando l’aumento della forza produttiva del lavoro s’è impadronito di rami di produzione, e dunque ha ridotto più a buon mercato merci che entrano nella cerchia dei mezzi necessari di sussistenza e quindi costituiscono elementi del valore della forza-lavoro. Il valore delle merci sta in rapporto inverso alla forza produttiva del lavoro; e altrettanto il valore della forza-lavoro (cioè il valore della forza lavoro sta in rapporto inverso alla forza produttiva del lavoro), perché determinato da valori di merci. Invece il plusvalore relativo sta in rapporto diretto alla forza produttiva del lavoro. Cresce col crescere della forza produttiva, e cala col calare di essa….. E’ quindi istinto immanente e tendenza costante del capitale aumentare la forza produttiva del lavoro per ridurre più a buon mercato la merce, e con la riduzione a più buon mercato della merce ridurre più a buon mercato l’operaio stesso……Dunque, nella produzione capitalistica la economia di lavoro mediante lo sviluppo della forza produttiva del lavoro non ha affatto lo scopo di abbreviare la giornata lavorativa. Ha solo lo scopo di abbreviare il tempo di lavoro necessario per la produzione di una determinata quantità di merci…… Entro i limiti della produzione capitalistica, lo sviluppo della forza produttiva del lavoro ha lo scopo di abbreviare la parte della giornata lavorativa nella quale l’operaio deve lavorare per se stesso, per prolungare, proprio con questo mezzo, l’altra parte della giornata lavorativa nella quale l’operaio può lavorare gratuitamente per il capitalista” (9).

Pensiamo sia ora più chiaro il perché della frase che ti ha fatto dubitare. I tuoi punti 1 e 2 si possono raggruppare in un unico punto così formulato: aumenta il saggio del plusvalore perché aumenta la forza produttiva del lavoro e con essa diminuisce il valore della forza-lavoro e così il tempo di lavoro necessario. Chiudiamo l’argomento ricordando che la produzione del plusvalore assoluto è il punto di partenza della produzione del plusvalore relativo. Ossia la produzione del plusvalore relativo parte dal punto lasciato dalla produzione del plusvalore assoluto, prima e dopo la giornata lavorativa è suddivisa in tempo di lavoro necessario e tempo di pluslavoro, c’è già plusvalore, con la produzione del plusvalore relativo si tratta di diminuire il tempo di lavoro necessario. “Per prolungare il pluslavoro, il lavoro necessario viene accorciato con metodi che servono a produrre in meno tempo l’equivalente del salario. ….. la differenza tra plusvalore assoluto e plusvalore relativo si fa sentire, appena si tratta di far salire il saggio del plusvalore in genere. A questo punto, presupponendo che la forza-lavoro venga pagata al suo valore, ci troviamo davanti alla alternativa: data la forza produttiva del lavoro e il suo grado normale di intensità, il saggio del plusvalore si può far salire soltanto mediante il prolungamento assoluto della giornata lavorativa; d’altra parte, dato il limite della giornata lavorativa, il saggio del plusvalore si può far salire soltanto mediante la variazione relativa della grandezza delle parti costitutive di essa, lavoro necessario e pluslavoro, il che presuppone, qualora il salario non debba scendere al di sotto del valore della forza-lavoro, una variazione della produttività o intensità del lavoro (10). La diminuzione del numero dei salariati come l’utilizzo delle macchine riguardano la settima sezione del I libro de “Il Capitale”, che ha come argomento “Il processo di accumulazione del capitale” e più precisamente il capitolo 23. Su questo punto sottolineiamo che non è la diminuzione del numero dei salariati che fa aumentare il saggio del plusvalore, come pure non è insita nelle macchine o nella tecnologia la capacità di aumentare il saggio del plusvalore. Inoltre, come hai visto, parlare di salari bassi o di salari alti è poco significativo, occorre definire un ‘punto’ per definire cosa sia alto o basso relativamente a quel punto. Quel punto è il valore della forza-lavoro e quella massa di denaro chiamata salario che ne dovrebbe rappresentare il valore. Ci impegniamo a tornare in seguito al valore-lavoro, al valore della forza-lavoro, alla giornata lavorativa e al salario, su su fino al processo di accumulazione del capitale, tutti argomenti intrecciati al tuo dubbio

Saluti comunisti,

MR per L’Istituto Onorato Damen


(1) Si dovrebbe vedere tutta la quarta sezione del I libro ‘La produzione del plusvalore relativo’, anche il capitolo 13 ‘Macchine e grande industria’; interessa però fissare il contenuto del capitolo 10 ‘Concetto del plusvalore relativo’.

(2) Il Capitale, libro I, terza sezione, capitolo 8 “La giornata lavorativa”, pag. 339. Editori Riuniti

(3) Il Capitale, libro I, quarta sezione, capitolo 10 “Concetto del plusvalore relativo”, pag. 351.

(4) Il Capitale, libro I, ibid, pag. 351.

(5) Il Capitale, libro I, ibid, pag. 352.

(6) Il Capitale, libro I, ibid, pag. 353.

(7) Il Capitale, libro I, ibid, pag. 353.

(8) Il Capitale, libro I, ibid, pagg. 353-354.

(9) Il Capitale, libro I, ibid, pagg. 358-359-360-361.

(10) Il Capitale, libro I, quinta sezione, capitolo 14 “Plusvalore assoluto e plusvalore relativo”, pagg. 557-558.

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