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A 200 ANNI DALLA NASCITA DI MARX.

Creato: 08 Marzo 2019 Ultima modifica: 08 Marzo 2019
Scritto da Mario Lupoli Visite: 1168

L’ATTUALITÀ DI UN PENSIERO E DI UNA BATTAGLIA RIVOLUZIONARIA

 rothko200 anni dalla nascita di Karl Marx. Un’occasione per avviare una nuova riflessione sull’attualità del suo pensiero e della prospettiva della sua militanza rivoluzionaria. Consapevoli che il futuro, che oggi sembra negato dal dominio capitalistico, è in realtà nelle mani della maggioranza dell’umanità attiva: nelle mani del proletariato.

Non la critica, ma la rivoluzione

è la forza motrice della storia

(Karl Marx)

Dalla rivista D-M-D' n°13

Marx, 200 anni dalla nascita. Un anniversario che, come sempre, è occasione di bilanci e di commemorazioni. Non possono che venire in mente, come istintiva strategia difensiva, le note parole con cui V. Lenin aprì il suo opuscoletto Stato e rivoluzione:

«Accade oggi alla dottrina di Marx quel che è spesso accaduto nella storia alle dottrine dei pensatori rivoluzionari e dei capi delle classi oppresse in lotta per la loro liberazione. Le classi dominanti hanno sempre ricompensato i grandi rivoluzionari, durante la loro vita, con incessanti persecuzioni; la loro dottrina è stata sempre accolta con il più selvaggio furore, con l'odio più accanito e con le più impudenti campagne di menzogne e di diffamazioni. Ma, dopo morti, si cerca di trasformarli in icone inoffensive, di canonizzarli, per così dire, di cingere di una certa aureola di gloria il loro nome, a "consolazione" e mistificazione delle classi oppresse, mentre si svuota del contenuto la loro dottrina rivoluzionaria, se ne smussa la punta, la si avvilisce. La borghesia e gli opportunisti in seno al movimento operaio si accordano oggi per sottoporre il marxismo a un tale "trattamento". Si dimentica, si respinge, si snatura il lato rivoluzionario della dottrina, la sua anima rivoluzionaria. Si mette in primo piano e si esalta ciò che è o pare accettabile alla borghesia. Tutti i socialsciovinisti - non ridete! - sono oggi "marxisti". E gli scienziati borghesi tedeschi sino a ieri specializzati nello sterminio del marxismo, parlano sempre più spesso di un Marx "nazionaltedesco" che avrebbe educato i sindacati operai, così magnificamente organizzati per condurre una guerra di rapina!»[1].

La caduta del Muro di Berlino, simbolo del crollo di un capitalismo di Stato spacciato per oltre sei decenni per socialismo, portò tuttavia rapidamente in soffitta Marx. Gli ideologi borghesi lanciarono la campagna della “morte del comunismo”. La sua fine fu proclamata ai quattro venti, i partiti stalinisti in buona misura si attrezzarono ad ammainare quella bandiera rossa che avevano sin dagli anni Venti lordato nel fango capitalistico, per indossare più rispettabili panni socialdemocratici o liberali.

La sinistra borghese di tutto il mondo si fece paladina della globalizzazione e protagonista di una stagione di violenti attacchi al proletariato. Le sinistre comuniste, minoranze internazionaliste e rivoluzionarie, legate seppur in negativo a quell’esperienza capitalistico-statale, come negatrici della sua natura socialista, si trovarono, al suo crollo, arretrate nell’analisi e nella comprensione del mondo contemporaneo. Isolate e spesso chiuse in se stesse, le sinistre comuniste sono restate in ampia parte ancorate a vecchi schemi e a feticci identitari, che nel corso degli anni perdevano di potenza, attualità, financo di senso.

Intanto però, la vecchia talpa - che citando l’Amleto[2] Marx prese a simbolo di quell’agire sotterraneo e costante della rivoluzione prima del suo erompere in tutto il suo clamore[3] - continuava a scavare. Continuavano ad aggravarsi in forme sempre più acute le contraddizioni del modo di produzione capitalistico e della sua società.

«Nei segni che confondono la borghesia e i meschini profeti del regresso riconosciamo la mano del nostro valente amico, Robin Goodfellow, la vecchia talpa che scava tanto rapidamente, il grande minatore: la rivoluzione. La storia è il giudice e il proletariato il suo esecutore»[4], disse Marx nel ’56. E così è accaduto, nuovi segni hanno confuso la borghesia e i suoi ideologi, mentre il mondo veniva e viene violentemente attraversato dalla “crisi dei subrime”[5] e dall’approfondimento della crisi strutturale, negli ultimi anni sempre più allarmante, da combattimenti militari e politici in tutti gli angoli del mondo, da masse di profughi del Capitale in fuga da fame e guerre, dagli interrogativi suscitati dalle nuove tecnologie.

Marx rientra prepotentemente nella discussione pubblica.

Seppure l’attuale imperialismo, tra dominio della finanza e guerra permanente, presenti su scala globale, ormai già da tempo, «una situazione semplicemente inimmaginabile ai tempi di Marx»[6], senza quest’ultimo, si fa evidente, la lettura di quello che accade sarebbe impossibile.

Centinaia di libri riappaiono su Marx, tra nuove edizioni, riscoperte e saggistica; il tono generale è quello ben esemplificato dal britannico Terry Eagleton col suo Perché Marx aveva ragione[7]: senza Marx non si capisce il capitalismo di oggi. Marx esce dalla soffitta, ma ancora una volta come icona inoffensiva, buon intellettuale da riscoprire, lasciando morire le implicazioni politiche del suo presunto messianismo storicista.

Ma la vera matrice del pensiero e del metodo marxiani è da rintracciare nella possibilità di assumere un nuovo e fino ad allora inaudito punto di vista: non quello della società borghese, dello status quo, dell’ordine costituito che si presenta eterno e naturale; ma il punto di vista della società umana, dell’umanità socializzata[8]. In qualche modo, uno sguardo dal futuro possibile, le cui forze agiscono sin d’ora pronte a erompere esplosive e liberatrici attraverso la rivoluzione comunista.

Una teoria di classe, di una parte dell’umanità, schierata sul terreno di quei miliardi di proletari che in tutto il mondo non hanno che da vendere la propria forza lavoro. Che insieme è però – e, dialetticamente, di conseguenza -  una teoria per l’umanità intera nelle sue potenziali, future forme associate e libere. In ciò, necessariamente, una teoria critico-radicale, rivoluzionaria, espressione di un movimento reale di superamento della società capitalistica, in direzione di un’associazione di donne e uomini, produttori «liberi e uguali»: il comunismo.

Nel pensiero di Marx al centro c’è l’uomo, non come categoria astratta, ma come mondo umano. Uomini e donne in carne e ossa, nelle loro relazioni, nella loro attività sensibile, rivoluzionaria, critico-pratica.

Donne e uomini che non si contrappongono metafisicamente a un mondo reale loro estraneo, esterno, da guardare o manipolare dal di fuori. “Uomo” e “mondo esterno” sono in realtà sì distinti ma entrambi sempre divenienti in una costante reciproca correlazione, che li co-determina e li re-istituisce continuamente; il reale è anche l’attività più propria dell’uomo.

Le Tesi su Feuerbach, che riproponiamo in appendice, sono testimonianza non di nuova, ennesima dottrina metafisica, ma appunto di uno sguardo nuovo, oggi capace di dirci più di quanto potesse fare nel passato. Nell’epoca delle megalopoli d’acciaio sempre più estese in altezza e superficie, dell’informatica, dei robot e della intelligenza artificiale, della riduzione di tutto a cosa da consumare, scambiare, misurare, calcolare, ordinare, si configura in una radicalità senza precedenti quella che Marx sin da giovane aveva identificato come «svalorizzazione del mondo umano», che «cresce in rapporto diretto con la valorizzazione del mondo delle cose». Se il proletario «diventa una merce tanto più vile quanto più grande è la quantità di merce che produce»[9], cosa ne è del lavoratore oggi che il mondo è ben più di una «immensa raccolta di merci», ma appare integralmente come un universo reificato e mercificato al quale niente sembra sottrarsi?

La diffusione nella produzione e in ogni aspetto della vita di informatica, robotica e intelligenza artificiale, ha radicalizzato il diffuso senso di spaesamento e alienazione. Aveva osservato Marx che «le forze produttive e le relazioni sociali – entrambi lati diversi dello sviluppo dell’individuo sociale – figurano per il capitale solo come mezzi, e sono per esso solo mezzi per produrre sulla sua base limitata. Ma in realtà essi sono le condizioni per far saltare in aria questa base. La natura non costruisce macchine, non costruisce locomotive, ferrovie, telegrafi elettrici, filatoi automatici ecc. Essi sono prodotti dell’industria umana: materiale naturale, trasformato in organi della volontà umana sulla natura o della sua esplicazione nella natura. Sono organi del cervello umano creati dalla mano umana: capacità scientifica oggettivata. Lo sviluppo del capitale fisso mostra fino a quale grado il sapere sociale generale, knowledge, è diventato forza produttiva immediata, e quindi le condizioni del processo vitale stesso sono passate sotto il controllo del general intellect, e rimodellate in conformità a esso. Fino a quale grado le forze produttive sociali sono prodotte, non solo nella forma del sapere, ma come organi immediati della prassi sociale, del processo di vita reale»[10]. Un sapere che, vincolato e plasmato in una forma assolutamente capitalistica, schiaccia gli uomini, li domina, piegandoli alla sua razionalità strumentale e alienante, ne condiziona i comportamenti, le modalità cognitive, le visioni del mondo e di sé, senza che in alcuno possa esservene una reale intelligenza.

Un senso di smarrimento potenziato dal fatto di non poterne avvertire la causa, sempre più inavvertibile e celata dalla stessa prassi sociale. Si percepisce come destino, che banalizza persino lo statuto stesso delle nevrosi, laddove alla patologia subentra la norma, l’esser normale in quanto medietà comune a tutti. Ma da queste stesse contraddizioni si determina – come possibilità effettivamente agibile – un’alternativa di società che abbia al centro il pieno affermarsi delle donne e degli uomini, nella libertà e trasparenza delle loro relazioni sociali, cooperative, produttive, affettive, creative.

Il contributo di Marx fu per molti versi lungimirante. Quello sguardo nuovo che si muove figuratamente dal futuro, cioè dal punto di vista della società umana, dell’umanità socializzata, è lo sguardo che nasce da contraddizioni sempre operanti, che producono possibilità di emancipazione che restano vive finché il capitalismo esiste. Da una parte si prospetta lo sprofondamento nella barbarie, dall’altra una società comunista di liberi individui. Entrambe le prospettive nascono dal seno della società di oggi, ed entrambe sono già in essa visibili e agenti.

Quello che Marx prefigurò, spesso come esito estremo di tendenze all’epoca appena intuibili, è oggi sotto i nostri occhi. Si mostra inoltre con tratti inediti, nelle forme delle attuali modalità di dominio imperialistico, della guerra permanente, di migrazioni di milioni di veri e propri profughi del Capitale.

La grande lezione che ci lascia il Moro è che questa intricata matassa di fatti è tuttavia comprensibile nelle sue linee fondamentali e nei suoi meccanismi di fondo; che le contraddizioni della società capitalistica comportano anche la possibilità di superamento del modo di produzione capitalistico, del dominio borghese, della riduzione delle donne e degli uomini ad appendici insignificanti del sistema macchinico, incapaci di dotare di senso la loro vita. E soprattutto che il futuro non è nella mani di un potere che si presenta sempre più intangibile e onnipotente: al contrario, è nelle mani della maggioranza dell’umanità attiva, nelle mani del proletariato.

TESI SU FEUERBACH[11]

di Karl Marx

I

Il difetto principale di ogni materialismo fino ad oggi, compreso quello di Feuerbach, è che l'oggetto, il reale, il sensibile è concepito solo sotto la forma di oggetto o di intuizione; ma non come attività umana sensibile, come attività pratica, non soggettivamente. È accaduto quindi che il lato attivo è stato sviluppato dall'idealismo in contrasto col materialismo, ma solo in modo astratto, poiché naturalmente l'idealismo ignora l'attività reale, sensibile come tale. Feuerbach vuole oggetti sensibili realmente distinti dagli oggetti del pensiero; ma egli non concepisce l'attività umana stessa come attività oggettiva. Perciò nell'Essenza del cristianesimo egli considera come schiettamente umano solo il modo di procedere teorico, mentre la pratica è concepita e fissata da lui soltanto nella sua raffigurazione sordidamente giudaica. Pertanto egli non concepisce l'importanza dell'attività "rivoluzionaria", dell'attività pratico-critica.

II

La questione se al pensiero umano appartenga una verità oggettiva non è una questione teorica, ma pratica. È nell'attività pratica che l'uomo deve dimostrare la verità, cioè la realtà e il potere, il carattere terreno del suo pensiero. La disputa sulla realtà o non-realtà di un pensiero che si isoli dalla pratica è una questione puramente scolastica.

III

La dottrina materialistica che gli uomini sono prodotti dell'ambiente e dell'educazione, e che pertanto uomini mutati sono prodotti di un altro ambiente e di una mutata educazione, dimentica che sono proprio gli uomini che modificano l'ambiente e che l'educatore stesso deve essere educato. Essa perciò giunge necessariamente a scindere la società in due parti, una delle quali sta al di sopra della società (per esempio in Roberto Owen).

La coincidenza nel variare dell'ambiente e dell'attività umana può solo essere concepita e compresa razionalmente come pratica rivoluzionaria.

IV

Feuerbach prende le mosse dal fatto che la religione rende l'uomo estraneo a se stesso e sdoppia il mondo in un mondo religioso immaginario, e in un mondo reale. Il suo lavoro consiste nel dissolvere il mondo religioso nella sua base mondana. Egli non si accorge che, compiuto questo lavoro, la cosa principale rimane ancora da fare. Il fatto stesso che la base mondana si distacca da se stessa e si stabilisce nelle nuvole come regno indipendente non si può spiegare se non colla dissociazione interna e colla contraddizione di questa base mondana con se stessa. Questa deve pertanto essere compresa prima di tutto nella sua contraddizione e poi, attraverso la rimozione della contraddizione, rivoluzionata praticamente. Così, per esempio, dopo che si è scoperto che la famiglia terrena è il segreto della sacra famiglia, è la prima che deve essere criticata teoricamente e sovvertita nella pratica.

V

Feurbach, non contento del pensiero astratto, fa appello all'intuizione sensibile; ma egli non concepisce il sensibile come attività pratica, come attività sensibile umana.

VI

Feuerbach risolve l'essere religioso nell'essere umano. Ma l'essere umano non è un'astrazione immanente all'individuo singolo. Nella sua realtà, esso è l'insieme dei rapporti sociali.

Feuerbach, che non s'addentra nella critica di questo essere reale, è perciò costretto:

  1. a fare astrazione dal corso della storia, a fissare il sentimento religioso per sé e a presupporre un individuo umano astratto, isolato;
  2. per lui perciò l'essere umano può essere concepito solo come "specie", come generalità interna, muta, che unisce in modo puramente naturalela molteplicità degli individui.

VII

Perciò Feuerbach non vede che il "sentimento religioso" è anch'esso un prodotto sociale e che l'individuo astratto, che egli analizza, in realtà appartiene a una determinata forma sociale.

VIII

La vita sociale è essenzialmente pratica. Tutti i misteri che sviano la teoria verso il misticismo trovano la loro soluzione razionale nella attività pratica umana e nella comprensione di questa attività pratica.

IX

L'altezza massima a cui può arrivare il materialismo intuitivo, cioè il materialismo che non concepisce il mondo sensibile come attività pratica, è l'intuizione dei singoli individui nella "società borghese".

X

Il punto di vista del vecchio materialismo è la società "borghese"; il punto di vista del nuovo materialismo è la società umana, o l'umanità socializzata.

XI

I filosofi hanno solo interpretato il mondo in modi diversi; si tratta di mutarlo.

[1]  V. Lenin, Stato e rivoluzione, 1917, https://www.marxists.org/italiano/lenin/1917/stat-riv/sr-1cp.htm

[2]  W. Shakespeare, Amleto, Atto I, Scena V, «Ben detto vecchia talpa».

[3] Cfr. K. Marx, Il 18 Brumaio di Luigi Bonaparte, https://www.marxists.org/italiano/marx-engels/1852/brumaio/cap7.htm#21

[4]  K. Marx, Discorso per l'anniversario del People's paper, aprile 1856.

[5] Cfr. G. Paolucci, Sulla crisi dei subprime, rileggendo Marx, www.istitutoonoratodamen.it/joomla34/index.php/questionieconomiche/161-subprimemarx

[6] Ibidem.

[7]  T. Eagleton, Perché Marx aveva ragione, Armando Editore, Roma 2013.

[8]  Cfr. II Tesi su Feuerbach, in appendice.

[9]  K. Marx, Manoscritti, 1844, www.marxists.org/italiano/marx-engels/1844/2/Manoscritti/Lavoro%20estraneato.html

[10]  K. Marx, Lineamenti fondamentali della critica dell’economia politica, La Nuova Italia 1968-70, II vol., p. 402.

[11]  www.marxists.org/italiano/marx-engels/1845/3/tesi-f.htm

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