Qatargate: cronaca di uno scandalo annunciato… Sin dal 1847

Creato: 02 Gennaio 2023 Ultima modifica: 06 Gennaio 2023
Scritto da Giorgio Paolucci Visite: 132

Più cresce il numero dei politici coinvolti nell’affaire Quatargate, più l’indignazione e lo sconcerto tracimano come un fiume in piena nella cronaca politica  di tutti i mezzi di informazione.

tangentiNormalmente, faccende del genere vengono  liquidate con la solita storiella  della mela marcia in un paniere di mele sane, oppure trincerandosi sulla  “presunzione di innocenza” fino a quando  una sentenza definitiva non sancirà la colpevolezza degli accusati, sapendo che con molte probabilità,  fra le lungaggini della magistratura e qualche prescrizione,  le probabilità che ciò accada sono scarsissime.

Questa volta non è stato possibile liquidare così la faccenda. Alcuni indiziati sono stati colti letteralmente con le mani nel sacco  e poi perché sin dalle prime indagini è emerso un intreccio di interessi tale da escludere che si trattasse di un episodio occasionale e non invece di una attività corruttiva sistemica volta a orientare, in cambio di mazzette milionarie,  le decisioni politiche ed economiche del parlamento europeo a favore del famigerato Qatar e di altri paesi mediorientali.  Maggior scalpore è derivato, poi, dal fatto che a esserne maggiormente coinvolti siano risultati per la gran parte politici o ex politici provenienti o appartenenti alla cosiddetta “sinistra” come l’ex  sindacalista ed ex eurodeputato del Pd e di Articolo 1, Pier Antonio Panzeri; l’ex presidente dei sindacati europei Luca Visentini; l’eurodeputata e vicepresidente del parlamento europeo – ora rimossa- la socialista greca  Eva Kaili con annessi i  loro portaborse, spie e faccendieri vari. Come se queste forze politiche non siano uno dei baluardi più efficienti del modo di produzione capitalistico e la corruzione un prodotto del suo stesso sviluppo: Scriveva già nel 1847 K. Marx:

 «Venne infine un tempo in cui tutto ciò che gli uomini avevano considerato come inalienabile divenne oggetto di scambio; il tempo in cui  quelle stesse cose che fino allora erano state comunicate ma mai barattate, donate ma mai vendute, acquisite ma mai acquistate -  virtù, amore, opinione, scienza, coscienza, ecc. – tutto divenne commercio. È il tempo della corruzione generale della venalità universale, o, per parlare in termini di economia politica, il tempo in cui ogni realtà morale e fisica viene portata al mercato per essere apprezzata al giusto valore. [1]

In un mondo in cui tutto è merce inevitabilmente è il denaro che:

 «…Possedendo la caratteristica di comprare tutto, di appropriarsi di tutti gli oggetti, è dunque l’oggetto in senso eminente. L’universalità di questa sua caratteristica costituisce l’onnipotenza del suo essere; è tenuto perciò come l’essere onnipotente»[2] e che tutto comanda a cominciare dall’attività delle forze politiche che della conservazione di questo sistema sono la più diretta espressione, come in Italia il PD.

È il capitalismo bellezza! Se ne accetti le sue ragioni fondanti non puoi, poi, non tenerti anche la merda che esso fisiologicamente  produce.

Perfino per  eleggere Il segretario del Pd non è necessario essere un suo iscritto  ma basta il versamento di un “obolo” e una auto dichiarazione di condivisione dei suoi “valori”, peraltro non altrimenti definiti.  Di fatto, accade che viene eletto chi raccoglie più denaro.

Negli Usa – il paese che si erge a faro della democrazia – borghese, specifichiamo noi - del mondo intero, tanto che ha bisogno di “esportarla” ci informa Giuseppe Mannarella:

« A impedire iniziative riformiste di grande respiro…contribuisce l’intervento nella politica degli interessi costituiti e del denaro che… partecipa spesso al processo politico e lo piega agli interessi dei gruppi o dei singoli. La funzione dei partiti è ormai ridotta al sostegno del candidato durante la campagna elettorale e non… alla sua scelta affidata [ come nel Pd -n.d.r.] alle primarie. Pertanto, l’elezione dipende in larga misura dagli sponsor finanziari… Sono molti i personaggi più o meno autorevoli che negli ultimi anni hanno abbandonato la politica per la fatica e i compromessi che essa impone»[3]. E quindi: via libera alla peggiore specie di faccendieri e/o ai  «…Miliardari che entrano in politica facendo valere la potenza delle loro risorse finanziarie».[4]

Tanto scandalo, dunque, ma di che? Non è forse questo il mare in cui nuotano anche i tanti  novelli Catone che oggi gridano allo scandalo?

Il dio denaro comanda ovunque e non ci si può indignare se poi a esso sei fedele e di esso sei servo come la maggior parte di tanti censori dell’ultima ora. Scrive Giovanni Valentini l’ex direttore dell’Espresso:

«Come ho raccontato nel pamphlet La Repubblica tradita (PaperFirst, 2016), il gruppo editoriale s’è trasformato in un gruppo di potere economico e finanziario. Ma il “caso Espresso”, purtroppo, non è isolato. L’intreccio fra editoria e affari… diventa sempre più stretto e virale, con un groviglio di interessi che avvolge in una spirale soffocante l’indipendenza e la libertà dell’informazione, a danno del pluralismo e della concorrenza. Da Repubblica fino alla Gazzetta del Mezzogiorno, la storica testata meridionale caduta nelle mani di due “padroncini” interessati più ai propri affari che all’editoria… la maggior parte della stampa italiana – aggiungiamo noi: mondiale è dominata ormai dagli “editori impuri”.[5]

Si, c’è  tantissima corruzione ma  anche tantissima ipocrisia in questo che sarebbe il migliore dei mondi possibili.

  

[1] Karl Marx – La  miseria della filosofia – Op. Compl.-vol. VI – Cap. I – pag. 111 – Ed. Riuniti.

[2] K. Marx – I Manoscritti economico- filosofici del 1844 . Ed. Einaudi – pagg,  151-152.

[3] G. Mannarella – Dove va l’America – pagg. 106-107 – ed Il Mulino.

[4] Ib.

[5] G. Valentini - “Espresso” soffocato dai veri poteri forti e dai loro interessi - il Fatto quotidiano del 24.12.2022.