Di chi è la colpa?

Creato: 04 Dicembre 2022 Ultima modifica: 04 Dicembre 2022
Scritto da Egidio Visite: 104

frana ischiaNell’affannosa ricerca di una risposta tempestiva ed adeguata spesso si dimentica di valutare se la domanda è già in grado di aprire alla radicalità del problema. I fatti di Ischia, ultimi soltanto in ordine di tempo, sono anche gli ultimi eventi in cui il problema non è tanto la risposta quanto la domanda: sarà sufficiente stabilire chi è il colpevole? L’Uomo, la Natura, il caso, la sfortuna?

All’alba di sabato 26 novembre 2022 una colata rapida di fango interessa il versante nord dell’isola di Ischia. La nicchia di distacco è collocata in piena montagna, alle quote più alte del monte Epomeo. Il flusso detritico corre lungo il versante, si deposita nelle zone più pianeggianti giungendo fin sulla costa. Le scienze geologiche offrono, da tempo, indicazioni precise sugli inneschi di questi eventi.

Sembrerebbe, a questo punto, che il colpevole sia già stato rintracciato e possa essere condannato per direttissima: che la Natura matrigna venga incarcerata! Detto en passant: questa sentenza che può apparire al più una battuta non è poi così lontana dalle intenzioni in modi di produzione che pretendono di mettere all’angolo quella Natura ritenuta ostile. La pubblica accusa, in questo caso, non sembra però orientata a sostenere questa tesi; per il pubblico ministero il dramma sinistro ischitano è da attribuire alla presenza di costruzioni, in gran parte abusive, lungo il percorso della frana e ad opere di contenimento del tutto inutili.

"Se lo chiedete alla gente dell’isola, la maggior parte direbbe: è la natura. Ma in realtà non è proprio così" racconta un volontario della Protezione civile mentre prova a sfilarsi gli stivali pieni di fango, dodici ore dopo averli indossati. "Non è proprio così" perché a soffiare sulla natura si è messo l’uomo. "Diciamo le cose come stanno" ragiona Angelo Bonelli, segretario e parlamentare dei Verdi. "Una casa su due a Casamicciola è abusiva. È costruita dove non si dovrebbe". Si tratta per lo più di costruzioni realizzate tra gli anni ’70 e ’80, in spregio a ogni normativa urbanistica e ambientale. Sono nei canali di scolo, lungo le lame, arrampicate su montagne fragili come fossero sabbia.[1]

 

"Sono stato sindaco per più di dieci anni a Casamicciola" spiega [..] Giosi Ferrandino, europarlamentare eletto nel Pd ora passato con Renzi. "Quando 15 anni fa ho lasciato, c’erano almeno dieci milioni di euro pronti a essere utilizzati per lavori di mitigazione del rischio idrogeologico. Sinceramente, non so che fine abbiano fatto"[2]

 

Bonelli e Ferrandino riassumono ottimamente le tesi accusatorie. Per il verde Bonelli soltanto il socialismo delle procure può opporsi all’individualismo degli abusi selvaggi. Inutile chiedersi se il sinistro Bonelli ha chiaro che l’individualismo è, qui e lì, puntellato dal comunitarismo nell’interesse di prosecuzione della società borghese. La società borghese significa, per Ischia, valorizzazione gli immobili su terra ferma e degli ombrelloni a mare. Il potere statale, a cui fanno appello i suddetti, non è terzo rispetto a questi interessi: potrebbe già udir tintinnio di manette il singolo fin troppo interessato a sé stesso.

L’individuazione di un colpevole, a parer nostro, non è in grado di svelare e quindi approdare a quella radicalità richiesta nell’indagare il rapporto tra umanismo e naturalismo. Proprio in occasione di questi eventi che umanismo e naturalismo appaiono in uno stridente contrasto. Frane, terremoti, malattie di più o meno ampia diffusione, ogni sorta di evento calamitoso rappresentano i momenti per fare i conti con l’uno o con l’altro termine del contrasto ed il contrasto si risolve con la semplice negazione dell’uno o dell’altro. Trovare una soluzione per dar seguito a queste negazioni è tutto ciò che conta; si moltiplicano le soluzioni tecnologiche per “incarcerare” la natura o le soluzioni burocratiche per “arrestare” l’umano. Una tensione così forte che appare possibile soltanto attribuire grande importanza ad una o più delle soluzioni proposte piuttosto che ipotizzare anche il rovesciamento dello stato di cose esistente che apra alla possibilità di ulteriori soluzioni.

L’enigmatica questione sulla libertà dell’umano e le sue necessità naturali è, ed è stata, causa di notti insonni per illustri pensatori di ogni tempo ed irrompe in ragione dell’imponente sviluppo di forze produttive determinato dal modo di produzione capitalistico. Non è certamente mancato, come non manca tuttora, un pensiero borghese che pretende di sciogliere l’enigma contrapponendo ora l’umano alla natura, per esaltare le meraviglie dell’individuo vale a dire del capitalista e del libero venditore di forza-lavoro, poi la natura all’umano, per ammonire quei comportamenti rischiosi, o semplicemente troppo onerosi, per la sopravvivenza della società ossia del capitalista e del libero venditore di forza-lavoro. Insomma si tratta di ‘doveri’ e di ‘interessi’, di due lati complementari di un’opposizione che appartiene puramente alla società borghese.[3]

 

Per l’approdo ad un umanesimo ed un naturalismo finalmente in grado di darsi non più contrapposti va riconosciuta grande importanza allo spirito di affrancamento dalla condizione naturale; è la storia fino ad oggi, con le sue robuste fondamenta materiali e lo sviluppo di un pensiero rispondente, che pone tutte le possibilità di superamento di questo antagonismo ed una vera soluzione dell’enigma. Il nostro punto di vista che concepisce la realtà oggettiva anche come attività umana trasformatrice, come attività oggettiva, non ha più bisogno di questo antagonismo. Questo punto di vista è la società umana: questo comunismo s’identifica, in quanto naturalismo giunto al proprio compimento, con l’umanismo, in quanto umanismo giunto al proprio compimento, col naturalismo; è la ‘vera’ risoluzione dell’antagonismo tra la natura e l’uomo e tra l’uomo e ‘uomo’, la vera risoluzione della contesa tra l’esistenza e l’essenza, tra l’oggettivazione e l’autoaffermazione, tra la libertà e la necessità, tra l’individuo e il genere. E’ la soluzione dell’enigma della storia, ed è consapevole di essere questa soluzione.[4]

Il compimento dell’umanismo e del naturalismo non sono in alcun modo il compimento dell’umano e della natura, allo stesso modo la fine dell’antagonismo e la soluzione dell’enigma non rappresentano la fine della storia. Sono l’approdo ad una maturità concettuale che si accompagna a soluzioni dove gli artefici del problema non spariscono affatto. Frane, terremoti e malattie continueranno ad esistere e gli uomini continueranno a produrre soluzioni sempre più adeguate, dando seguito ad una libertà - non l’unica libertà - che si erge sulla base di queste necessità. Ma immaginiamo soltanto cosa possa rappresentare il superamento della concentrazione urbanistica, enormemente sviluppata dal modo di produzione capitalistico per lo stoccaggio di merce forza-lavoro, al cospetto di un terremoto o la fine delle mille peripezie, che accompagnano la vita dei salariati, al cospetto di una malattia. La realizzazione toccherà alla attività oggettiva di donne ed uomini liberi, alla libera associazione di produttori consapevoli della loro attività trasformatrice. La nostra attività trasformatrice, che guarda a questa possibilità, è la liberazione dal modo di produzione capitalistico e dalla società borghese.

[1]     https://www.repubblica.it/cronaca/2022/11/27/news/isola_ischia_sicurezza_ricostruzione_alluvioni_sisma-376344609/

[2]     Ibidem

[3]     Marx-Engels, Ideologia Tedesca

[4]     K. Marx, Manoscritti economico-filosofici del 1844