A cento anni dalla scissione di Livorno. Esperienza, significato e lezioni della nascita del partito comunista d’Italia.

Creato: 31 Gennaio 2021 Ultima modifica: 27 Febbraio 2021
Scritto da Lorenzo Procopio Visite: 102

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proleter22Sembrerebbe che ai comunisti non sia rimasto altro da fare che ricordare il glorioso passato, nell’attesa messianica che i bei tempi andati possano miracolosamente tornare per riallacciare quel filo rosso drammaticamente spezzato dal trascorrere del tempo. Infatti, per il quinto anno consecutivo siamo qui a ricordare una data importante nella storia del movimento operaio e comunista italiano ed internazionale; dopo il centenario della rivoluzione russa del 2017, il bicentenario della nascita di Marx del 2018, il centenario della morte di Rosa Luxemburg del 2019, il bicentenario della nascita di Engels del 2020, in questi giorni è un proliferare di iniziative per celebrale il centenario della fondazione del partito comunista d’Italia.

E’ passato esattamente un secolo da quando al XVII congresso del Partito socialista italiano poco più di un terzo dei delegati, su indicazione del loro leader Amadeo Bordiga, abbandona il teatro Goldoni di Livorno dandosi appuntamento alle ore 11 al teatro San Marco , distante poco più di un chilometro, per costituire il Partito comunista d’Italia – sezione della terza Internazionale. Si consuma così, in un gelido venerdì 21 gennaio 1921, la scissione socialista, una rottura sofferta che covava all’interno del partito ormai da qualche anno e sulla quale sono stati versati fiumi d’inchiostro lungo questo secolo. Di quei fatti lontani non è rimasto nulla. E’ scomparso il luogo della fondazione, essendo il già fatiscente teatro San Marco stato abbattuto nell’immediato dopoguerra, ed è scomparso nel 1991 lo stesso partito comunista dopo una lunga storia in cui sono state quasi immediatamente abbandonate e tradite le ragioni politiche della sua stessa nascita. A testimonianza del luogo e dell’immediato tradimento delle ragioni della scissione di Livorno è rimasta una lapide installata nel 1949 dalla locale sezione del partito in cui sono scolpite le seguenti parole “Tra queste mura il 21 gennaio 1921 nacque il partito comunista italiano, avanguardia della classe operaia. Alla testa della democrazia nella ventennale battaglia contro il fascismo, popolò dei suoi migliori le carceri e i campi di guerra. Sorretto dalla ideologia di Marx, di Engels, di Lenin e di Stalin, dall’esempio di Gramsci sotto la guida di Togliatti prosegue la lotta per rompere le catene di un duro servaggio, per la pace e l’indipendenza dell’Italia nella realtà del socialismo”. Sono parole che suonano lontane anni luce dal clima politico che si respirava a Livorno nel gennaio del 1921, parole che testimoniano in maniera chiara un percorso di repentino abbandono di quegli ideali rivoluzionari che animarono la fondazione del partito. Per cogliere la differenza basta citare la testimonianza di Luigi Amadesi[1], riportata da Paolo Spriano nella sua Storia del partito comunista italiano, in cui dichiara “Siamo cresciuti in ambienti già socialisti; poi è venuta la rivoluzione sovietica che ha suggestionato profondamente i giovani. Avevamo compreso proprio dall'esempio sovietico che era possibile farla finita, che era possibile fare la rivoluzione. Non vi è paragone che consenta di far comprendere la potenza del mito della rivoluzione sovietica sulle nostre coscienze di allora. Tutto questo ci ha come ispirato ed aperto la mente: una via c'era, una soluzione c'era... Allora la questione si poneva sul piano della conquista del potere. Noi guardavamo al parlamentarismo come ad una espressione marcia della corruzione borghese. La sola via che avevamo dinanzi era l'azione rivoluzionaria”[2]. Quanta distanza corre tra queste parole e quelle scolpite sulla lapide. Il tempo trascorso ci impone di comprendere le ragioni di questo repentino cambiamento, analizzare il contesto in cui si è materializzata la nascita del partito, verificare se vi era lo spazio politico per contrastare l’abbandono degli ideali della rivoluzione e soprattutto cogliere gli insegnamenti e i limiti di una esperienza come quella della scissione di Livorno.

Ovviamente  non è nostra intenzione glorificare il passato, vivere di ricordi, commemorare, altri sono i nostri intenti nel ritornare ancora una volta a parlare di Livorno 1921. Pensiamo, invece, che sia assolutamente necessario comprendere se le ragioni di fondo che hanno portato alla scissione di Livorno possano essere di qualche utilità ai compiti a cui sono chiamati i rivoluzionari del XXI secolo. Ci sembra altresì importante ricostruire per sommi capi gli eventi che hanno portato alla scissione di Livorno e nello stesso tempo osservare la sua evoluzione nel corso del suo primo quinquennio di vita. Da Livorno 1921 a Lione 1926, sede e data del terzo congresso del partito, si consuma la sconfitta delle ragioni della stessa scissione. E’ questo l’arco temporale all’interno del quale il partito di Livorno si trasforma da organo che deve guidare la rivoluzione comunista in Italia a strumento di difesa degli interessi dello stato russo. Ci sembra opportuno ritornare su quegli eventi, non perché non ci sia una sterminata letteratura in materia, ma perché ancora oggi constatiamo che anche le ultime pubblicazioni[3] dedicate alla scissione di Livorno risentono della solita impostazione che riscrive la storia con l’occhio del vincitore, esaltando il ruolo svolto da Gramsci nel processo di fondazione del partito oppure accusare la corrente cui fa capo Bordiga di settarismo parareligioso[4]. Per noi la scissione di Livorno non rappresenta esclusivamente un problema storico, un tentativo di ricostruire i fatti che sono accaduti in quel contesto, ma riveste anche un carattere politico che si sostanzia nel comprendere l’importanza di costruire un moderno partito rivoluzionario che abbia la capacità di saper interpretare le contraddizioni del capitalismo del ventunesimo secolo e nello stesso tempo rappresentare un chiaro punto di riferimento di classe per il moderno proletariato internazionale.    

Un secolo non passa mai senza modificare profondamente il contesto economico e sociale in cui si svolgono le vicende umane; questo ci deve insegnare che non possiamo pensare che sia in futuro replicabile quel che accadde il 21 gennaio 1921 a Livorno. Troppo diverso è il contesto in cui quell’evento si è concretizzato per ipotizzare una sua replica negli stessi termini e con le stesse modalità. Noi pensiamo che oggi le ragioni di Livorno siano più attuali di allora e la crisi epocale in cui si dimena il capitalismo a livello globale rafforza la nostra convinzione. Una crisi che, aggravata dalla pandemia da coronavirus, pone sempre di più all’ordine del giorno la necessità di costruire l’alternativa comunista alla barbarie del capitalismo. Viviamo in un’epoca che ci pone drammaticamente davanti ad una scelta: accettare supinamente la barbarie del capitale, oppure rilanciare il progetto dell’alternativa comunista lavorando per costruire il partito che dovrà guidare la classe in questo immane compito. Se le ragioni di Livorno sono oggi più valide che mai, a mutare sono tutte le altre condizioni che hanno reso possibile la costituzione del partito. Il percorso che ci porterà alla costituzione del nuovo partito sarà necessariamente diverso rispetto a Livorno, perché diverso non è soltanto il contesto storico ma a cambiare è anche la composizione del moderno proletariato. Livorno è vicino in quanto il moderno capitalismo ci da conferma delle sue ragioni e della funzione a cui era chiamato il partito, ma nello stesso tempo Livorno è lontano in quanto percorsi e modelli organizzativi dovranno necessariamente essere ripensati se non vogliamo riproporre vecchie e stantie formule che servono solo a esaltare un passato che non ritornerà mai più.

 Pubblichiamo in PDF una raccolta di Manifesti ed altri documenti politici del Partito Comunista d'Italia dal 21 Gennaio al 31 Dicembre 1921.

[1] Un militante del partito comunista italiano, già segretario della federazione giovanile del partito durante gli anni trenta, che rimarrà all’interno dell’organizzazione fino alla sua morte avvenuta nel 1980.

[2] Citato da Paolo Spriano nel suo libro “Storia del partito comunista italiano” da Bordiga a Gramsci parte prima Ed- l’Unità  - Einaudi pag. 44/45

[3] Segnaliamo in particolare il libro di Ezio Mauro “La dannazione. 1921. La sinistra divisa all’alba del fascismo” pubblicato da Feltrinelli nel novembre 2020, e quello scritto da Marcello Flores e Giovanni Gozzini “Il vento della rivoluzione. La nascita del partito comunista italiano” pubblicato da Laterza nel gennaio 2021.

[4] E’ questa la definizione che danno Marcello Flores e Giovanni Gozzini nel sopra citato libro a pagina 87 delle posizioni politiche della frazione astensionista che si era costituita nel 1919 attorno alla figura di Amadeo Bordiga.