Il ritorno del covid: questo lockdown non s’ha da fare!

Creato: 07 Novembre 2020 Ultima modifica: 09 Novembre 2020
Scritto da Giorgio Paolucci Visite: 123

“Vedete, una banca o una società non sono creature che respirano aria,

 mangiano carne. Respirano profitti; mangiano interessi sul denaro.

Se non lo fanno, muoiono esattamente come morireste voi

senza aria e senza carne. È triste ma è così. Non ci si può far niente.[1] 

covidagainSeppure invisibile e impalpabile,  come si conviene a un virus, covid 19 è destinato a passare alla storia per il suo impatto drammatico sulla salute di tantissime persone e per aver messo in luce tutta l’obsolescenza del modo di produzione capitalistico, il suo essere ormai permanentemente in conflitto non solo con il proletariato ma perfino con il fluire della vita su questo pianeta.

Tutti sapevano che l’epidemia da covid - 19, non essendo ancora disponibile né una cura né un vaccino, dopo la breve e illusoria pausa estiva, avrebbe ripreso a dilagare e a fare vittime soprattutto fra le fasce  fisicamente ed economicamente deboli della popolazione. Certo, qualche volte si ammalano anche i ricchi ma avendo a loro disposizione cure d’avanguardia se la cavano al massimo con una decina di giorni di ricovero in lussuosissimi ospedali (vedi: Berlusconi in Italia,  Trump negli Usa e Bolsonaro in Brasile).

Dopo la prima ondata, gli esperti avevano avvisato che senza adeguate misure di contenimento la seconda ondata sarebbe stata inevitabile e ancor più devastante. Suggerivano, pertanto, di predisporre per tempo un accurato sistema di tracciamento dei contagiati, in particolare degli asintomatici, di incrementare i posti letto nei reparti di malattie infettive, di potenziare l’assistenza  territoriale al fine di contenere la pressione sulle strutture ospedaliere e, infine,  di sospendere le attività economiche e sociali, non e compatibili con l’adozione di tutte quelle misure di protezione individuali e collettive (mascherine, distanziamento interpersonale ecc.) che avevano mostrato tutta la loro efficacia già nel corso della prima ondata.

Apriti cielo! Con l’avallo di un folto gruppo di esperti à la carte, nonché dei soliti intellettuali e opinionisti di regime, è partita una martellante campagna mediatica per diffondere il messaggio che il virus era divenuto meno aggressivo e che pertanto l’epidemia era da considerarsi “clinicamente” superata. Sostenere il contrario era autentico terrorismo con danni incalcolabili all’economia.

E così nulla è stato fatto, neppure quando l’epidemia ha ripreso la sua corsa.

La seconda ondata

Soltanto quando la curva epidemica ha raggiunto i valori massimi come nella prima ondata sono state imposte alcune limitazioni  agli spostamenti delle persone e agli orari di chiusura di alcune attività commerciali, in particolare bar e ristoranti.

Cose blande, e così nel volgere di qualche settimana il numero dei contagiati ha superato ovunque quello registrato all’apice della prima ondata.  Nondimeno, di lockdown totale neanche a parlarne.

Si è detto, e si continua a dire, che fermare le attività produttive, anche per un breve lasso di tempo, è molto più dannoso dell’epidemia condannando un gran numero di persone alla morte per fame; come se tutte le attività produttive fossero necessarie per  garantire la soddisfazione dei bisogni primari e non anche  per la  produzione di beni del tutto superflui.

Il capitale mangia e respira profitto

Il fatto è però che per il capitale la distinzione fra le attività produttive di primaria importanza e tutte le altre  non conta poiché tutte generano quella che è la sua linfa vitale, il profitto.  Questo, infatti, parafrasando John Steinbeck, non respira aria, né mangia carne ma respira e mangia esclusivamente profitto e poiché senza profitto non può esserci capitalismo, non una sola delle attività produttive di plusvalore di cui il profitto si sostanzia,  deve essere fermata costi quel che costi, anche la vita di qualche milione di esseri umani. Al massimo si può chiudere qualche discoteca, qualche palestra, qualche  piscina, le scuole ma non tutte. In ogni caso non le attività in cui ha luogo l’estrazione del plusvalore.

Al dunque, però, anche il fermo di queste attività è cosa tutt’altro che semplice e priva di conseguenze.  Si tratta per lo più di piccole  e medie imprese che stanno in piedi grazie all’impiego di forza-lavoro a basso costo e non di rado si reggono impiegando manodopera malpagata e supersfruttata quando non anche sull’autosfruttamento degli stessi proprietari; pertanto basta davvero poco perché tutti, insieme ai loro dipendenti, si ritrovino nel volgere di pochissimo tempo letteralmente sul lastrico.

 Accade così che la paura dei lavoratori di perdere  Il posto di lavoro e con esso la loro unica fonte di sostentamento si fonde con quella dei loro datori di lavoro di dover chiudere  le loro aziende sprofondando così a loro volta nell’inferno proletario.[2] Da qui le proteste di questi ultimi giorni da cui emerge un  tale concentrato di rabbia e di disperazione che, se nel breve periodo può risultare perfino funzionale ai fini elettorali di questa o quella forza politica, costituisce  oggettivamente  una miscela potenzialmente esplosiva.

Da qui la forte ritrosia a disporre chiusure totali anche di queste attività. Dato il modo di produzione capitalistico è quindi, vietato chiudere, almeno fino a quando l’accumularsi di morti e malati non rischi di mandare tutto a gambe all’aria.

Da qui si sta facendo strada l’idea di promulgare dei lockdown generazionali, ossia di isolare solo  le persone più anziane che fanno registrare i più alti tassi di mortalità, che più hanno bisogno di cure ospedaliere e soprattutto perché, come scrive in suo tweet il presidente della regione Liguria Toti, pensionate e improduttive. Ovviamente, seppure non detto, di  plusvalore. L’idea è stata subito fatta propria dal gruppo consiliare della regione Lombardia di forza Italia che ha presentato una mozione a favore dell’attuazione di «Un coprifuoco per le fasce – anziani e persone con patologie croniche - più colpite»[3].

 Apparentemente è  per proteggere le persone più fragili; in realtà, trattandosi della regione con il maggior numero di contagi, di evitare il blocco degli spostamenti dei produttivi e delle attività economiche in cui sono impiegati. Secondo l’lspi (Istituto per gli studi  di politica Internazionale) che ne è l’ispiratore, isolando, però, anche gli ultra 60enni, vale a dire circa16 milioni di persone, ci sarebbero “soltanto” 43 mila morti[4]. Se poi- come propone negli Usa l’American Institute for economic recherche , un think thank molto vicino all’attuale inquilino della Casa bianca -  l’obbiettivo fosse pervenire alla cosiddetta immunità di gregge, poiché -ci dice ancora l’Ispi - per raggiungerla la quota di popolazione contagiata necessaria: «si aggira intorno al 70% nel caso italiano, ciò implicherebbe circa 42 milioni di contagiati e tra i 430mila e i 700mila decessi in più.».[5] Una follia da qualsiasi punto di vista la si guardi, ma non da quello del capitale per il quale conta unicamente la continuità del ciclo di estrazione del plusvalore di cui il profitto si sostanzia. E non si tratta di un nostro pregiudizio. L’economista della Lega, Claudio Borghi, per esempio, in suo intervento di pochi giorni fa alla camera dei deputati, senza tanti giri di parole, in polemica con il presidente del Consiglio Conte ne ha rivendicato la preminenza su qualsiasi altra istanza anche rispetto al diritto alla salute: «Signor Presidente, lei ha detto che il diritto alla salute è preliminare su tutti gli altri diritti costituzionali. Ma come si permette... I diritti costituzionali sono tutti importanti... e se per caso i numeri qualcosa contano, il diritto alla salute è al numero 32, il diritto al lavoro è al 4. E le ricordo l’1 ( quello che recita: L’Italia è una repubblica democratica fondata sul lavoro n.d.r.)».[6]  Insomma il crimine non è imporre di lavorare anche a rischio di ammalarsi e lasciarci la pelle ma il contrario. Che poi è come dire che in questa società i lavoratori contano soltanto in quanto funzionano come macchine da sfruttare, altrimenti altro non sono che un qualsiasi scarto di prodotto da smaltire al minor costo possibile. Eppure, per lor signori e il loro sterminato codazzo di economisti, intellettuali, opinion maker e riformisti più o meno radicali, questo sistema benché criminale e criminogeno è il migliore possibile.

Covid 19 sarà pure una sorta di cavaliere dell’apocalisse, ma non si può non riconoscergli il grande merito di mostrare il re in tutto il suo cinismo. E pone mai come ora la necessità e l’urgenza di abbatterlo al più  presto e comunque prima che i forni crematori prendano il posto degli istituti pensionistici.  

[1] John Steinbeck – Furore – Ed Bompiani -2019 – pag.45

[2] Sul processo di proletarizzazione della piccola e media borghesia vedi:  Forconi, proletarizzazione dei ceti medi e prospettive della lotta di classe -

[3] L. Giarelli e M. Pasciuti – Un Lockdown generazionale per salvare vite ed economia – Il Fatto quotidiano del 31. 10. .s.

[4] Ib.

[5] Ib.

[6] Citazione tratta da: D. Ranieri-  La lega e Salvini sono il partito dei padroni – Il Fatto quotidiano del 5 nov. u.s.