Sovranisti e fascisti in marcia

Creato: 02 Giugno 2020 Ultima modifica: 02 Giugno 2020
Scritto da Carmelo GERMANA' Visite: 373

La crisi del Capitale colpisce duramente anche la piccola borghesia e si mette in moto la destra reazionaria per rappresentarla

 

stop capitalismLa crisi del modo di produzione capitalista è in corso da parecchio tempo in Italia e nel mondo. Il conseguente disagio sociale ha scombinato il mondo del lavoro e il variegato ceto della piccola borghesia. Il coronavirus non ha innescato la crisi economica come tanti media stanno propagandando, sicuramente, invece, ne ha amplificato la portata e l’intensità, scompaginando più di prima i già malconci settori delle libere professioni, artigianali, dei padroncini, ecc. Per non parlare del proletariato già tartassato da lungo tempo e colpito dai licenziamenti, precarizzazione del lavoro, bassi salari, in una parola col netto peggioramento delle condizioni di vita. A tutto questo sono seguite le inevitabili reazioni: mentre il malcontento proletario, al momento, è stato ingabbiato nelle reti del sindacalismo ufficiale e di base, quando non è andato a finire nelle braccia dei partiti borghesi più reazionari; viceversa il disagio della piccola borghesia si manifesta in una preoccupata attesa degli eventi, sperando, magari, di recuperare le posizioni perdute, mentre una parte di quella caduta definitivamente in disgrazia riconosce nei movimenti populisti e nei fascisti i loro naturali referenti politici.

Quest’ultima considerazione trova conferma nelle due principali manifestazioni svoltesi a Milano e Roma, e in altre città, che al di là dell’esiguo numero dipappalardo partecipanti sono indicative degli umori che covano sotto la cenere di un capitalismo malato. A Milano un ferro vecchio come l’ex generale dei carabinieri Antonio Pappalardo ha raccolto in piazza Duomo i rimasugli dei gilet arancioni e dei forconi, personaggi appartenenti a precedenti movimenti di protesta degli agricoltori. Mentre a Roma hanno manifestato i fascisti di Casapound e di “Marcia su Roma” insieme a un codazzo di loro tirapiedi arrabbiati della peggiore specie. Entrambe le piazze dicevano sostanzialmente le stesse cose, ovvero che il virus è frutto delle manovre della finanza mondiale contro i popoli, che l’Italia sta cadendo nelle braccia della Cina, che bisogna rompere con l’Europa e tornare alla sovranità nazionale, che si deve ripristinare la lira ecc. La litania fascio/populista cerca di trarre vantaggio dalla progressiva emarginazione della classe media interpretandone i sentimenti peggiori, retrogradi e razzisti in una spirale crescente di odio e violenza.

Il processo storico del nostro tempo vede la concentrazione e l’accentramento dei capitali in pochi grandi gruppi finanziari e industriali, impulso favorito dalla crisi capitalistica. Lo scontro interimperialistico in atto vede attori continentali a cui un’Europa frantumata e scomposta nei singoli paesi non potrebbe opporre nessuna resistenza. Il senso della nascita dell’Unione Europea e dell’euro è stato proprio questo: essere predoni tra i predoni nella competizione imperialistica per la spartizione del mondo. Le contraddizioni interne alla comunità ne hanno accompagnato il percorso sino al rischio della sua disintegrazione. Proprio ora, nel momento più critico della sua esistenza, al contrario, sembrerebbe rafforzarsi il suo consolidamento, almeno tra quel nucleo di paesi fondamentali dell’unione, fra cui l’Italia. Il punto di forza di questo gruppo naturalmente è la Germania e non a caso sono stati proprio i tedeschi a spingere per la condivisione, almeno per una buona parte, del debito pubblico dei paesi più colpiti dal Covid-19, consapevoli del rischio di declino per tutti oppure di ripresa di un ruolo centrale nell’agone internazionale.

A tale scopo è stato proposto lo strumento del Recovery Fund, come in precedenza il Mes rivisto per accedere a crediti maggiormente agevolati e il Sure un fondo per pagare la cassa integrazione. Tutto questo accompagnato dalla prospettiva di definire una riforma fiscale valida per tutti. Un’Europa forte e compatta non giova ai suoi competitori, in primo luogo Stati Uniti e Russia. Quest’ultima è la patria dei sovranisti del mondo, la Lega di Salvini lo sa bene, impasto fetido del peggiore populismo a tinte religiose, con propaggini nella stessa destra trumpista americana. Ma ancora più della Russia sono gli americani preoccupati di vedere i loro alleati prendere le distanze, è oramai evidente che la cancelliera tedesca Merkel non perde occasione per polemizzare duramente con l’amministrazione Trump. Quindi, non è difficile ipotizzare che dietro le manifestazioni fasciste e populiste possano esserci i servizi segreti d’oltreoceano. D’altra parte la storia d’Italia del dopoguerra è tristemente segnata dall’azione della manovalanza fascista al servizio di una certa borghesia nostrana e americana in particolare.

La cosa che più ci preoccupa nella situazione attuale è che il proletariato, come già in parte avviene, venga coinvolto nei torbidi borghesi di qualsiasi natura essi siano. In mancanza di una prospettiva alternativa al capitalismo è facile soggiacere alle ideologie dominanti, alle peggiori come abbiamo visto, ma anche a quelle false democratico/progressiste. Entrambe sono figlie dello stesso sistema che esse sostengono e di cui fanno parte. Il mondo si divide, come mai prima, nettamente in due campi avversi, come Marx aveva previsto, capitalisti sempre più ricchi e potenti da una parte e proletari sempre più poveri e senza riserve dall’altra. Una sola prassi può fare uscire dalla palude l’umanità: l’abolizione del lavoro salariato.