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I "Gillet Gialli" allarmano la borghesia francese e non solo

Creato: 28 Luglio 2019 Ultima modifica: 28 Luglio 2019
Scritto da Carmelo Germanà Visite: 539

gillet gialliIl movimento dei “gilet gialli” è un segnale forte del disagio sociale che colpisce anche le aree avanzate del capitalismo. A subirne le conseguenze è in primo luogo il proletariato, soprattutto il nuovo proletariato giovanile, in parte frammentato e precarizzato dalle ristrutturazioni dell’apparato produttivo e dalla nuova divisione internazionale del lavoro. Analogamente, la dinamica di crisi del sistema, scompagina buona parte dei ceti medi, i quali reagiscono al precipitare della loro condizione verso il basso.

La reazione suscitata dai “gilet gialli” francesi da parte dei politici, dal mondo delle imprese e degli affari, tanto a scala nazionale che internazionale è rivelatrice degli umori e delle preoccupazioni della borghesia sul rischio di rottura della pace sociale, con tutte le conseguenze che questo potrebbe comportare. E’ bastato un atteggiamento più deciso e ostinato da parte dei dimostranti per allarmare la borghesia e conseguentemente mettere in moto l’apparato repressivo dello Stato a difesa degli interessi capitalistici dominanti.

Ovunque la crisi capitalistica ha accentuato la divaricazione tra ricchi e poveri, la crisi finanziaria del 2008 ne ha esasperato il processo polarizzando la ricchezza in poche mani e la crescente povertà all’estremo opposto. Questa dinamica non soltanto ha colpito la classe lavoratrice salariata propriamente intesa: i lavoratori dipendenti stabili e precari, ma progressivamente anche una massa sempre più larga di ceto medio e di piccola borghesia, andando a espandere oggettivamente il fronte del proletariato, indipendentemente dalla coscienza che quei ceti intermedi hanno di se stessi.

Composizione sociale del movimento

Il movimento si è sviluppato spontaneamente racchiudendo dentro di se diverse anime, malgrado la sua eterogeneità una cosa accomuna tutti: il costante impoverimento che colpisce i proletari e il ceto medio. La composizione sociale del movimento è costituita soprattutto da lavoratori dipendenti: operai di piccole e medie industrie, anche se non mancano quelli delle grandi fabbriche come la Renault; sono presenti lavoratori del pubblico impiego, dei servizi e la miriade di lavoratori precari legati alle nuove forme di sfruttamento. Accanto ai proletari sono presenti artigiani, negozianti, padroncini, professionisti. Successivamente si sono uniti anche gli studenti. Come si vede la presenza del ceto medio è consistente ed è caratterizzata dalla consapevolezza del peggioramento irreversibile della propria condizione sociale. La piccola borghesia declassata non ha più speranze future e continuerà ad allargare i propri ranghi. Conseguentemente è in perenne stato di fibrillazione e senza un proletariato cosciente, connesso al proprio partito di classe che sappia orientarla verso di sé in una prospettiva anticapitalista, potrà finire, almeno in parte, per trovarsi in balia delle peggiori forze reazionarie della borghesia. Ma la stessa cosa vale anche per il proletariato, come dimostrano i fatti che vedono tanti lavoratori attratti dalle formazioni politiche più retrive del capitale.

Insostenibilità delle richieste e attendismo del potere

La mobilitazione dei “gilet gialli” è partita spontaneamente a novembre dello scorso anno dalle zone rurali e suburbane francesi, a seguito della raccolta firme su internet contro l’aumento del prezzo del carburante voluto dal governo Macron. Va ricordato che coloro che risiedono fuori dai

centri urbani e che dipendono dall’automobile per gli spostamenti sono maggiormente penalizzati rispetto a chi vive nelle città. La logica statale che presiede le politiche dei trasporti pubblici è sempre la stessa e lo verifichiamo anche in Italia: sostenere gli investimenti più remunerativi da un punto di vista capitalistico, quindi privilegiare l’alta velocità ferroviaria per collegare i maggiori centri urbani piuttosto che servire le tratte locali con treni e autobus, con la conseguenza che queste ultime vengono lasciate al loro destino di degrado. Presto le rivendicazioni hanno assunto un carattere generale contro il caro vita e l’iniquità fiscale che vede più balzelli per i lavoratori e per il ceto medio e meno tasse per i ricchi. Si è ripetuta la classica situazione della goccia che ha fatto traboccare il vaso, mettendo in evidenza tutto il disagio sociale che covava da molto tempo. Da quel momento il malcontento è dilagato con il blocco delle strade e le manifestazioni il sabato in tutte le maggiori città del paese. Le lotte dei manifestanti hanno espresso una radicalità come non si vedeva da molto tempo. Vediamo quali sono le principali richieste dei manifestanti oltre alla cancellazione delle imposte sul carburante:

  • abrogazione della riduzione dell’imposta sul patrimonio dei ricchi (ISF, imposta di solidarietà sulla ricchezza).
  • aumento del salario minimo mensile a 1300 euro.
  • le pensioni minime devono essere portate a 1200 euro mensili.
  • diritto alla pensione a 60 anni e a 55 anni per coloro che svolgono un lavoro pesante.
  • il sistema pensionistico deve essere solidale con tutti, ugualitario, non discriminatorio per i lavoratori dipendenti.
  • stipendi e pensioni devono essere adeguati all’inflazione.
  • lotta alla disoccupazione e al lavoro precario.
  • risolvere il problema dei circa 200 mila senzatetto che vivono in strada.
  • riduzione del costo degli affitti soprattutto per studenti e lavoratori precari.
  • no alla chiusura dei servizi locali come le linee ferroviarie, i pronto soccorso, le scuole e gli uffici postali.
  • migliore trattamento e inserimento sociale per i migranti richiedenti asilo, considerazione delle cause che producono il fenomeno.
  • fine del lavoro distaccato, ovvero del trasferimento del personale straniero, per esempio polacco o rumeno, con norme contrattuali dei paesi di provenienza. In territorio francese tutti i lavoratori devono essere sottoposti alle stesse regole.

Le richieste sin qui esposte hanno un carattere schiettamente proletario e in gran parte non saranno soddisfatte dal governo per diversi motivi. Primo, la borghesia francese rischierebbe di restare indietro rispetto alla competizione internazionale che vede nel costante attacco al costo del lavoro e alle condizioni di vita del proletariato le armi imprescindibili dello scontro intercapitalistico. Secondo, dati i rapporti di forza tra le classi assolutamente favorevoli alla borghesia, essa non è disposta a rinunciare nemmeno alla più piccola parte dei propri profitti, anzi impiega ogni sforzo per aumentare lo sfruttamento e la sottomissione dei lavoratori.

Proseguiamo con altre richieste di diversa connotazione:

  • adeguamento delle retribuzioni dei politici al salario medio nazionale.
  • salario massimo fissato a 15 mila euro.
  • numero massimo di 25 studenti per classe in ogni scuola di ogni ordine e grado.
  • promuovere il trasporto di merci su rotaia e sviluppo dell’industria delle vetture a idrogeno.
  • pedaggi autostradali da utilizzare per la manutenzione e la sicurezza delle strade
  • favorire il piccolo commercio contro i grandi centri commerciali.
  • imposte più elevate per le grandi catene straniere come MacDonal’s o Google.
  • protezione dell’industria francese proibendo le delocalizzazioni all’estero.
  • divieto di vendere le attività nazionali come dighe e aeroporti.
  • statalizzare nuovamente il setto energetico dato che il prezzo del gas e dell’elettricità è aumentato.
  • rimpatriare chi non ha diritto e comunque attuare una politica di integrazione degli immigrati vuol dire diventare francesi attraverso l’apprendimento della lingua, della storia e dell’educazione civica.
  • elaborare una legge per il referendum popolare da inserire nella Costituzione
  • più fondi a giustizia e polizia
  • mandato di 7 anni per il Presidente della Repubblica

Qui siamo di fronte a istanze piccolo borghesi che vanno dalla funzionalità pratica di alcune misure, sino alla formulazione di un riformismo dello Stato in senso democraticistico e nazionalista, per passare a posizioni decisamente reazionarie in riferimento ai rimpatri dei richiedenti asilo e delle imposizioni per diventare “francesi”. Come si può constatare le richieste rispecchiano con una certa fedeltà la natura sociale delle componenti del movimento.

Qual è la tattica messa in atto dal governo francese per sbarazzarsi del pesante e imbarazzante fardello rappresentato dai “gilet gialli”? Prima ha concesso qualche contentino, ora aspetta che il movimento si sgonfi naturalmente col passare del tempo. Bisogna aggiungere che il potere statale alla carota alterna il bastone, perché la repressione e la violenza della polizia è stata ed è molto forte. La borghesia ha il potere economico e politico, è cosciente dei propri interessi di classe, della propria forza e del sostegno di tutte le borghesie degli altri paesi. Quando si sentono in pericolo i capitalisti solidarizzano istintivamente, mettono da parte le loro divisioni e fanno un fronte comune contro il proletariato. Senza un’altrettanta coscienza di classe dei propri interessi, senza organizzazione, senza un programma che prospetti chiaramente una società alternativa al capitalismo, i lavoratori non possono che essere perdenti. L’isolamento e la mancanza di alternative del movimento dei “gilet gialli”, malgrado la determinazione e la volontà di lotta dimostrate, si concluderà con un pugno di mosche in mano. Le richieste di carattere maggiormente proletario saranno assolutamente disattese, in gran parte lo stesso vale per quelle piccolo borghesi, mentre il problema dei migranti continuerà a costituire lo specchietto per le allodole del disagio sociale, a sviare contro i più deboli il malessere causato dal capitalismo putrescente.

Limiti dei movimenti spontanei e l’ineludibile questione del partito

Il marxismo rivoluzionario ritiene indispensabile la presenza delle avanguardie organizzate sullo scenario della lotta di classe, in quanto espressione e punta avanzata della stessa classe. Senza il partito delle avanguardie rivoluzionarie in grado di indirizzare la spontaneità delle lotte verso la prospettiva comunista, non soltanto non sarà possibile superare i rapporti di produzione capitalistici, ma ciò significherebbe per i proletari andare a sbattere contro un muro invalicabile.

la realtà dei fatti dimostra che l’esperienza dei “gilet gialli”, dei movimenti di lotta precedenti e di quelli che certamente ci saranno in futuro, se lasciati a se stessi, non andranno oltre l’ottica rivendicativa o sindacalistica tutta interna al sistema. Le avanguardie comuniste non sono qualcosa di esterno alla classe, ma fanno parte della classe stessa. Esse sono la parte più avanzata e cosciente del proletariato, sono necessarie affinché il conflitto inevitabile tra capitale e lavoro non rimanga confinato all’interno dell’attuale sistema ma trovi una via d’uscita nel superamento di questa società sempre più disumana, divoratrice degli uomini e dell’ambiente, che sta trasformando il pianeta in un luogo sempre più invivibile.

Costruire un punto di riferimento politico rivoluzionario a scala internazionale è indispensabile e sempre più urgente. Ricucire il filo rosso nella direzione della prospettiva comunista, ovvero per la realizzazione della libera associazione dei produttori, quale possibile via d’uscita al baratro a cui conduce il capitalismo, è cosa ardua, ma essenziale. Soprattutto perché ancora oggi la borghesia è riuscita a far credere, e i proletari sono imbevuti di questa falsa coscienza, che il comunismo ha fallito con il crollo del socialismo reale nei paesi dell’est. Trappola di non di poco conto dato che quello era a tutti gli effetti capitalismo, nella forma specifica del capitalismo di stato.

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