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Carola Rackete, migranti, spoliazione e l'illusione dei muri.

Creato: 04 Luglio 2019 Ultima modifica: 04 Luglio 2019
Scritto da Carlo Lozito Visite: 630

carolaQuella capitalistica è la società dell'apparenza in cui la realtà si presenta sempre trasfigurata. Per la questione dei migranti, non si tratta del capovolgimento mistificante dei rapporti tra gli uomini trasformati in rapporti tra cose, insito nei rapporti di produzione borghesi, ma di un atto ideologico col quale dissimulare la realtà, fatto di affermazioni, azioni e leggi che violano addirittura le stesse norme nazionali e internazionali borghesi. Il ministro dell'interno Salvini ha inaugurato, e quotidianamente rafforza, la stagione della calunnia, della piegatura dei fatti al mero scopo propagandistico, dell'uso della forza pubblica a proprio uso, dell'uso spregiudicato dei media per il proprio interesse.

Poco importa che tanto spiegamento di forze vada a colpire solo i deboli, quelli che nulla o poco possono fare per difendersi e lascino indisturbati i criminali veri, quelli dai poteri forti, quelli che scorrazzano quotidianamente nelle città e campagne italiane liberi di commettere qualsiasi illecito, difesi da mille cavilli giuridici spesi ad arte da un esercito di avvocati quando non totalmente impuniti. Così, Carola Rackete, comandante della nave impiegata nel soccorso ai migranti in mare, è stata arrestata, accusata dai più alti rappresentanti del governo italiano, ma non solo, di essere una criminale.

Una piega di vita, quella in corso, che riduce la politica a beceri insulti e volgari argomentazioni estranee a qualsiasi obiettività che mirano a solleticare e a far presa sugli istinti più beceri dell'essere umano, istinti mai sopiti e pronti a rigurgitare, rinvigoriti dall'incancrenirsi di una situazione economica che produce insicurezza e incertezza, precarietà, rabbia, risentimento che, per la mancanza di idee altre e più proprie alla necessità di liberazione e solidarietà umane, possono essere facilmente depistati contro il diverso e il debole, il migrante appunto. La volgarità e l'ipocrisia in questo regnano sovrani: si brandisce il manganello con una mano, appunto contro gli indifesi, mentre con l'altra si agita il crocefisso per dire che lo si fa in nome della santità.

Ma non è ancora questo il punto nodale della questione dei migranti. Cominciamo con ciò che pochi, se non nessuno, dicono: la spoliazione. Le bibliche migrazioni attuali, come vedremo solo all'inizio, sono il risultato della spoliazione del mondo da parte del capitalismo, perpetuata da lungo tempo, iniziata fin dal periodo delle grandi scoperte geografiche e costata alle popolazioni locali ogni sorta di sacrificio: nelle Americhe, in Africa, in Asia e ovunque l'ingordo capitalismo sia arrivato. Oggi la spoliazione sta procedendo con una tale distruttività che interi popoli vengono ridotti alla necessità della fuga da casa propria, verso ignote destinazioni in cui il loro destino sarà ugualmente il destino di chi non conta nulla e sarà soggetto a ogni sorta di sfruttamento.

Si tratta a guardar bene di una spoliazione generale, con suoi tratti specifici a seconda del luogo e del momento, che produce una concentrazione della ricchezza senza eguali in tutta la storia del genere umano e all'altro polo della società, quello di coloro che nulla hanno, l'accumulazione della miseria materiale ed esistenziale. Così, mentre quotidianamente si muore lungo le varie rotte della disperazione, il signor Zuckemberg, poco più di un ragazzo, decide di farsi una propria moneta e inserirsi, per avere ancora più ricchezza, nel gioco della speculazione e della appropriazione parassitaria. Una delle mille assurdità di questo mondo folle, impazzito per il dominio del denaro e del capitale su ogni piega della società.

Se consideriamo l’Africa, ma il discorso vale per ogni continente, le grandi imprese e banche occidentali, negli ultimi cinquanta anni e con ritmo crescente, hanno portato via tutto ciò che si poteva con la complicità di borghesie locali a loro asservite e facilmente comprate. Si è prodotta in quei territori la più grande distruzione di quel poco di economia di sussistenza che poteva almeno permettere la sopravvivenza delle indigenti popolazioni locali martoriate invece con ogni sorta di vessazione, fino a veri e propri genocidi, quello del Ruanda è ancora vivo nei nostri ricordi, con la complicità dei gendarmi occidentali pronti a intervenire per raccogliere il frutto dei massacri. L'Africa oggi è in ginocchio, meglio dire lo sono le misere popolazioni diseredate perché anche lì si sviluppano a ritmo crescente le megalopoli, compound abitati da una ricca borghesia locale e internazionale, sorvegliati a mano armata perché contornati da fetide baraccopoli in cui si rifugiano le masse disperate in fuga dalle campagne occupate dalle coltivazioni intensive monocolturali al servizio del mercato internazionale, tutte di proprietà delle grandi compagnie mondiali che controllano la produzione di soia, caffè, tabacco. L'Occidente, ma oggi la Cina partecipa a piene mani al banchetto, si è impadronito di tutto ciò che si poteva sottrarre, dal petrolio, a ogni sorta di materia prima, ai terreni da coltivare. Il risultato è stato il dilagare nella stragrande parte delle popolazioni locali, private della terra che le nutriva, della fame, delle malattie, dell'indigenza e della disperazione a tal punto che la migrazione, pericolosa in sé e nelle mani di bande che ne hanno approfittato per farne un turpe commercio, è diventata l'unica via per tentare di agguantare l'illusione di un'esistenza meno atroce.

La spoliazione dicevamo ma, anche di questo non si parla, è non solo delle moltitudini povere delle aree geografiche più arretrate ma anche della gran parte delle popolazioni, certamente con connotazioni meno tragiche di quelle anzidette ma non per questo meno violenta, degli stessi paesi capitalistici avanzati: qui ormai si vive di precarietà lavorativa, di mancanza di diritti e tutele, di violenza, di fatica quotidiana per fronteggiare la dura lotta per l'esistenza e arrivare a fine mese. Qui, altrettanta disperazione, conduce i diseredati di questi paesi nelle braccia delle politiche borghesi che vogliono separazione, emarginazione, caccia all'untore più povero da parte di un altro individuo altrettanto povero.

Poi c'è la spoliazione della natura, ormai soffocata dallo scempio della predazione capitalistica. L'inarrestabile riscaldamento del pianeta, il suo impoverimento di risorse, persino quelle necessarie alla vita, è ormai un fatto con cui siamo costretti a convivere nell'indifferenza generale a partire da quella di chi ha causato e continua a causare il disastro. Anzi, sono tra costoro quelli che persino negano l'esistere del problema ambientale. Trump innanzi tutto, col suo seguito di scagnozzi col cappello in mano, in testa il signor Salvini in rappresentanza di un ben preciso fronte  della borghesia italiana.

Non illudiamoci, siamo solo all'inizio. Queste spoliazioni nei prossimi anni produrranno effetti ancora più devastanti. La crescita demografica mondiale aumenterà ancora e si prevede che il pianeta nel 2050 sarà abitato da 8,4 miliardi di persone. La crescita della popolazione si concentrerà innanzi tutto in Africa, poi in alcune regioni dell'Asia e nel Sud America mentre l'Europa sarà a crescita zero. Dunque i migranti odierni, con la loro scia di morti nel mare Mediterraneo o nei fiumi di confine tra il Messico e gli Usa, emblematicamente rappresentati dal quel padre affogato abbracciato alla sua bimba riversi sulla sponda, sono solo un pallida anticipazione della corrente umana che si riverserà da qui a qualche tempo in Occidente.

Ecco che appaiono ridicoli i muri che la borghesia tenta di erigere ovunque. Trump al confine col Messico, i governi europei con Frontex per i mari o con il filo spinato per arginare la rotta balcanica della disperazione, testimoniano l'impotenza borghese di fronte al disastro che ha creato. Salvini con i suoi feroci decreti contro gli ultimi della terra, contro coloro che non hanno i mezzi per difendersi, costruendo il suo consenso sulla parte più insensibile, ignorante e retriva degli italiani, costruendo il suo consenso sulla paura dei penultimi che temono di sprofondare a loro volta negli abissi degli ultimi.  dimostra di avere a cuore solo degli interessi di bottega. Si dimentica, o meglio fa finta di ignorare, la nuova migrazione giovanile italiana che ormai ha raggiunto il livello del secondo dopoguerra, periodo della acutissima crisi sociale post bellica: solo nel 2017 se ne sono andati dall’Italia circa 285 mila, una cifra che si avvicina al record di emigrazione degli anni ‘50, quando a lasciare l'Italia erano in media 294 mila italiani l’anno. Ironia della sorte, l’Ocse segnala come l’Italia sia ai primi posti nel mondo per emigrati, all’ottavo, dopo il Messico e prima di Vietnam e Afghanistan.

La borghesia desidera la regolamentazione dei flussi. È una strategia complementare a quella dei muri visto che vorrebbe accogliere lo straniero istruito, qualificato e ossequioso, importato nella giusta misura ovvero secondo le necessità del mercato della forza lavoro delle imprese. Gli altri? Gente da relegare nei lager libici dove imperversano la tratta, la tortura e lo stupro salvo quelli lasciati “liberi” di lavorare in nero nelle campagne meridionali. Perché il signor  Salvini non schiera l'esercito contro lo straconosciuto caporalato? Certo che no, si tratta di un segmento, molto redditizio del mercato del lavoro illegale, un mercato controllato da soggetti votati all'illegalità, potenti e protetti visto che operano alla luce del sole senza che nessuno intervenga.

Gli affamatori si ergono a paladini della difesa della territorialità nazionale e lavorano indefessamente per attivare la guerra tra i poveri e questi, oggi, in buona parte ci cascano. Essi erigono un altro muro, quello delle idee e così i migranti disperati, affamati dai carnefici che li respingono, diventano i nuovi untori che appestano e minacciano il popolo patrio. Questa semina di odio è gravida di violenza che presto esploderà nelle forme più odiose se non interverrà la coscienza di ciò che realmente accade.

Quei muri, oggi apparentemente invalicabili, saranno sistematicamente aggirati se non abbattuti dalle moltitudini affamate e diseredate che migreranno spinte sempre più dalla loro disperazione. L'attuale dibattito sui migranti, pro o contro che sia, è fuorviante perché cela il reale problema: il modo di produzione capitalistico è ormai giunto a produrre solo barbarie e deve essere superato. Anche il moralismo e l'umanitarismo della chiesa, delle Ong, dei filantropi che mal digeriscono la bruttura dell'esistente e riconoscono il pericolo di un'esplosione del disagio in forme incontrollabili, sono fuorvianti, addirittura complici quando non mettono il dito contro la causa vera di ciò che sta accadendo. Ci dispiace che tante pulsioni ideali umanitaristiche vengano deviate verso azioni che non possono fare alcunché per rimuovere i motivi della barbarie del mondo contemporaneo e per questo invitiamo a guardare l'universo dei terribili fenomeni odierni, non con le loro lenti forgiate per lo sguardo miope, ma col potente telescopio che consente di cogliere ciò che sta oltre, viene occultato ed è la causa vera di quanto accade. Ci piaccia o no, è il sistema economico capitalistico che deve essere messo in discussione. Che ci piaccia o no, il problema che l'umanità deve affrontare per salvare se stessa e il pianeta dalla barbarie è il suo superamento.

Letture consigliate.

La gestione dei flussi migratori come fattore di stabilizzazione al ribasso del valore della forza – lavoro e di divisione del proletariato

http://www.istitutoonoratodamen.it/joomla34/index.php/politicasocieta/486-emigraz-divisio

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