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Di distributori automatici è pieno il mondo

Creato: 15 Febbraio 2018 Ultima modifica: 15 Febbraio 2018
Scritto da Egidio Zaccaria Visite: 637

ammazonIl comunismo è un supermercato senza casse? Evidentemente no, non foss'altro per il fatto che la capitalista Amazon arriva in anticipo. È notizia di questi giorni che «dopo cinque anni di sperimentazione e un anno di ritardo sulla data di apertura prevista, si inaugura oggi il primo punto vendita Amazon Go, al piano terra del quartier generale del gigante dell’e-commerce a Seattle» (La Stampa).

 

Senza dubbio la domanda posta in esordio è provocatoria, forse rispecchia un comune sentimento nei confronti di una società nuova, vista con gli occhi della precedente, dove la prassi sociale legata al denaro è un dogma. Come tutte le domande che cercano risposte semplici, anche qui, è probabile che la mistificazione non sia nella risposta quanto nella domanda stessa. La questione, più che sulle casse, verte sul supermercato, sullo scambio di merci tramite il quale gli uomini entrano in contatto sociale. Pur ipotizzando soltanto un’equa distribuzione dei prodotti del lavoro, svincolata dal rapporto monetario e magari automatica, resterebbe inalterata l’alienazione nei rapporti sociali mediati nel rapporto tra cose; gli uomini continuerebbero a misurarsi soltanto con ciò che ricevono dal loro lavoro senza per questo entrare in rapporto direttamente sociale nel processo produttivo generale.

Nonostante Amazon e nonostante certo modo di intendere la faccenda, la cassa, intesa come certificazione dello scambio di valori eguali, non sparisce affatto; così come nelle prime fasi del processo sociale rivoluzionario, tanto auspicato e visto nel suo sorgere dalla società capitalistica, non sparisce, d’un tratto, il dominio del diritto borghese: «Domina qui evidentemente lo stesso principio che regola lo scambio delle merci in quanto è scambio di valori uguali. Contenuto e forma sono mutati, perché nella nuova situazione nessuno può dare niente all'infuori del suo lavoro, e perché d'altra parte niente può diventare proprietà dell'individuo all'infuori dei mezzi di consumo individuali. Ma per ciò che riguarda la ripartizione di questi ultimi tra i singoli produttori, domina lo stesso principio che nello scambio di merci equivalenti: si scambia una quantità di lavoro in una forma contro una uguale quantità in un'altra» (Marx – Critica del Programma di Gotha)

Ma ritorniamo alla notizia: «Il negozio non ha casse: i clienti possono entrare, scannerizzare il codice fornito da un’app dedicata collegata al proprio account Amazon, prendere i prodotti che desiderano e uscire. Tutto nel giro di pochi minuti. Grazie ad un complesso sistema di sensori e telecamere, accoppiato con un algoritmo dedicato, il prezzo degli oggetti acquistati viene addebitato automaticamente sul conto Amazon quando il cliente attraversa nuovamente i tornelli ipertecnologici all’uscita dal negozio» (La Stampa)

L'eliminazione della cassa ma, a questo punto, sarebbe più corretto dire: della cassiera, non è una novità. L'italianissima Coop fa uso di casse automatiche (non sempre) veloci nei suoi Iper: vai lì, ti scansioni i prodotti, metti mano alla carta e paghi. Le varianti tecnologiche, anche fantasiose, di questo processo sono note. Bevande, sigarette, carburanti, medicinali, e tanto altro, sono facilmente reperibili dopo l’orario di chiusura dei negozi, sempre che si abbia voglia di uscire di casa, altrimenti è sufficiente uno smartphone per accedere alla distribuzione automatica di qualsiasi genere merceologico. Per i nostalgici della bottega è sempre possibile recarsi al negozio per visionare un catalogo, ordinare e poi ricevere le merci a domicilio; è evidente che la fantasia non manca.

Resta il fatto che, comunque, le reti informatiche concentrano questi processi. L’immediatezza dello scambio, vale a dire il tempo intercorso tra pagamento e possesso del prodotto, dove si gioca molto per l’estensione di massa nell’uso di questi strumenti, resta legata alla produttività generale del lavoro nell’ambito delle consegne. La pressione sui lavoratori è fortissima con ritmi che costringono persino ad urinare nelle bottiglie: «I conducenti intervistati per il Daily Mirror ammettono di non rispettare i limiti di velocità. Sempre per risparmiare tempo, saltano la pausa pranzo o mangiano nel loro veicolo. Un'altra strategia per guadagnare preziosi minuti è quella di non andare in bagno. I fattorini prendono bottiglie di plastica e urinano nel loro veicolo. Solo così, dicono, possono compensare un volume di pacchi e una rotta impossibile da mantenere nel tempo assegnato» (tradotto da rapportsdeforce.fr).Se i limiti umani dovessero risultare inaggirabili, non parrebbe strano ricorrere alla sostituzione di forza-lavoro con una macchina, non sarebbe difficile immaginare che le innovazioni sulla guida autonoma potrebbero essere, fin da subito, applicate nella consegna delle merci.

Milioni di individui vengono semplicemente messi da parte, resi improduttivi; ai restanti viene chiesto (si fa per dire!) di tenere testa ai ritmi infernali delle macchine.

Dietro la definizione di produttività si nasconde quella pratica che serve a prolungare, in senso relativo, il tempo di lavoro non pagato. A parità di salario ed ore di lavoro (solo a titolo di esempio) un aumento di produttività si traduce in: a) una riduzione del tempo necessario a pagare il salario, vale a dire per reintegrare i costi di produzione della forza-lavoro; b) aumento del tempo a disposizione del capitalista. Di questo si tratta anche quando una cassiera viene sostituita da un sistema di telecamere e sensori; è tale sistema che successivamente determinerà il ritmo di lavoro degli addetti al reintegro negli scaffali, rendendo il lavoratore una semplice appendice. Discorso analogo per quei servizi online che ricevono ordini e garantisco la consegna anche entro 1 ora: lavoratori, un tempo chiamati garzoni, oggi shopper, si occupano di fare la spesa - presso grandi ipermercati - che poi verrà recapitata a domicilio.

In Lavoro salariato e Capitale scrive Marx:«nella stessa misura in cui la divisione del lavoro aumenta, il lavoro si semplifica. L’abilità particolare dell’operaio perde il suo valore. Egli viene trasformato in una forza produttiva semplice, monotona, che non deve più far ricorso a nessuno sforzo fisico e mentale. Il suo lavoro diventa lavoro accessibile a tutti. Perciò da ogni parte si precipitano su di lui dei concorrenti; e ricordiamo inoltre che quanto più il lavoro è semplice, quanto più facilmente lo si impara, quanto minori costi di produzione occorrono per rendersene padroni, tanto più in basso cade il salario, perché, come il prezzo di qualsiasi altra merce, esso è determinato dai costi di produzione». Quale abilità può ancora risiedere nel lavoro di un fattorino se, oggi, le conoscenze tipiche di questo impiego sono disponibili in sistemi di navigazione satellitare che indicano il punto preciso di consegna? Quale abilità può risiedere negli addetti alla vendita nel momento in cui le scelte vengono basate su una qualche recensione di Youtube? Il sistema dei feedback e delle recensioni, fonte di intelligenza collettiva, è lavoro accumulato, mezzo di produzione di proprietà dei capitalisti.

Continuiamo con Marx: «Le macchine portano agli stessi risultati su una scala molto più vasta, perché sostituiscono operai qualificati con operai non qualificati, uomini con donne, adulti con ragazzi, perché le macchine là dove vengono introdotte per la prima volta gettano sul lastrico masse enormi di operai manuali, e dove vengono migliorate e perfezionate, sostituite ad altre più redditizie, provocano il licenziamento degli operai a gruppi più piccoli. [...] se il capitale cresce rapidamente, cresce in modo incomparabilmente più rapido la concorrenza fra gli operai, cioè sempre più diminuiscono proporzionalmente i mezzi di occupazione, i mezzi di sussistenza per la classe operaia e ad onta di ciò il rapido aumento del capitale è la condizione più favorevole per il lavoro salariato». Qui viene esposta quella contraddizione insanabile, stante l’attuale modo di produzione capitalistico: le condizioni di esistenza del lavoro salariato sono direttamente collegate all’esistenza del capitale ma dove il capitale cresce, la concorrenza tra gli operai diventa feroce e diminuiscono i mezzi di sussistenza per gli operai stessi.

Non sono un caso, e nemmeno le prime ed uniche, le preoccupazioni esposte sui livelli occupazionali a seguito dell’apertura del primo negozio Amazon Go. Ad ogni giro di vite si alza la voce dei soloni contro la fine del lavoro, così strombazzante quanto rapida è la ritirata in un cinico realismo dalle classiche spallucce. Per costoro si tratta di sguazzare nel pantano alla ricerca di una qualche soluzione alle contraddizioni che, quando appaiono impossibili, si risolvono in un fraterno arrangiatevi!. Per i comunisti, per i sostenitori della rivoluzione sociale, viceversa, le contraddizioni del capitalismo sono un punto di partenza del movimento atto a rovesciare lo stato di cose esistente. Tenendo ben presente che si lotta contro gli effetti e non le cause, l’indispensabile sostegno alle rivendicazioni proletarie (o operaie che dir si voglia) non vale come salvaguardia del lavoro salariato ma punta al suo superamento, al superamento del lavoro salariato, vale dire al superamento del capitalismo.

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