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Strage di Manchester: un nuovo tributo di sangue al capitalismo decadente

Creato: 23 Maggio 2017 Ultima modifica: 23 Maggio 2017
Scritto da Mario Lupoli Visite: 422

manchesterUn nuovo attentato terroristico a Manchester fa strage di bambini e adolescenti. La matrice è sempre la stessa: quella borghese e reazionaria! Non è il pietismo pacifista né l’interventismo guerrafondaio che porrà un argine al terrorismo, ma solo la forza dei lavoratori indirizzata contro il sistema capitalistico che lo genera. Socialismo o barbarie!

Con il fragore di un’esplosione torna in Europa la mano assassina dei reazionari terroristi. A Manchester, un tempo città operaia simbolo del Regno Unito, muoiono 22 persone; quasi 60 i feriti. Era un concerto per adolescenti, di una giovane cantante americana, Ariana Grande. Com’era inevitabile, sono morti anche bambini.

Non ci sono ancora elementi per confermare la matrice di questo attentato, anche se al momento sembra probabile che possa essere islamista. Il sedicente Stato islamico ha rivendicato l’attentato felicitandosi della mattanza.

Manchester è d’altronde da tempo ormai diventata una delle città europee con il più significativo riscontro della campagna di reclutamento dell’ISIS, soprattutto tra i giovani messi ai margini della società dalla crisi economica.

I pezzi del puzzle della cronaca sono ancora da comporre, ma i dettagli non incidono sulla matrice di classe e politica dell’attentato: «è la fame di plusvalore, della linfa di cui si sostanzia il capitale, che spinge tutti contro tutti, non la Bibbia, il Vangelo o il Corano» (Tutti insieme appassionatamente contro l’Isis. E tutti l’uno contro l’altro armati).

 

Siamo di fronte all’ennesima strage borghese!

L’ordine mondiale del capitalismo in crisi è retto sulla guerra permanente e sull’insorgenza continua di fenomeni terroristici.

Il terrorismo risponde alla logica più intima dell’imperialismo mondiale. Ciononostante non mancano gruppi politici dell’estrema sinistra borghese che rivendicano un sostegno militare a ISIS e raggruppamenti simili, per una loro presunta funzione antimperialista. E’ come sempre nei momenti più critici della storia che i servi del capitale sono costretti a gettare la maschera socialista per rivelare il volto osceno della conservazione!

Un attentato che miete vittime così giovani sconvolge i milioni di donne e uomini che hanno assistito all’evento, direttamente o tramite i media. Ma come scriveva Onorato Damen:

«Il fattore sentimento si esaurisce ogni volta nella esecrazione, nell’odio, o nella rassegnazione, indifferentemente, che la stampa e la politica dei partiti sanno utilizzare e farne piattaforme di lancio per obiettivi di parte» (Violenza stupida, utile a chi?).

In questi frangenti, ai lavoratori coscienti di tutto il mondo si impone di rimarcare con nettezza la natura di classe del terrorismo reazionario, e che in ultima analisi le sue vittime sono sempre proletarie!

Le vittime: sempre i proletari!

Sono in assoluta maggioranza proletari coloro che muoiono sotto i colpi militari e l’infamia degli attentati.

Sono proletarie le vittime della crescente militarizzazione della società, del grado sempre maggiore di violenza che pervade le vite, della guerra che si estende dai campi di battaglia alle esperienze quotidiane di chi lotta per un lavoro o al lavoro.

E’ il proletariato internazionale la classe contro cui l’imperialismo in ultima analisi indirizza ogni sua battaglia, commerciale, bellica, terroristica, politica.

Violenza terroristica, bellica e politica: il circolo vizioso del capitalismo

Karl von Clausewitz spiegò che la guerra non è che la continuazione della politica con altri mezzi. Le forme di terrorismo che caratterizzano questa fase della vita del capitalismo sono propaggini, momenti o estensioni della guerra, esse stesse un modo di fare politica da parte delle molteplici forze e dei molteplici servi dell’imperialismo.

I lavoratori non hanno nulla a che vedere con guerre tra bande, con le azioni isolate di individui armati, con gli attacchi kamikaze, «che rafforzano in ogni caso la conservazione facendo camminare all’indietro l’orologio della storia» (Violenza stupida, utile a chi?).

Allo stesso modo, i lavoratori non possono condividere logiche securitarie, la militarizzazione di ogni momento e luogo di vita, che non solo non sfiorano le bande terroriste, ma si scatenano al contrario come strumenti repressivi contro ogni esperienza o ipotesi di lotta proletaria.

Il socialismo, unica alternativa

Guerra e terrorismo nascono dal ventre putrido del sistema sociale capitalistico. Sempre più decadente, questo modo di produzione e la sua società si sostengono su una base insanguinata e sanguinaria:

«Il fenomeno che forse più di ogni altro caratterizza la fase di decadenza della società borghese è la sua intima necessità di ricorrere alla guerra per uscire dalle proprie crisi economiche. Pur nella varietà delle giustificazioni ideologiche delle guerre combattute negli ultimi cento anni, tutte traggono la loro origine nelle contraddizioni del modo di produzione capitalistico. Ogni guerra è una guerra imperialista del capitale e in quanto tale sempre combattuta contro il proletariato» (Per una messa a punto del concetto di decadenza).

La crisi del capitalismo sta portando il mondo verso una barbarie sempre più manifesta.

La risposta alle tragedie come quella della notte tra il 22 e il 23 Maggio a Manchester non può allora venire dagli Stati, dai partiti, dai servitori di quello stesso sistema sociale che le genera.

La risposta è invece nei lavoratori stessi. Centinaia di milioni di proletari al mondo rappresentano una forza sociale enorme, che organizzata e diretta da un partito internazionalista avrebbe la potenza di farla finita con sfruttamento, terrorismo e guerra permanente.

Questa prospettiva è l’unica in grado di dare un futuro al mondo: Socialismo o barbarie!

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