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Mangime per maiali

Creato: 20 Maggio 2017 Ultima modifica: 20 Maggio 2017
Scritto da Mario Lupoli e Antonio Noviello Visite: 508

migrantiCibo per porci agli immigrati. La barbarie capitalista sfonda tutte le barriere dell’orrore, nel nome del suo unico dio: il denaro. Non c’è nulla, compresi donne, bambini e uomini in fuga da guerre e miseria, che possa sfuggire alla riduzione a una mera cosa.

Le mani insanguinate del dominio sociale capitalistico si sporcano ancora, colpendo i nostri fratelli di classe. L’unico modo di reagire a questa violenza è l’unione di tutti i lavoratori, i disoccupati, i proletari migranti, e la ricostituzione di un’organizzazione comunista internazionale che sappia dare un’autentica prospettiva di liberazione alla straordinaria forza sociale che la nostra classe può esprimere.

I maiali, se vengono trattati bene, durante una giornata ricevono pasti abbondanti (per farli ingrassare) a base di residui del frumento, ossia di quello che rimane dopo la lavorazione dei cereali. L’industria del cibo per suini, di solito, mischia a questo composto base anche carcasse di animali morti, tra cui i maiali stessi, o altre leccornie pensate dai fantasiosi chef dell’industria alimentare per bestie da macello.

A Isola Capo Rizzuto, in Calabria, sono stati fatti passi in avanti nell’alimentazione umana: si è pensato di ridurre un ciclo e di far mangiare (attenzione: è un esperimento al momento, non provateci voi a casa) cibo per maiali direttamente ai migranti, a quei simpatici ospiti con la pelle scura che ultimamente stanno arrivando copiosi sulle nostre coste (cambiate rotta qualche volta, che diamine!) e che vengono accolti umanamente da stabilimenti di allevamento suini, e lì tenuti all’ingrasso.

Nei fantastici anni Sessanta e seguenti, la Camorra, come pure la Mafia – componenti strutturali del Capitale, solite risolvere le questioni nel sangue – aveva il vizio di alimentare i maiali con persone sgradite ai clan. L’avanguardistica ‘ndrangheta, insieme ad associazioni benefiche, come la Misericordia, ha fatto un salto di qualità riservando agli sgraditi, ma utili migranti, cibo per porci.

Il fatto in sé è semplice: indagini hanno portato all’arresto di 68 persone (?), un parroco, mafiosi a vario titolo e un dirigente locale dell’associazione di volontari della Confraternita di Misericordia, che gestivano un centro di accoglienza per migranti. Dei 100 milioni messi a disposizione dalla casa madre Italia, 32 erano finiti nella struttura misericordiosa e quindi (si afferma) all’organizzazione mafiosa.

Come asseriscono poi le indagini, il solo sacerdote ha intascato 150mila euro per assistenza spirituale ai migranti (non stiamo scherzando!). Un business ben pagato dagli Stati. E come sempre, alla fine, spetta alla fondamentale mano sporca del capitale (quella mafiosa) fare il lavoro puzzolente.

Quando ci troviamo dinanzi a forme così estreme e brutali di sfruttamento e dominio, l’indignazione non basta. Da questa può al massimo alzarsi un senso di protesta, un bisogno di porre un freno a questi casi con delle giuste riforme, con più controlli, reprimendo questi eccessi. Però così non si va oltre la superficie del fenomeno.

La mente ci è corsa a una nota giovanile di Marx sulla prostituzione, un’altra forma di sfruttamento particolarmente odiosa che riduce l’essere umano all’oggetto di scarto più insignificante al mondo.

«La prostituzione è soltanto un'espressione particolare della prostituzione generale dell'operaio, e siccome la prostituzione è un rapporto di tale natura che vi rientra non solo chi è prostituito ma anche chi prostituisce la cui abiezione è ancor più grande - anche il capitalista, ecc., rientra in questa categoria» (Manoscritti 1844).

Allo stesso modo, i salariati costretti a mangiare come maiali sono un’espressione particolare della generale reificazione, ovvero di quel processo capitalistico che fa apparire i rapporti sociali tra esseri umani come rapporti tra cose. Se però l’essenza dell’uomo «non è un'astrazione immanente all'individuo singolo», ma piuttosto l’ensemble dei rapporti sociali (VI Tesi su Feuerbach), questa reificazione disumanizza tutta la società, ogni relazione, ogni individuo.

Certo è un fenomeno che si presenta con gradi diversi, dal mangime per maiali, ad Auschwitz, agli operai cinesi “mangime per le macchine”, agli addetti alle pulizie dell’università che ci scrivono di essere “mangime dell’ateneo”, ai lavoratori tagliati e buttati via come “rami secchi”. Ma pervade tutto, perché nasce necessariamente dal modo di produzione capitalistico., caratterizzato dal valore di scambio:

«Nel valore di scambio la relazione sociale tra le persone si trasforma in rapporto sociale tra cose; la capacità personale, in una capacità delle cose» (Grundrisse).

Recuperare l’umanità delle nostre vite e dare pieno spazio alle potenzialità di ognuno è il vero orizzonte della società futura, della prospettiva di una associazione di produttori liberi ed eguali. Solo la rivoluzione – il sovvertimento radicale di questa formazione economica e sociale per riorganizzare su basi razionali, umane e libere la società – può combattere la legge del valore e mettere fine a questo mondo di morte.

La sua attualità è a ben vedere molto più forte di prima: a essere crollato e confinato nel museo degli orrori storici è stato lo stalinismo, una forma particolarmente odiosa di capitalismo di Stato.

Il comunismo è la possibilità concreta di dare un futuro all’umanità a livello internazionale, a partire dalle potenzialità sociali già esistenti ma che sono soffocate dal modo di produzione capitalistico. Altro che morte del comunismo: la sua prospettiva vive nelle lotte dei lavoratori e dei disoccupati di tutto il mondo e nel programma rivoluzionario, al cui sviluppo la nostra associazione indirizza il suo contributo.

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