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Comunità da distruggere, comunità da far fiorire

Creato: 18 Maggio 2017 Ultima modifica: 19 Maggio 2017
Scritto da Mario Lupoli Visite: 490

La sortita sul servizio civile obbligatorio della ministra della Difesa Roberta Pinotti esprime con una forza simbolica molto potente la natura oppressiva della comunità apparente in cui viviamo. Ci rimanda però anche alla possibilità di una forma diversa di associazione delle donne e degli uomini, nella quale vivere in libertà e pienezza l’espressione della propria individualità.

 omologazione masseLa ministra Pinotti era a Treviso, alla novantesima adunata nazionale degli alpini. La platea militare probabilmente ha facilitato una proposta emblematica: quella del servizio civile obbligatorio.

Il servizio civile nazionale è nei fatti, per tantissimi giovani, una forma di welfare, un’occupazione temporanea, con una retribuzione forfettaria di poco più di 400 € al mese per lavori poco qualificati.

Nel 1972 venne introdotto come alternativa per i giovani maschi chiamati alla leva, ma obiettori di coscienza. Dopo vari cambiamenti legislativi, attualmente è una possibilità volontaria offerta a ragazzi e ragazze fino ai 28 anni. È in ogni caso una delle attività messe in campo per la “difesa della Patria”, pur con “mezzi ed attività non militari”, come recita la legge.

Sulla scorta dell’esempio di altri Paesi europei, la ministra ha aperto all’ipotesi di renderlo obbligatorio. Se ne discute, ha precisato, “non solo in Svezia, ma anche in Francia, dove, alle ultime presidenziali, l’argomento è stato toccato da molti candidati, compreso Macron” (Corriere della sera).

Non è forse casuale che la Pinotti si riferisca a Macron, che ha vinto le elezioni scontando un’affermazione del Front National impensabile fino a non molti anni fa. E in più con problemi enormi, sia di natura geopolitica - in particolare nel tentativo di un riassetto degli equilibri di forza nell’asse franco-tedesco - che interni. Secondo gli analisti, il profondissimo disagio dei salariati e dei disoccupati è stato attratto dal populismo sovranista e fascista molto più che dalle sue ricette. Non scandalizzi: l’assenza di avanguardie comuniste tra i proletari significa anche questo.

In una crisi sempre più profonda, tra sovranismo ed europeismo, populismo e globalismo, razzismo e pietismo, si agitano i fantasmi delle ideologie a servizio del dominio sociale capitalistico. Ad essi vengono collegati i problemi del lavoro, delle guerre, della povertà crescente, della disoccupazione, delle migrazioni. L’ombra che si allunga su tutti questi temi è quella della coesione di una comunità in frantumi. Coesione che significa compromesso tra le classi, tra chi sfrutta e chi è sfruttato, che vuol dire pace sociale, che i lavoratori e i disoccupati non si uniscano e non combattano per migliorare la propria vita e per trasformare radicalmente la società.

L’idea del servizio civile obbligatorio, che fu già di Prodi, poi di Renzi ma anche di Salvini, ha fatto tornare a discutere. Michele Serra, nella sua rubrica su Repubblica, ha scritto:

«Quando venne abolito il servizio militare di leva ero troppo giovane per capire che, insieme a tante buone ragioni, ce n’era anche una cattiva: il prevalere indiscriminato e pregiudiziale del valore della libertà individuale rispetto al valore dell’appartenenza a un popolo e a una comunità nazionale». (l’amaca).

Cosa può restaurare un senso comunitario in una società così decadente che il vecchio homo homini lupus (“l'uomo è lupo per l'altro uomo”) sembra essere l’unica legge possibile, anzi l’unico modo di vivere? L’«idea splendida» è l’«essere richiamati per qualche mese alla vita comunitaria, in deroga alla dittatura dell’ego» (l’amaca). Naturalmente in modo obbligatorio.

Nel presentare la propria società come ultima organizzazione umana possibile e auspicabile, la borghesia descrive ogni sua caratteristica come qualcosa di naturale, senza aggettivi a specificarla. Democrazia, Società, Economia, Stato, Comunità. Ma quale comunità? A quale vita comunitaria si verrebbe “richiamati”?

In una società in cui dominano le idee delle classi dominanti, dare per scontato il senso comune attorno a queste questioni significa restarne subordinati e spegnere la facoltà di giudizio critico.

Per cambiare lo sguardo con cui osservare il mondo, è necessario allora porsi in termini radicali rispetto alle stesse domande da farsi. In questo senso sono di straordinaria attualità alcune pagine dell’Ideologia tedesca, uno dei testi fondativi della moderna teoria materialistica della storia.

Vi si scriveva infatti che le comunità umane che ci sono state sino ad ora sono tutte apparenti, surrogati di comunità, enti, come lo Stato nella maniera più compiuta, che si ergono al di sopra degli individui, assumendo la posizione e la forza di un potere estraneo e dominante.

«La comunità apparente nella quale finora si sono uniti gli individui si è sempre resa autonoma di contro a loro e allo stesso tempo, essendo l’unione di una classe di contro a un’altra, per la classe dominata non era soltanto una comunità del tutto illusoria, ma anche una nuova catena» (Ib.).

Ciò non significa che non sia nell’associazione con gli altri che ogni individuo possa realmente essere libero: la nostra specie non esisterebbe nemmeno senza il carattere di socialità.

Ma questo non può avvenire in un surrogato, al contrario è «nella comunità reale (che) gli individui acquistano la loro libertà nella loro associazione e per mezzo di essa» (Ib.).

Come arrivare allora a una comunità reale?

Nella classe sociale gli individui si uniscono nella loro medietà, cioè in quanto accumunati dall’unica cosa comune: avere interessi di classe, contrapposti a quelli delle classi avverse. L’esistenza stessa delle classi impedisce di essere donne e uomini nella propria pienezza: si partecipa «non come individui, ma come membri di una classe» (Ib.).

Ma la grande forza sociale che potrebbero esprimere i salariati nel mondo consentirebbe di aprire a nuove forme di associazione dalle straordinarie potenzialità di liberazione:

«Nella comunità dei proletari rivoluzionari, invece, i quali prendono sotto il loro controllo le condizioni di esistenza proprie e di tutti i membri della società, è proprio l’opposto: ad essa gli individui prendono parte come individui» (Ib.).

Un servizio civile obbligatorio sosterrebbe il senso di una comunità apparente che subordina lavoratori, disoccupati, giovani proletari. La «comunità apparente che si è resa indipendente di contro agli individui (Stato, diritto)» (Ib.) è violenza centralizzata che domina e opprime, è «un potere che in ultima analisi può essere spezzato soltanto da una rivoluzione» (Ib.). Qui la grande possibilità di ripensare tutta la società in termini radicalmente umani, dove gli individui siano effettivamente liberi e nelle condizioni di vivere la pienezza di sé.

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