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Guerra o rivoluzione

Creato: 23 Aprile 2015 Ultima modifica: 03 Ottobre 2016
Scritto da Istituto Onorato Damen Visite: 922

Volantino, Asti, dicembre 1944

 

La guerra è entrata nella sua fase risolutiva, di fronte all'enorme superiorità degli avversari, le truppe tedesche devono effettuare una serie di continue ritirate, il cui vero significato di avvicinamento alla completa disfatta non può venire nascosto dai bollettini del comando germanico, malgrado l'assurdità e la ridicolaggine di certe affermazioni, che vorrebbero apparire quali successi difensivi la perdita di territori e di città strategicamente ed industrialmente importanti.

 

L'unico fronte tranquillo è quello italiano, perché gli anglo-americani hanno l'interesse militare di tenere agganciate le divisioni tedesche, senza respingerle verso le Alpi, mentre politicamente ritardano l'unione delle masse operaie del Piemonte, della Lombardia e della Liguria, animate da spirito di lotta classista, al governo monarchico di Bonomi, che ha già una vita tanto difficile.

 

In questa atmosfera di attesa della prossima fine del conflitto, il Comitato di Liberazione lancia nuovamente, specialmente per mezzo del Partito Comunista Italiano, i suoi incitamenti alle masse operaie di prepararsi all'insurrezione contro il nazi-fascismo.

 

Noi definiamo provocatoria tale propaganda ed affermiamo che se la classe operaia commettesse l'ingenuo errore di insorgere contro le truppe germaniche andrebbe incontro ad un massacro terribile.

 

Gli episodi dolorosi di Grosseto, di Parigi e di Varsavia costituiscono un istruttivo insegnamento, che non bisogna dimenticare.

 

Assurda è poi la confusione che si fa tra guerra e rivoluzione.

 

La classe operaia non è militarista, ed in nessun periodo storico i partiti politici proletari hanno posto il problema dell'azione sul piano della guerra di carattere militare contro l'esercito, che richiede, oltre tutto, speciali capacità tecniche.

 

Il proletariato è contro la guerra e lotta contro di essa facendo propaganda per la diserzione ed il boicottaggio, pronto ad approfittare di una eventuale situazione favorevole per trasformarla in una lotta civile per la conquista del potere.

 

La classe operaia è rivoluzionaria, ma la lotta rivoluzionaria non ha nulla a che fare con la guerra tra eserciti: diversa ne è la tecnica, diversi i metodi, diverse quindi le doti che i dirigenti devono possedere.

 

Il proletariato ha già dimostrato che o lotterà per la conquista del potere, ed il partito bolscevico, guidato da Lenin, ha dato un magnifico esempio che si dimostra come un partito politico operaio possa e debba dirigere la rivoluzione.

 

Mancando ora la possibilità di trasformare la guerra in lotta civile, come è successo in Russia nel 1917, la classe operaia deve organizzarsi e prepararsi per la prossima lotta contro il capitalismo italiano, i cui interessi, dopo la caduta del fascismo, sono difesi dal Comitato Nazionale di Liberazione.

 

I partiti che tentano di promuovere l'insurrezione contro le forze militari, anche, e specialmente, se si chiamano comunisti, compiono opera provocatoria e dimostrano la loro intima essenza antiproletaria.

 

Il Partito Comunista Internazionalista addita al proletariato l'unica via veramente rivoluzionaria, seguendo la quale potrà conquistare il potere e porre fine allo sfruttamento capitalistico.

 

 

 

Un gruppo di comunisti internazionalisti


 

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