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Il grillismo alter ego del berlusconismo

Creato: 07 Marzo 2014 Ultima modifica: 17 Settembre 2016 Visite: 1742

Dalla  rivista  D-M-D' n °8

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Come l'illusionista di Arcore che l’ha preceduto, il comico genovese, espressione delle mezze classi in rovina, vorrebbe risollevare le sorti del malconcio capitalismo italiano. Ben altro dovrebbero fare i lavoratori! E' proprio il capitalismo il loro problema, esso non è riformabile. Il Movimento 5 Stelle, invece, esaltando l'ingannevole democrazia del Web, fa opera di offuscamento delle coscienze affinché non si guardi oltre l'angusto orizzonte borghese

Come sempre, il bel paese è all'avanguardia nella creazione di eventi originali. Da Berlusconi a Grillo, dal grande capitalista “operaio”, al comico divenuto catalizzatore della rabbia sociale contro la partitocrazia e rappresentante, più o meno consapevole, delle mezze classi impoverite e allo sbando. In mancanza di altri punti di riferimento anche una parte del proletariato subisce il fascino e gli ammiccamenti del comico genovese, poiché partiti e sindacati non vengono più riconosciti come possibili organizzazioni di difesa degli interessi dei lavoratori ma collusi e parte integrante del sistema borghese. Il demagogo di turno è sempre stata una figura molto utile al potere quale strumento di “distrazione di massa”. Invece di essere il sistema capitalista, causa della crisi economica e sociale, a essere messo sotto la lente d'ingrandimento per coglierne i limiti e la necessità del suo superamento, si svicola da tutt'altra parte, per indirizzare contro un falso bersaglio tutta la rabbia e l'indignazione sociale. I grillini da sempre denunciano la classe politica di essere inefficiente e corrotta, ma intanto anche loro si sono accomodati sulle poltrone del potere, in Parlamento come nelle varie amministrazioni locali, nonostante l'ostentata diversità sbandierata.

Mentre la politica italiana è alle prese con i propri intrighi, le condizioni di vita del proletariato sono in caduta libera. In Italia, come nel resto del mondo, i lavoratori continuano a subire pesantemente gli effetti della crisi economica senza riuscire a rispondere adeguatamente sul piano delle lotte, tanto meno su quello politico-organizzativo. In questa situazione di passività è facile cadere nelle trappole che il mercato politico borghese rinnova continuamente: rassegnandosi a scegliere il male minore si finisce inevitabilmente in balia dei populismi che altro non sono che stampelle al servizio dei nazionalismi e della propria borghesia.

Grillo, Casaleggio e la loro invenzione: il Movimento 5 Stelle

Mentre la grande borghesia industriale e finanziaria è consapevole di se, dei propri interessi e del proprio ruolo, il proletariato è ancora lontano dall'avere maturato una pur minima “coscienza di classe” anticapitalista. La crisi sistemica del modo di produzione capitalistico, che dura da anni, non sta provocando né la guerra generalizzata, né la rivoluzione, contrariamente a quanto accadde in passato. Cosa significa questo? Per esempio, che non possiamo escludere un lento e lungo declino sociale, con alti e bassi, che veda un'ulteriore concentrazione del potere economico e politico nelle mani di una ristretta borghesia mondiale sempre più forte e ricca, mentre dall'altra parte potremmo assistere all'impoverimento generalizzato della popolazione, alla consistente riduzione del ceto medio; di fatto, alla proletarizzazione e sotto proletarizzazione della società, fenomeni peraltro già operanti da tempo.

In questo quadro inquietante abbiamo visto palesare il loro malessere anche le mezze classi, la piccola e media borghesia cadute in disgrazia e in cerca di rappresentanza politica, nella vana illusione di fare pressione sulle istituzioni statali per costringerle a fare qualcosa per loro, nel tentativo di recuperare il terreno perduto. Il Movimento 5 Stelle, pur proponendosi come il contenitore principale della multiforme protesta sociale, da destra a sinistra, nella sostanza è espressione del malcontento e delle istanze piccolo borghesi. Aspirazioni che si scontrano con le dinamiche del grande capitale, per giunta in crisi, che colpiscono duramente la classe proletaria e le categorie lavorative dei piccoli proprietari. Il carattere originale del M5S è l'uso delle più moderne tecnologie di comunicazione, in primo luogo Internet, al servizio della propria azione politica e della competizione elettorale. Ciò ha permesso al movimento di ottenere un grande successo con straordinaria rapidità, potendo contare, ora, su un consistente numero di rappresentanti in Parlamento. La Rete è un grande strumento di comunicazione, apparentemente democratico, col quale tutti possono esprimere il loro parere pensando di decidere, ma in realtà tenuto saldamente in pugno dai due capi indiscussi del movimento, Gianroberto Casaleggio e Beppe Grillo: “Le persone che sono state elette sono prive di una reale base sociale e quindi agiscono come individui che quando tornano nei loro territori non hanno delle vere e proprie strutture locali con cui confrontarsi. La mancanza di base territoriale è dovuta al fatto che questo tipo di movimento elimina in un qualche modo gli intermediari, i partiti, collegando l'individuo direttamente al portavoce, al capo... l'operazione di Grillo è una manovra di marketing e ha bisogno di qualcosa che non ha una storia e una struttura codificata. Il marketing ha bisogno di un prodotto nel quale ognuno ci vede quello che vuole, pensando che quel determinato prodotto sia stato concepito ad hoc per la propria persona.”1

Agli esordi i due personaggi, sfruttando il malcontento generalizzato nei confronti dei politicanti e della burocrazia statale, poterono presentarsi come i salvatori della patria, gli innovatori che tramite Internet sarebbero stati gli artefici di un nuovo Rinascimento. Soltanto che le proposte politiche avanzate successivamente nei vari programmi elettorali, compreso quello per le prossime elezioni europee del 2014, sono vuote e ridotte a generiche rivendicazioni declamatorie. Si va dal reddito di cittadinanza, agli aiuti ai piccoli imprenditori, all'abolizione del Fiscal Compact, sino all'alleanza tra i paesi mediterranei, e così via. L'importane è dare l’idea di potere accontentare tutti, indipendentemente dal colore politico o dalla classe sociale di appartenenza. Lo spartiacque è tra i poteri forti del grande capitale, rappresentati dai maggiori partiti tradizionali e tutto il resto: operai, disoccupati, commercianti, professionisti, imprenditori, ecc. Essi indistintamente costituirebbero il popolo lavoratore, il bacino in cui pescare il consenso a cui fa riferimento il Movimento 5 Stelle.

Il nuovo “Principe”: Internet

Alla base del successo del M5S c'è l'idealizzazione della rete quale panacea di tutti i mali. Grillo e Casaleggio da sempre ostentano l'idea della possibilità di rivoluzionare la società attraverso la democrazia del Web, la quale viene equiparata alla democrazia diretta esprimibile ed esercitabile dai cittadini attraverso i numerosi strumenti messi a disposizione dalle nuove tecnologie digitali. L'anno zero della storia dell'umanità sarebbe cominciato: “Nel mondo di Beppe Grillo il passato non esiste. Esiste solamente il futuro della nuova era, della Rete, della mutazione antropologica. Le idee senza parole sono costituite prevalentemente da una costruzione mitologica che non ha certo inventato Grillo ma di cui il comico genovese si nutre a piene mani. I politici (riuniti nella Casta) sono vecchi, la scuola che frequentano i vostri figli è vecchia, le ideologie sono vecchie. Nuova è la Rete, come mondo mitologico, organico, a-conflittuale, nel quale ogni cosa assume il suo ordine naturale.”2

Dunque al decrepito e corrotto parlamentarismo dovrebbe seguire il decisionismo del popolo della Rete. Ma per fare che cosa? Cosa prospettano per il futuro i grillini una volta allontanata la casta politica? Il risanamento del capitalismo in crisi? Sempre che ciò sia possibile, è di questo che dovranno occuparsi i cittadini? Non dicendo niente sui problemi di fondo, essi vorrebbero guarire il capitalismo e uscire dal pantano della crisi economica e sociale con le solite e generiche ricette. Al di là di piccole pillole di sinistrismo fraseologico e di concessione a qualche idea “progressista”, l'indirizzo politico dato al movimento dall'accoppiata Grillo-Casaleggio, contrariamente a quanto vogliono far credere, è di carattere assolutamente conservatore. E se questo è ciò che li caratterizza stando all'opposizione, ancora di più il M5S svelerà il suo carattere intimamente reazionario se dovesse assumere un qualche ruolo di governo domani. Alcune anticipazioni di Grillo sui temi dell'immigrazione, negare la cittadinanza ai figli degli immigrati e del lavoro, l'ostilità manifestata contro i lavoratori del pubblico impiego considerati indistintamente dei parassiti, sono state eloquenti. Senza contare l’accondiscendenza dimostrata nei confronti di forze fasciste come Forza Nuova e CasaPound.

Il solido connubio tra Casaleggio e Grillo avvenne nel 2005, i due entrarono in simbiosi integrando le loro relative esperienze di provenienza. Un mix vincente alla prova dei fatti, tra un comico e un imprenditore esperto informatico, che ha saputo mettere a frutto con straordinaria efficacia le peculiari abilità comunicative. La popolarità di Grillo, il successo dei suoi spettacoli nelle piazze e il rifiuto di qualsiasi apparizione televisiva, come pure di rilasciare interviste ai giornali italiani, hanno generato il crescente interesse e l'effetto di fare parlare continuamente dell’ex comico genovese e delle proprie iniziative il piccolo schermo e la carta stampata; le capacità manageriali di Casaleggio nel pianificare e indirizzare, dietro le quinte, il movimento sia dentro che fuori la Rete, sono stati gli ingredienti alla base della crescente popolarità del M5S. Così nel giro di pochi anni dall'atto costitutivo del 2009, il movimento ha potuto ottenere un clamoroso successo alle elezioni politiche del 2013, con quasi 9 milioni di voti, il 25,5% del totale, diventando il secondo partito nazionale dopo il Pd.

Grillo potendo contare sulla novità e la “rettitudine” dei propri giovani militanti da collocare nelle istituzioni, un nuovo personale politico estraneo alle beghe di palazzo, e di un'organizzazione facsimile alle attività affaristiche di Casaleggio, ha potuto ripercorrere, in un certo senso e in forma aggiornata, l'ascesa fulminante di Berlusconi avvenuta vent'anni prima: “Il fenomeno Grillo, può essere inteso come un'ulteriore tappa del processo di aziendalizzazione della politica. Se negli anni Novanta Berlusconi porta il modello televisivo in politica, oggi Casaleggio ha introdotto la Rete, divinizzandola alla stregua di un feticcio, come veicolo principale di consenso. Il grillismo, come il berlusconismo, nasce prima come azienda, poi diventa partito. Con una importante e pericolosa differenza: il grillismo infatti si presenta come un fenomeno di protesta e di opposizione ai poteri forti, e dunque rappresenta un'aziendalizzazione del dissenso, un modo per convertire la giusta indignazione di larghe fasce della società in una subdola operazione di marketing.”3

Per poteri forti, nel passo citato, si intende soprattutto la grande finanza, il cui dominio è paragonato dal M5S a un grande fratello che tutto vede e tutto controlla. I banchieri eserciterebbero il monopolio delle decisioni, una sorta di signoraggio attraverso il tanto deprecato denaro, producendo sconquassi nell’economia, in primo luogo a danno del più apprezzato capitale produttivo della piccola imprenditoria diffusa. Nel corso del tempo gli obiettivi presi di mira da Grillo mutano: prima della collaborazione con Casaleggio erano le multinazionali, poi i politici incapaci e corrotti, ovvero la casta. Tutto questo non è un caso, la Casaleggio Associati – Strategie di Rete è la società di Casaleggio che lavora anche per diverse grandi multinazionali. Casaleggio è un personaggio furbo e intelligente, ex simpatizzante della Lega, con amicizie altolocate nella grande borghesia. Nel video in cui presenta il suo Progetto Gaia per un nuovo ordine mondiale, si atteggia scaltramente a oracolo, predicendo un completo sovvertimento del pianeta, la riduzione del numero degli abitanti a un miliardo, la permanenza di Google e, ovviamente, di Internet quali strumenti fondamentali di comunicazione permanente dei superstiti. Fantasticherie, certamente, ma non è da sottovalutare il pericoloso potere ipnotico che potrebbero esercitare sulle masse esauste i vari santoni di turno. Naturalmente Casaleggio si guarda bene dal denunciare i reali padroni del mondo, i grandi magnati del capitalismo e le multinazionali, per vagheggiare in astratto di poteri occulti non ben definiti.

Le illusioni reazionarie della piccola borghesia

E' sconcertante vedere come all'esaltazione di un mezzo simbolo della globalizzazione, Internet, corrisponda il più gretto nazionalismo. Infatti, un altro punto caratterizzante le posizioni del M5S è l'ostilità all'Unione Europea e all'euro, come al solito indicati come strumenti al sevizio dell'alta finanza, per cui Grillo: “…  individua i guasti del capitalismo nella carenza di sovranità monetaria e non, ad esempio, nello sfruttamento dell'uomo e della natura. E' un'argomentazione, questa, che piace molto alle Destre estreme, da sempre ossessionate dal tema dell'usura e dall'ossessione del governo del mondo ad opera dei banchieri con riferimenti più o meno espliciti ai pregiudizi antisemiti.”4 Per Grillo il ritorno alla lira permetterebbe le svalutazioni competitive di vecchia memoria a vantaggio dell'industria nazionale, ciò porterebbe ossigeno all'economia in tempi di recessione economica. Praticamente è uno dei vecchi cavalli di battaglia della Lega, non a caso vi è una comunanza di vedute tra i due raggruppamenti. Le conseguenze sono state negative per la logora e vecchia Lega battuta sul suo stesso terreno oscurantista, su questo e su altri temi, con tanto di travaso di voti tra i suoi militanti e tra gli imprenditori simpatizzanti del Nordest, dal partito di Bossi al M5S.

E' innegabile il dominio del capitale finanziario su quello produttivo, ma vanno spiegate le ragioni. Il processo di finanziarizzazione dell'economia va avanti da decenni, alla decrescita dei saggi di profitto industriali ha fatto seguito lo spostamento degli investimenti dalla produzione alla speculazione. Molte imprese industriali sono state trasferite dai paesi avanzati a quelli periferici a basso costo della forza lavoro, mentre i centri imperialistici dominanti, Stati Uniti ed Europa in particolare, si sono dati battaglia per il controllo delle principali materie prime, petrolio in testa, e della rendita inventando strumenti finanziari di tutti i tipi, determinando indirettamente un enorme spostamento, dai paesi periferici al centro del capitalismo, di plusvalore estratto al proletariato dell'intero pianeta. La globalizzazione del capitale, la concentrazione della ricchezza, la nuova divisione del lavoro a scala internazionale, le bolle speculative, ecc., non sono causa ma conseguenza dell'inceppamento dei meccanismi della produzione capitalistica che cominciò a manifestarsi nei primi anni settanta. Demonizzare la finanza è un falso problema, propagandare un capitalismo buono in contrapposizione a un capitalismo cattivo significa restare incatenati alla logica di questo sistema, non guardare oltre. Il capitale finanziario e il capitale industriale sono due facce della stessa medaglia che si chiama capitalismo, il cui unico scopo è ricavare profitto dallo sfruttamento del lavoro salariato, ovvero perpetrare il processo di produzione e riproduzione del capitale nella sua totalità.

Come in altre epoche storiche di crisi, la piccola borghesia insieme al proletariato ne subisce pesantemente le conseguenze. La piccola borghesia, pur non essendo una classe sociale vera e propria, ha sempre costituito in un paese come l'Italia, una quota numericamente importante di popolazione. Il deterioramento della situazione economica colpisce il commerciante, il professionista e il piccolo proprietario, i quali, il più delle volte, guardano all'indietro sperando di recuperare il terreno perduto. Così pure le fasce emarginate giovanili che si sentono private del loro futuro. Piccola borghesia e sottoproletariato sono da sempre le fasce sociali maggiormente esposte all'influenza della destra reazionaria.

Grillo ha fatto notare con insistenza che lui e il suo movimento sono stati i contenitori del disagio sociale di destra e di sinistra, che senza la loro presenza pacifica le cose si sarebbero potute mettere male e fuoriuscire dall'alveo istituzionale. Egli afferma che solamente una trasformazione radicale della prassi politica, la pratica della democrazia diretta attraverso il Web potrà essere la soluzione, lo spazio dove tutti potranno esprimersi e trovare la loro strada: “Grillo e Casaleggio affermano che in Rete tutti hanno non solo il diritto ma anche finalmente l'opportunità di esprimere le proprie opinioni, di fare in modo che pensieri, bisogni e aspirazioni assumano rilevanza pubblica. In tempi di fallimento storico del neoliberismo, l'affermazione del comico e del suo guru telematico riabilitano un dogma dell'ideologia del mercato; affermano che adesso siamo di fronte alla concorrenza perfetta delle idee che distribuisce la fortuna in base allo stato di grazia dei singoli individui o giudicano il tasso di verità di cui ognuna di esse è portatrice, invece che sulla scorta di rapporti di forza tra soggetti sociali. In pratica, quelli che sostengono che Internet sia destinata ad aumentare la partecipazione democratica e la redistribuzione economica, aderiscono a un'ideologia semplice e di facile presa, che ripropone in chiave postmoderna la celeberrima storia della mano invisibile del mercato che alloca le risorse – informative ed economiche – nel migliore dei modi.”5

Internet indubbiamente è uno strumento formidabile dal punto di vista dell'accesso alle informazioni, per comunicare in tutti i campi del sapere, per esprimere il proprio punto di vista e confrontarsi con gli altri su temi d'attualità in tempo reale, ecc. Ma da qui a pensare di risolvere chattando nell’isolamento della propria stanza le contraddizioni capitalistiche e le loro devastanti conseguenze, di eludere la divisione in classi della società e il crescente sfruttamento dei lavoratori, significa fare opera di mistificazione funzionale alla conservazione di questo sistema, in altre parole essere strumento al servizio del capitale. In fondo, ipoteticamente anche il modo di produzione capitalistico potrebbe soddisfare tutti i bisogni sociali, visto che produce un'infinità di merci; eppure questo non avviene perché è un sistema storicamente determinato basato sullo sfruttamento dell'uomo sull’uomo, il cui unico fine è realizzare il profitto e non soddisfare i bisogni sociali. La natura del capitale si esprime nell'incessante movimento di autovalorizzazione di se stesso, questa è l'unica condizione di funzionamento della società in cui viviamo.


Internet al servizio del capitale

Internet è un potente mezzo in mano a grandi società private come Google e Facebook, le quali utilizzano l'enorme quantità di dati che hanno a disposizione gratuitamente, per le loro politiche di vendita e di marketing, oltre ad essere in grado di esercitare, ancora più degli Stati, un controllo dettagliato sulle opinioni politiche, etiche e comportamentali dei cittadini. Dato lo strapotere delle multinazionali che finanziano la costruzione delle gigantesche infrastrutture fisiche necessarie a fare funzionare Internet, è irragionevole credere di poterle contrastare attraverso la Rete.6 Altrettanto falso è ritenere che le stesse manifestazioni di massa siano state organizzate spontaneamente mediante Internet: “La cosiddetta primavera araba, le cui manifestazioni sono state dipinte come organizzate via Internet, è una grande impostura, come i fatti successivi hanno dimostrato. Uno dei leader di quella protesta pilotata era  appunto un dirigente di Google.

Deve invece preoccuparci che tutte le comunicazioni intercontinentali via Internet, tra America latina ed Europa, passano dagli USA: circa il 70% delle comunicazioni Internet nel mondo sono nella mani di una sola società privata USA, la Level 3 communication. La struttura comunicativa di Internet – cavi, satelliti, reti, server, torri ed antenne – è molto complessa e costosa. Se lo Stato non la costruisce, ci pensano le multinazionali private a farlo, per ragioni di profitto commerciale, ideologico e politico. Infatti questa struttura serve alle transazioni finanziarie delle banche e al trasferimento dei capitali, ma anche allo scambio di informazioni di tipo militare e spionistico a scala mondiale.”7

Di fatto Internet, lungi dal prefigurare un possibile momento di emancipazione sociale, al contrario, si aggiunge al mezzo televisivo, apparentemente suo concorrente, quale robusto attrezzo del capitale, funzionale alla circolazione e realizzazione delle merci, quindi del profitto, da una parte; al controllo ideologico delle coscienze, dall'altra. Quello che potrebbe sembrare tempo ludico, ricreativo, invece si trasforma in tempo di consumo materiale e immateriale. La sussunzione dell'individuo al capitale diventa totale, egli viene avvinghiato nella sua spirale non soltanto nel processo lavorativo, ma anche nel tempo libero. In una parola la Rete, come tutti i media borghesi, è un potente strumento di conservazione e non certamente di rivoluzionamento dell'attuale assetto sociale. Ancora di più, il lavoro cognitivo, il sapere collettivo messo a disposizione gratuitamente in rete si configura, a tutti gli effetti, come sfruttamento e realizzazione di profitto per i proprietari delle infrastrutture di Internet, esso contribuisce all’accumulazione del capitale, ovvero alla trasformazione del prodotto dell’intelligenza generale in capitale fisso: “La natura non costruisce macchine, non costruisce locomotive, ferrovie, telegrafi elettrici, filatoi automatici, ecc. Essi sono prodotti dell'industria umana; materiale naturale, trasformato in organi della volontà umana sulla natura o della sua esplicazione nella natura. Sono organi del cervello umano creati dalla mano umana; capacità scientifica oggettivata. Lo sviluppo del capitale fisso mostra fino a quale grado il sapere sociale generale, knowledge, è diventato forza produttiva immediata, e quindi le condizioni del processo vitale stesso della società sono passate sotto il controllo del general intellect, e rimodellate in conformità ad esso; sino a quale grado le forze produttive sociali sono prodotte, non solo nella forma del sapere, ma come organi immediati della prassi sociale; del processo di vita reale”8

Internet non nasce per caso, le sue origini risalgono agli anni sessanta in piena guerra fredda. Arpanet, così allora si chiamava, fu realizzato dagli americani per rendere più efficienti e veloci le comunicazioni belliche. Esaurite le sue funzioni militari, negli anni novanta cominciò ad essere utilizzata a fini commerciali. Nel frattempo diventò Internet, denominazione che l'accompagnerà nel suo strepitoso successo sino ai giorni nostri. La tecnica, la tecnologia, non sono fatti che attengono alla fenomenologia dello spirito, ma prodotti materiali che derivano da relazioni economiche specifiche in perenne divenire, da rapporti tra le classi sociali che rispetto ad essi si trovano in posizioni differenti. La ricerca e lo sviluppo di questi fattori della produzione capitalista sono costantemente in evoluzione, non per un generico e astratto bene comune, ma esclusivamente per aumentare la produttività del lavoro, cioè per incrementare lo sfruttamento del lavoratore a vantaggio del profitto del capitalista. La microelettronica, la robotica, l'informatica, internet e tutte le innovazioni tecnologiche, non sono invenzioni neutrali, ma sono applicazioni convenienti per il capitale: “Se la tecnica ha significato (a partire in particolar modo dal XVIII secolo) sfruttamento e dominio del macchinario, ciò è principalmente dovuto alla sussunzione da parte del capitale della tecnica, cioè: quando il capitale ha posto la tecnica al suo servizio, allora essa ha assolto il compito peculiare del capitale, che è quello di creare e riprodurre valore e, come sappiamo dalla analisi marxiana, una tale continua valorizzazione è possibile soltanto grazie allo sfruttamento del lavoro... Riteniamo che un discorso simile possa essere fatto anche in relazione ai più contemporanei sviluppi della tecnica: internet, il mondo informatico, sono anch'essi nelle mani del capitale, e ciò implica nuove e inedite forme di sfruttamento, ma per strappare la tecnica dalle mani del capitale, non si può prescindere da una seria critica ad esso.”9

Sicuramente la Rete ha giocato un ruolo importante per quanto riguarda le mobilitazioni sparse per il mondo. I movimenti di protesta giovanili come Occupy Wall Street negli Usa, gli Indignados in Spagna e altri ancora, si sono caratterizzati per avere in comune lo spontaneismo. Però qui si sono fermati senza riuscire ad andare oltre. Il rifiuto di qualsiasi forma organizzativa e programmatica, una critica superficialmente democraticistica della società che non mette in discussione i rapporti di produzione capitalistici, sono limiti invalicabili di tutti i movimenti della piccola borghesia. La stessa cosa caratterizzava il movimento di Grillo agli inizi. Quest'ultimo, però, a differenza dei movimenti più recenti, aveva un leader carismatico che è stato capace di inquadrare e consolidare il suo seguito in partito politico, sebbene i grillini continuano a definirsi movimento e non partito. Ciò è stato possibile, come abbiamo già detto, dal successo della specifica unione Grillo-Casaleggio. Resta il fatto che Internet o meno, tradizione o modernità, i movimenti della piccola borghesia, di qualunque tipo essi siano, mai potranno sostituire la classe lavoratrice nel suo potenziale ruolo di soggetto capace del superamento del capitalismo. Al massimo una parte di tali movimenti potrà essere trascinata dall’eventuale moto proletario in senso anticapitalista, come pure un’altra parte rimanere ancorata, in ogni caso, alla più strenua difesa reazionaria della società borghese: “I piccoli borghesi democratici, ben lungi dal voler rovesciare tutta la società per i proletari rivoluzionari, tendono a una trasformazione delle condizioni sociali, per cui la società attuale diventi per loro quanto più è possibile tollerabile e comoda. Perciò essi reclamano innanzi tutto una diminuzione delle spese dello Stato, mediante una limitazione della burocrazia, e facendo cadere il peso delle imposte sui grossi proprietari fondiari e sui grossi borghesi. Essi reclamano inoltre l'eliminazione della pressione del grande capitale sul piccolo, mediante istituti pubblici di credito e leggi contro l'usura, ...Per quanto riguarda gli operai resta anzitutto stabilito che essi debbono rimanere salariati come sinora; i piccoli borghesi democratici desiderano soltanto che gli operai abbiano un salario migliore e una esistenza sicura, ...”10

Democrazia formale o autogoverno dei produttori?

Alla cosiddetta democrazia diretta in salsa grillina, la quale non è altro che l'ennesima versione dello sterile radicalismo piccolo borghese, il proletariato deve contrapporre una propria idea di società radicalmente diversa, in antitesi a quella capitalista. Il Movimento 5 Stelle non mette in discussione minimamente l'attuale assetto sociale basato su rapporti di sfruttamento, la divisione in classi della società, le crisi sistemiche di questa economia con tutto ciò che ne segue in termini di impoverimento e imbarbarimento della collettività. Il M5S, come si evince dai fatti della recente attualità, fa tanti schiamazzi in Parlamento, tanti proclami, tante accuse contro gli altri partiti e contro le cariche istituzionali non per denunciare i limiti della democrazia borghese, ma al contrario per presentarsi come i riformatori di quelle stesse screditate istituzioni, senza rendersi conto di recitare quella buffa commedia già vista tante volte che va sotto il nome di cretinismo parlamentare.

Di ben altro ha bisogno il proletariato, le grandi esperienze del passato che l'hanno visto protagonista consapevole nel tentativo di trasformazione del mondo, hanno evidenziato questioni di fondamentale importanza, per esempio come organizzare le forme di partecipazione alla vita economica e sociale della classe lavoratrice, come esercitare concretamente l'autogoverno dei produttori. I primi tasselli “del cosa fare”, nel lungo viaggio intrapreso dal proletariato per la propria emancipazione, furono forniti dalla breve esperienza rivoluzionaria della Comune di Parigi tra marzo e maggio del 1871, la sostanza del potere proletario incarnato dalla Comune così venne esposta da Marx :“Il suo vero segreto fu questo: che essa fu essenzialmente un governo della classe operaia, il prodotto della lotta della classe dei produttori contro la classe appropriatrice, la forma politica finalmente scoperta, nella quale si poteva compiere l'emancipazione economica del lavoro.

Senza quest'ultima condizione, la costituzione della Comune sarebbe stata una cosa impossibile e un inganno. Il dominio politico dei produttori non può coesistere con la perpetuazione del loro asservimento sociale . La Comune doveva dunque servire da leva per svellere le basi economiche su cui riposa l'esistenza delle classi, e quindi del dominio di classe. Con l'emancipazione del lavoro tutti diventano operai, e il lavoro produttivo cessa di essere un attributo di classe.”11

Marx quando afferma che tutti diventano operai vuole dire che i membri della comunità si trasformano in produttori con uguali diritti e uguali doveri, tutti diventano lavoratori che concorrono alla produzione della ricchezza sociale. In tal modo l'uguaglianza tra i membri della collettività si consolida, in quanto non potranno più esistere i non produttori che si appropriano del lavoro altrui per arricchirsi. L'individuo lavoratore viene a coincidere con l'individuo politico, premessa per il superamento, nel corso del tempo, delle classi sociali e quindi del dominio di classe. Il presupposto per la praticabilità della democrazia diretta, dunque, è l'emancipazione economica, l'abolizione del lavoro salariato. Anche la migliore democrazia parlamentare borghese è solamente un inganno, perché davanti all'apparente e formale uguaglianza politica dei cittadini, si maschera la loro sostanziale disuguaglianza economica, la divisione in classi della società.

Accanto alla socializzazione delle fabbriche abbandonate dagli imprenditori, il programma del governo rivoluzionario prevedeva, tra le altre cose, l'abolizione della separazione tra potere legislativo ed esecutivo a favore del lavoro tecnico-amministrativo di pubblica utilità; eleggibilità e revocabilità permanente degli eletti agli organi di autogoverno; la retribuzione degli incarichi doveva corrispondere al salario di un operaio qualificato, abolizione dell'esercito permanente, laicità dello Stato e separazione dello Stato dalla Chiesa; istruzione obbligatoria e gratuita. Inoltre venne ripreso il tema dell'emancipazione femminile e della centralità del ruolo della donna. Certamente alcune misure viste con lo sguardo di oggi sono largamente superate, ma non lo erano a quell'epoca. I tempi erano prematuri e la Comune durò troppo poco per poter elaborare un programma che prevedesse il superamento delle categorie economiche capitalistiche a cominciare dall'abolizione del lavoro salariato, misura che una rivoluzione proletaria oggi dovrebbe adottare immediatamente, o nel più breve tempo possibile. Ciò che veramente conta è il significato dirompente e simbolico della Comune. Malgrado tutti i limiti emersi, per la prima volta il proletariato alzava la testa e lottava per la propria emancipazione, scatenando la reazione e la repressione borghese. I tempi immaturi e la mancanza di un programma e di un partito comunista rivoluzionario evidenziarono le gravi carenze del grande evento parigino.

La Rivoluzione d'Ottobre del 1917, in continuità con la Comune, indicò le forme specifiche della dittatura del proletariato, ossia dell'autogoverno dei produttori: i Soviet o Consigli operai. Alla precedente struttura zarista dello Stato si stava sostituendo quella democratico-borghese. L'emergente capitalismo russo aveva bisogno di dare avvio al sistema parlamentare quale strumento  politico del proprio dominio di classe, ma il rovesciamento del potere scompaginò le carte: “Il potere sovietico è il primo nel mondo (a rigor di termini, è il secondo, perché l'avvio è stato dato dalla Comune di Parigi), a impegnare le masse, e proprio le masse sfruttate, nella gestione dello Stato. La partecipazione al parlamento borghese (che nella democrazia borghese non decide mai le questioni più importanti, risolte invece dalla Borsa, dalle banche) è sbarrata alle masse lavoratrici da mille ostacoli, e gli operai sanno e sentono, vedono e intuiscono perfettamente che il parlamento borghese è un istituto a loro estraneo, un'arma di oppressione dei proletari da parte della borghesia, un'istituzione della classe nemica, della minoranza sfruttatrice.

I Soviet sono l'organizzazione diretta delle stesse masse lavoratrici e sfruttate, alle quali facilita la costruzione e la gestione del proprio Stato con tutti i mezzi possibili.”12

La Rivoluzione, pur in presenza delle potenziali condizioni per un ulteriore avanzamento, il programma comunista e il partito bolscevico da una parte, insieme all'impetuoso sviluppo a scala internazionale del capitalismo, sviluppo senza paragone in confronto ai tempi della Comune di Parigi, anche se la Russia restava sostanzialmente un paese arretrato, fallì perché la rivoluzione lì si fermò e non fu in grado di estendersi.


Il filo rosso che lega le esaltanti e tragiche esperienze storiche del proletariato deve essere ripreso per invertire la rotta del declino sociale a cui sta conducendo il capitalismo. La democrazia diretta è lo strumento indispensabile alla realizzazione della società senza classi, ma non può essere quella intesa da Grillo-Casaleggio. Il loro è solamente un imbroglio, un nuovo travestimento della democrazia borghese che lascia inalterati i rapporti di classe. La democrazia diretta per i proletari, come ci hanno insegnato la Comune di Parigi e la Rivoluzione d'Ottobre, si fonda innanzi tutto sull’emancipazione economica, cioè sullo spezzare le catene che legano il lavoro al capitale.



1 http://anpicasalecchioreno.wordpress.com/2013/07/28/la-democrazia-nella-rete-resoconto-e-note-a-margine/

2 Giuliano Santoro, Un Grillo qualunque. Il Movimento 5 Stelle e il populismo digitale nella crisi dei partiti italiani. Formato kindle, vedi Indice dei contenuti: “Un governo contro la Casta?”. Purtroppo non è possibile indicare il numero di pagina, in quanto non presente nel formato digitale

3 http://www.webalice.it/mario.gangarossa/sottolebandieredelmarxismo_politica/2013_03_adriano-lotito_cosa-e-davvero-la-rivoluzione-a-cinque-stelle.htm

4 Giuliano Santoro, op. cit., cfr. Indice dei contenuti: “Epurazione emiliana”

5 Ivi, cfr. Indice dei contenuti: “Conclusioni. La morale della favola”.

6 Cfr. http://www.pickline.it/2013/05/21/comunicazione-e-democrazia-la-questione-internet/6133

7 http://www.pickline.it/2013/05/21/comunicazione-e-democrazia-la-questione-internet/6133

8 Karl Marx, Lineamenti fondamentali della critica dell'economia politica, Vol. II, La Nuova Italia, Firenze 1978, pagg. 402-403

9 http://perlarinascita.wordpress.com/2013/04/29/leggere-marx-ai-tempi-di-internet-alcune-riflessioni-su-capitalismo-e-tecnologia/

10 Karl Marx e Friedrich Engels, Indirizzo del Comitato Centrale alla Lega dei Comunisti (1850), in Karl Marx, Opere - lotta politica e conquista del potere, Newton Compton Editori, Roma 1975, pag. 421

11 Karl Marx, Indirizzo del Consiglio Generale della Associazione Internazionale dei Lavoratori sulla guerra civile in Francia nel 1871. Scritto nella seconda metà del maggio 1871, venne letto di fronte al Consiglio Generale dell'Internazionale il 30 maggio. Tratto da Karl Marx, Opere - lotta politica e conquista del potere, Newton Compton Editori, Roma 1975, pagg. 820-821.

12 V. Lenin, La rivoluzione proletaria e il rinnegato Kautsky, in Opere Scelte – V volume, Editori Riuniti, Roma ed Edizioni Progress, Mosca, 1975, pag. 32.

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