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Ancora sulla scuola ma da quì una riflessione sul materialismo storico.

Creato: 14 Febbraio 2011 Ultima modifica: 03 Ottobre 2016
Scritto da Istituto Onorato Damen Visite: 1555

Riceviamo e volentieri pubblichiamo

 

Ciao compagni!

 

Segue il mio commento nella speranza che arricchisca ancora di più il dibattito.

 

“L’elemento sovrastrutturale, una volta che si è prodotto, non è qualcosa privo di una sua materialità e contraddizioni talché possa mutare senza che queste esplodano a loro volta o operino attenuando, rallentando e, a volte, perfino paralizzando le spinte al mutamento che provengono dal mondo della struttura.” Una piccola ma significante - credo - obiezione. Il testo dei compagni, più o meno lo condivido, forse fatta eccezione sul concetto marxista di “crisi” ma questo è un altro discorso che esula   dall'obbiettivo del mio piccolo intervento.  `Ε verissimo che la sovrastruttura sociale di una data base sociale economica (materiale), una volta prodotta, non è priva di una sua certa autonomia e dinamicità. La sovrastruttura non è il rispecchiamento passivo della base economica e neanche il rapporto esistente tra di loro è un rapporto semplice, esteriore, come se si trattasse del rapporto di una interazione meccanica e indifferente. Le forme ideologiche non sono prive di contenuto e di vita.

 

Solo che il loro contenuto e la loro vita non si identifica alla loro forma ideale essendo - il loro contenuto ideologico - l'appropriazione dialettica di una certa base materiale da parte degli uomini vivi e operanti. Gli uomini non vivono in un mondo spezzato e metafisicamente diviso in “economica” e “ideologia”. `E attraverso l'ideologia e per il mezzo di essa che gli uomini prendono coscienza delle contraddizioni materiali della base economica e combattono contro o a favore di essa. Le forme di coscienza, dunque, non hanno una loro propria “materialità”, visto che costituiscono, appunto, la mediazione dialettica - la trasformazione in idee - dell'essere materiale concreto di una società storicamente determinata e dilaniata da contraddizioni classiste.

 

Poi, la base economica, non è un “elemento” economico ipostatizzato a cui viene aggiunta dall'esterno la sovrastruttura (come giustamente affermano i compagni) ma è proprio il processo reale della vita sociale degli uomini quale totalità storica concreta attraverso la quale la sovrastruttura e i suoi mutamenti si concretizzano e diventano forze reali che possono avere o meno effetti materiali non essendo, però, essi stessi “materiali”. L'arte greca, per fare un esempio tanto caro a Marx, presuppone la base economica della schiavitù ma il contenuto dell'arte greca non si concretizzò in nessun altra forma – passata o futura – di schiavitù. Le forme ideologiche sono sempre della categorie reali concrete, sono, appunto delle forme ideologiche della prassi oggettiva sociale degli uomini per mezzo e attraverso di una concreta società classista storicamente determinata e “muoiono” gloriosamente nella discontinuità del tempo storico, negandosi necessariamente in altre forme ideologiche che si realizzano in una nuova formazione economico-sociale classista che, rispetto a quella precedente è esteriore e casuale pur sorgendo necessariamente dalle contraddizioni materiali classiste di quella precedente e passata. In questo senso, e solo in questo senso  profondamente dialettico, è l'essere sociale – la vita reale – a determinare la coscienza sociale e mai il contrario.

Un saluto cordiale da un compagno greco, studente e proletario.

 

Caro compagno,

 

comprendiamo il senso della tua “piccola obiezione” poiché non ci sfugge che normalmente  il termine “materia”, e quelli da esso derivati, sono riferiti  esclusivamente all’ obiekt ( ciò che ci appare, che ci sta di fronte) e non anche - come rileva Marx nella prima Tesi su Feuerbach-  all’ “ attività sensibile umana, prassi ; soggettivamente”. Noi l’abbiamo usato secondo  questa accezione. Per il resto, condividiamo pienamente tutte le tue precisazioni sul rapporto struttura-sovrastruttura e su quanto affermi. Su un punto, però, riteniamo necessaria un’ulteriore precisazione. Laddove affermi “Le forme ideologiche sono sempre della categorie reali concrete, sono, appunto delle forme ideologiche della prassi oggettiva sociale degli uomini per mezzo e attraverso di una concreta società classista storicamente determinata e “muoiono” gloriosamente nella discontinuità del tempo storico".  Ora, se è vero che le forme (originarie) ideologiche, nascono da rapporti reali (di produzione ecc..) tuttavia vi è tutta una serie di categorie ideologiche che sono derivate da altre categorie dello stesso tipo, ossia da idee. E' chiaro che queste, proprio perché distanti dal concreto, possono avere  vita breve,  ma,  per la stessa ragione,  sopravvivere a lungo e perfino a mutamenti radicali della struttura.

 

A questo proposito ci pare utile riportarti la nota, che certamente conoscerai, di F. Engels nella lettera a J. Bloch del 21 settembre 1890. Engels precisa, in opposizione a chi sosteneva una derivazione meccanica della sovrastruttura (le istituzioni politiche, giuridiche, le diverse ideologie, le diverse forme della religione, le idee in generale) dalla struttura economica della società che: “secondo la concezione materialistica della storia il fattore che in ultima istanza è determinante nella storia è la produzione e la riproduzione della vita reale. Di più non fu mai affermato né da Marx, né da me. Se ora qualcuno travisa le cose, affermando che il fattore economico sarebbe l’unico fattore determinante, egli trasforma quella proposizione in una frase vuota, astratta, assurda. La situazione economica è la base ma i diversi momenti della sovrastruttura – le forme politiche della lotta di classe e i suoi risultati…le teorie politiche, giuridiche, filosofiche, le concezioni religiose e la loro evoluzione ulteriore sino a costituire un sistema di dogmi – esercitano pure la loro influenza sul corso delle lotte storiche e in molti casi ne determinano la forma in modo preponderante. Vi è azione e reazione reciproca di tutti questi fattori, ed è attraverso di essi che il movimento economico finisce per affermarsi come elemento necessario in mezzo alla massa infinita di cose accidentali (cioè di cose e di avvenimenti il cui legame intimo reciproco è così lontano o così difficile a dimostrarsi, che possiamo considerarlo come non esistente, che possiamo trascurarlo). Se non fosse così, l’applicazione della teoria a un periodo qualsiasi della storia sarebbe più facile che la soluzione di una semplice equazione di primo grado”.

 

Detto questo, e se lo riterrai opportuno, ci piacerebbe conoscere i motivi della tua non condivisione del "concetto marxista di crisi". Siamo disponibili a fornirti le precisazioni necessarie a farti conoscere la nostra analisi, certamente non riassumibile in poche righe.

 

Grazie per la tua nota.

 
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