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Programmazione si e no

Creato: 23 Settembre 2009 Ultima modifica: 03 Ottobre 2016
Scritto da Onorato Damen Visite: 1650

Programmazione

Si e no

La nostra vuole essere o apparire come l’epoca della programmazione. Non c’è governo, democratico o no, che non debba fare i conti con questa necessità imposta dal regime monopolistico dominante nei settori più avanzati e di maggiore importanza strategica dell’economia capitalistica.

Non fa quindi meraviglia che la programmazione sia divenuta il cardine della politica economica del centro-sinistra; ed essa avrà un’ampiezza e un’urgenza proporzionali alla entità e all’importanza assunta dall’intervento dello Stato nella gestione o partecipazione alle imprese monopolistiche.

Chi farà le spese di questa politica?

Il governo di centro-sinistra, per bocca di Moro, è stato esplicito a questo proposito rivolgendosi ai sindacati per la ovvia ragione che non si potrà parlare seriamente di programmazione senza l’apporto operante e senza una responsabile solidarietà delle masse lavoratrici alla politica del governo.

L’assicurazione di questa solidarietà fattiva delle masse operaie è venuta da parte dei sindacati immediata, precisa e impegnativa.

In un documento della F.I.O.M., dedicato al rapporto “sindacato-politica economica”, si legge:

una politica di sviluppo economico corrispondente agli interessi del Paese, dovrebbe fondarsi su una programmazione democratica…
… una programmazione di questa natura è da realizzarsi con il concorso delle forze del lavoro…
La F.I.O.M. rivendica la presenza del sindacato in tutte le sedi (nazionali, settoriali, regionali e locali) in cui viene determinata la politica economica generale e in cui vengono assunti indirizzi e programmi che coinvolgono le condizioni di vita e di lavoro della classe lavoratrice.

Inoltre dei membri del C.C. della F.I.O.M. Precisano che:

il sindacato di fronte ad una programmazione democratica, di cui condivida finalità e impostazioni, debba promuovere un’azione rivendicativa tale da non compromettere il raggiungimento degli obiettivi del piano stesso.

E gli stessi concludono:

Ma proprio perchè vogliamo tutte queste cose, le nostre scelte rivendicative saranno indirizzate alla integrale realizzazione del piano che avremo accettato e non a metterlo in forse.

Il pensiero, infine, dei capi della C.G.I.L. è perfettamente intonato a questa necessaria collaborazione.

L’On. Novella, comunista, segretario generale della C.G.I.L. si è espresso in questi termini:

Decisiva è quindi l’esigenza di una politica economica programmata e democratica che risolva in modo unitario e coerente i problemi dello sviluppo economico e quello del progresso sociale e democratico.

E quindi l’On. Santi, socialista, della stessa C.G.I.L.:

Faccia il governo una programmazione democratica e i sindacati si porranno di fronte ad essa in posizioni di responsabilità.

Ora è chiaro ciò che pensano e intendono fare i sindacati di fronte alla programmazione la quale, da qualunque governo sarà realizzata, sarà sempre e in ogni caso la programmazione del capitalismo monopolistico, perchè così impone la situazione obiettiva dell’attuale stadio dell’economia.

Se ne conclude che non solo esiste solidarietà e partecipazione diretta alla elaborazione dei “piani”, ma volontà, da parte dei sindacati, di adeguare la loro politica di agitazioni salariali alle superiori necessità della buona riuscita della programmazione.

La tendenza dello Stato di imporre, e dei sindacati dì accettare uno statuto dei diritti dei lavoratori nelle fabbriche e nelle aziende, equivale al riconoscimento del diritto dello Stato di intervenire nella vita interna dei sindacati con l’evidente scopo di far rientrare le masse nella norma, di imporre una regolamentazione, di imbrigliare e istituzionalizzare ogni iniziativa di classe e volontà di lotta.

E’ stato per noi estremamente facile prevedere che gli operai sarebbero stati chiamati, con la connivenza delle direzioni sindacali, ad essere spremuti nel fisico, nelle paglie e nella loro dignità per consentire al neocapitalismo ed allo Stato padrone di far fronte sia alle insorgenti e sempre nuove esigenze della tecnica produttiva, sia alla concorrenza dei paesi industrialmente più sviluppati.

Come è stata facile la previsione che sarebbe stato compito del sindacato di assicurare alla politica della pianificazione la non resistenza operaia e il contenimento dei salari nei limiti, anche questi pianificati, da non incidere sul profitto e sullo svolgimento del piano, altrettanto facile è la previsione che vede lo Stato sempre più impegnato in una politica di intervento e di controllo, in una parola di irreggimentazione dei sindacati a garanzia di questa sua politica.

Nel contrasto degli interessi di classe porre la parola d’ordine della lotta ai monopoli sul piano offerto dallo stesso capitalismo monopolistico, e quindi sul piano della legalità, è illusorio, demagogico, un semplice espediente di propaganda, se non si affronta l’avversario con la strategia della classe contro classe, aggredendolo con la stessa tattica e con gli stessi strumenti che il capitalismo adopera per difendersi. Già, difendersi attaccando, ma è utopistico attendere ciò dai sindacati.

La fase calda delle grandi lotte operaie non tarderà a venire e si inserirà in una prospettiva di sviluppi che sono già in atto in questo assurdo e travagliato mondo del capitalismo.

Onorato Damen

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