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Iniziativa di lavoro sindacale all'insegna dell'unità internazionalista

Creato: 23 Settembre 2009 Ultima modifica: 03 Ottobre 2016
Scritto da Onorato Damen Visite: 2182

Iniziativa di lavoro sindacale all'insegna dell'unità internazionalista



Da Battaglia comunista n 13 — novembre 1972

 

Siamo da tempo abituati a sentir parlare qua e là di internazionalisti che farebbero stranissime cose, come affiggere manifesti in cui si inneggia ai fedayn, partecipare a sfilate varie con le più varie rappresentanze dell’opportunismo stalinista o trotsko-operaista. Conosciamo ancora altri che preferiscono alla milizia nel partito lo stare a guardare come si sviluppano le cose, magari dicendo di operare per l’affasciamento delle forze della Sinistra italiana. Questi compagni, in particolare, non hanno ancora dato una risposta seria alla domanda che certamente si saranno posti: perché gli internazionalisti (sia quelli che si dicono tali senza esserlo e sia quelli che lo sono veramente) sono divisi politicamente ed organizzativamente?

 

Per cominciare, rispondiamo seppur in sintesi a questa domanda. Gli internazionalisti sono divisi dal 1952. E’ in preparazione da parte nostra la raccolta dei documenti relativi a quell’epoca e ai dissensi interni, e non è il caso di riprendere il filo di quella polemica — ben inteso essa non cesserà mai da parte nostra. Ci limitiamo a notare che essa coincise con il trionfo definitivo dello stalinismo e della via nazionale picista; coincise con il culmine della sconfitta operaia. Il Partito, proprio perché momento sovrastrutturale delle contraddizioni di classe, non poté non risentirne: posizioni frutto più di emotività mal controllata che di seria analisi marxista; divergenze teoriche, in altra situazione impossibili, determinarono la rottura che è stata e resta essenziale nell’ambito della Sinistra italiana. Tutti i fenomeni di confusione, di incertezza, di sbandamento, attuali o recentemente passati, vanno ricondotti a quella matrice. Notiamo allora tra parentesi che la loro più valida e definitiva soluzione si avrà solo quando si riandrà con spirito critico a riconsiderare quegli eventi in tutta la loro portata, nella prossima fase dell’organizzazione unica e monolitica internazionalista. Noi non abbiamo nulla da nascondere; le annate di Battaglia comunista e di Prometeo e tutti gli altri documenti sono a disposizione di chiunque voglia approfondire l’esame dei fatti e delle posizioni, e verificare dove sta veramente la famosa invarianza. Proprio sulla scorta della nostra coerenza, della nostra pulizia di fondo, noi oggi come sempre ci facciamo interpreti dell’ansia e delle attese di molti compagni e simpatizzanti della Sinistra italiana che vogliono vedere rafforzata l’opera di costruzione del Partito di classe, l’unico che possa guidare le masse operaie nella lotta finale contro il sistema borghese.

 

Per noi Partito è essenzialmente la dottrina, la piattaforma, il metodo di analisi e di lotta rivoluzionaria della classe operaia, materializzati nella sua organizzazione, piccola o grande che sia. Quindi è alla restaurazione del marxismo rivoluzionario, alla formazione dei quadri sulla base della dottrina e della piattaforma comunista, nel fuoco delle lotte operaie, che deve essere rivolto lo sforzo maggiore ed essenziale. Questo non significa voler sfuggire i problemi reali che si presentano e fare la politica dello struzzo per non vedere che altri richiamandosi, spesso a torto, alla nostra matrice storica — la Sinistra italiana — e ad alcune nostre posizioni, fanno una politica diversa e a volte contrastante. Questa situazione costituisce un serio ostacolo all’opera di critica, di chiarimento e di organizzazione rivoluzionaria fondamentale. Si tratta per noi allora di affrontare con decisione questa situazione, di proseguire quindi anche nel chiarimento di questo problema “particolare”.

 

Non abbiamo vacue paure di sporcarci le mani perché abbiamo la chiarezza di idee e di linea politica necessaria per non temere alcun confronto. Abbiamo la forza per difendere le nostre posizioni essenziali di fronte a chiunque, senza accedere a compromessi né sui principi né sulle loro implicazioni politiche. Manca di questa forza e di questa chiarezza chi teme che iniziative di questo genere portino la confusione nelle loro file. Traggano i compagni le debite conclusioni.

 

Venendo al caso specifico, se altri compagni od organizzazioni ritengono di essere sul piano della Sinistra italiana e con questa etichetta si muovono, ebbene è necessario affrontare una volta per tutte la questione. Sul piano politico, sul piano di un serio confronto di posizioni circa un problema universalmente sentito, quale quello di uno schieramento unitario degli internazionalisti. Non siamo disposti a sottomettere al falso problema quantitativo del lavoro nelle fabbriche, il problema della chiarezza di impostazione politica di quello stesso intervento. Questo deve essere chiaro a tutti, ed oggi è chiaro, anche ai più disinformati. Si trattava di dimostrare un’altra volta nella pratica quali sono i problemi reali di uno schieramento unitario degli internazionalisti. Il risultato della iniziativa ha dimostrato: a) che esistono gruppi che semplicemente temono il confronto arroccandosi su sdegnose quanto ridicole torri d’avorio; b) altri gruppi sono disposti a tutto fuorché a far chiarezza sui problemi politici essenziali, e che perciò stesso si pongono definitivamente al di fuori della tradizione e della prassi della Sinistra italiana.

 

Onorato Damen

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