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Il partito rivoluzionario si costruirà sulla base di una inesorabile critica del passato

Creato: 23 Settembre 2009 Ultima modifica: 03 Ottobre 2016
Scritto da Onorato Damen Visite: 1545

Il partito rivoluzionario si costruirà sulla base di una inesorabile critica del passato



Da Battaglia comunista n 12/1 — dicembre 1961/gennaio 1962

 

[…] Che le forze della controrivoluzione siano tuttora salde sulle loro posizioni di difesa del privilegio e controllino il mondo, pur così lacerato da tante e tanto profonde contraddizioni, è dimostrato anche in questa contingenza dalle enormi difficoltà che rendono tuttora impossibile alle minoranze rivoluzionarie di saldarsi, di saldare le loro forze, di farsi ascoltare e di spostare energie nuove adeguate ad una completa ripresa del moto di classe

 

Si tratta, è vero, di un processo lento che attende nuove e più profonde spinte oggettive per aprirsi ed approfondirsi, ma esso non perverrà a maturazione senza quella presenza operante, senza quella critica inesorabile e demolitrice del mondo borghese che solo un agguerrito partito marxista può assicurare, e i suoi quadri e una lunga esperienza ideologica tradurre in termini di politica quotidiana.

 

Senza un tale partito tutte le soluzioni borghesi potranno avere possibilità di realizzazione, compresa una svolta a sinistra domani con Menni e Togliatti, ma in nessun caso si potrà avere la soluzione rivoluzionaria del socialismo per la quale noi ci battiamo.

 

Ma un tale partito per la sua piattaforma organica, per la sua coerenza ideologica e per la consistenza e continuità dei suoi quadri, ha già dato la misura esatta della validità storica della sua esistenza e del suo avvenire quando ha fatto da argine, cementato più di intransigenza ideale che di combattenti, sempre pochi e purtroppo ancora divisi, contro gli assalti dell’opportunismo e quindi della controrivoluzione

 

Eccone le tappe sulle quali invitiamo a meditare gli antistalinisti di oggi e gli oppositori della dodicesima ora.

 

Chi, già nel 1924, ha lottato contro la bolscevizzazione dei partiti dell’Internazionale Comunista, individuando in tale indirizzo non un formale cambio della guardia in alcuni quadri direttivi, ma un rovesciamento della prassi rivoluzionaria, necessario a Stalin per dar vita concreta alla nuova politica del “socialismo in un solo paese”, quale introduzione al capitalismo di Stato?

 

Chi si è battuto apertamente contro tutte le forme dello stalinismo subendone le conseguenze politiche e… amministrative, rifiutando la comoda tattica di una larvata opposizione interna, giustificata da un falso patriottismo di partito?

 

Chi ha denunciato i fini imperialisti della seconda guerra mondiale e non ha ceduto alla guerra “rivoluzionaria” della democrazia contro la dittatura, anche se questo immane conflitto aveva tra i suoi protagonisti la Russia sovietica?

 

Chi non è caduto nell’inganno della guerra di Liberazione e ha visto criticamente nel moto partigiano, preso nel suo insieme (moto che ha caratterizzato l’ultima fase, la fase decisiva della seconda guerra mondiale), una delle tante pedine della strategia americana e russa, ed in nessun caso considerandolo la sollevazione di masse operaie in funzione antimperialista per una soluzione rivoluzionaria del conflitto?

 

Solo la Sinistra Italiana, divenuta nel cuore della Seconda guerra mondiale il Partito comunista internazionalista, ha operato in tutti questi anni in costante coerenza col marxismo rivoluzionario. Si deve soltanto a questa organizzazione se non si è spezzato il filo rosso, pur se sottile, della continuità di classe, nella imperversante tormenta del fascismo e della guerra; solo questa organizzazione ha battuto la strada su cui dovrà inoltrarsi una autentica organizzazione rivoluzionaria; solo questa organizzazione ha osato parlare il linguaggio dell’internazionalismo proletario quando ai più sembrava bestemmia.

 

A questa esperienza viva, anche se tutt’ora sproporzionata ai gravi compiti che attendono il proletariato, bisogna ora rifarsi; da questa esperienza si dovrà cominciare per ridare al proletariato l’insopprimibile strumento della sua lotta: il Partito Rivoluzionario, il Partito di Livorno.

 

E’ forse esclusivismo, questo? E’ soltanto saggezza e insieme modestia di rivoluzionari che non vogliono aver preparato il terreno ad un eventuale nuovo opportunismo.

 

Onorato Damen

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