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Autorità e libertà - Introduzione a "La Rivoluzione Russa" di R. Luxemburg

Creato: 21 Settembre 2009 Ultima modifica: 03 Ottobre 2016
Scritto da Onorato Damen Visite: 2960

Autorità e libertà - Introduzione a "La Rivoluzione Russa" di R. Luxemburg


Abbiamo preso l’iniziativa della traduzione di uno dei saggi più significativi delta Luxemburg che meglio definisce la sua altissima personalità di marxista che del marxismo si vale e del suo metodo per la interpretazione della prima esperienza dello stato socialista, e lo pubblichiamo proprio nel momento in cui tale esperienza vede esplodere le contraddizioni che sono andate maturando nel suo seno e sulla linea storica della previsione marxista cosi come era state intravista dalla Luxemburg.

 

È ora di moda rifarsi al pensiero e alle posizioni critiche delta Luxemburg e soprattutto al suo atteggiamento polemico nei confronti di Lenin, ma di questo ritorno al luxemburghismo teorico e critico si fanno forti proprio coloro che nulla hanno appreso dal suo vero pensiero e dalla sue eroica milizia, per ritessere a modo loro, a per lo più per fini inconfessabili, formulazioni sulla libertà e sulla democrazia che nella Luxemburg servono come lievito d’una crescita della coscienza rivoluzionaria delle masse che lottano per la loro emancipazione e sulla bocca di certi borghesi illuminati e di socialisti avariati dovrebbero servire a preparare la strada ad un progressivo inserimento del proletariato negli schemi ideali e nelle strutture economico-politiche delta borghesia capitalistica.

 

Ma tale tentative di nascondere dietro le posizioni, polemiche della Luxemburg il più tarlato a ignobile anticomunismo che si riallaccia a quello della II Internazionale e a quello della II Internazionale e mezza, non merita una nostra particolare attenzione.

 

Attualissimo invece, e assai fecondo è il riesame di questo stesso materiale nato dalla polemica con Lenin a dalle considerazioni critiche sui problemi del partito e della dittatura, così come si erano presentati ed affermati nella esperienza russa.

 

All’origine del dissenso da Lenin stanno gli stessi motivi che vanno riemergendo oggi nella vita politica dell’avanguardia del movimento operaio internazionale, resi forse più aspri e drammatici dalle vicissitudini di questo bruciante banco di prova del socialismo che a stata l’esperienza sovietica.

 

Il tema della disputa che allora sembrò incentrarsi sul problema delta organizzazione del partito, il centralismo democratico, doveva necessariamente ampliarsi e approfondirsi investendo quello dello stato operaio a più precisamente quello della dittatura del proletariato, come essa è apparsa nella fase leninista della sua affermazione.

 

È proprio in virtù della polemica di allora tra i due maggiori teorici del marxismo e del posteriore riesame critico della viva esperienza del proletariato russo, che oggi possono essere dette parole definitive sul problema della dittatura e del partito che ne è to strumento più sensibile dacché uscito dal regno delta semplice enunciazione teorica esso ha fatto irruzione nella vita e nella storia.

 

Non c’è chi non riconosca quanta parte abbia la spontaneità nella lotta dei lavoratori, ma essa non basterebbe da sola ad assicurare a questa lotta continuità, organicità e concretezza. Non c’è chi neghi spirito di solidarietà d’iniziativa e una crescente conoscenza e coscienza dei propri compiti, la tendenza a superare i limiti dell’egoismo dei singoli e dell’interesse di categoria per un più vasto e unitario sentimento di classe. In tal senso il proletariato internazionale ha fatto un balzo innanzi di portata senza precedenti, corrispondente del resto al grado di evoluzione storica e di processo tecnico e di organizzazione raggiunti dal capitalismo.

 

Ma chi osserva questo lento auto formarsi del proletariato, non può non notare che le masse assumono una coscienza di classe, proprio nell’esercizio della lotta e dell’organizzazione; le masse non organizzate o più estranee alla politica sono infatti meno sensibili ai problemi della propria classe e più restie alla lotta.

 

Ma la lotta è innanzitutto problema di potenza e di organizzazione, e l’organizzazione comporta in ogni caso disciplina, gerarchia ed esercizio d’autorità procedente dai vertici alla base; il fenomeno é tanto più evidente se dalle organizzazioni di massa si passa. a quelle dei partiti politici, e negli sessi partiti ai loro apparati onnipotenti.

 

La peste del regime burocratico ha ammorbato di sé tutti i settori della vita sociale. Tenendo conto di questa realtà, Lenin pensava al partito di classe come ad una organizzazione di combattimento basata sul centralismo democratico, sul potere d’un omogeneo comitato centrale e su una salda rete di rivoluzionari professionali; un partito cioè concepito come uno strumento cosciente della storia, interprete e protagonista degli avvenimenti. Un tale partito porta con sé inevitabili i pericoli dell’autoritarismo, della politica dall’alto, del funzionarismo e quindi dell’opportunismo. Ma nella Russia zarista, nella cospirazione e nella fase incandescente della insurrezione, non era possibile altro partito che* quello bolscevico, così come l’aveva concepito e modellato Lenin.

 

Ma chi, come la Luxemburg esprimeva la grande esperienza della socialdemocrazia tedesca, era portato a porre l’accento non sui metodi della cospirazione ma sulla organizzazione delle grandi masse operaie, sui diritti della democrazia operaia e sulle conquiste della libertà impossibile senza la democrazia.

 

II solo cammino. che conviene alla rinascita é la scuola stessa della vita pubblica; la democrazia più larga e illimitata.
Gli, articoli di un regolamento possono dominare la vita di piccole sette o cenacoli privati, ma una corrente storica passa attraverso’ le maglie dei più sottili paragrafi.

 

Ed ancora:

 

Gli errori commessi da un movimento operaio veramente rivoluzionario sono storicamente più fecondi e più preziosi dell’infallibilità del migliore Comitato Centrale.

 

Tale é la illimitata fiducia che, la Luxemburg riponeva nelle masse operaie e nella capacità creativa delle loro lotte sociali e politiche.

 

Senza dubbio la “trasformazione” delle masse in dirigente sicuro, cosciente, lucido, é tendenza dominante del movimento socialista: abolizione dei dirigenti e della massa diretta in senso borghese, l’abolizione di questo fondamento storico di ogni dominazione di classe.

 

Ma non diversa, né minore fiducia esprimeva Lenin nelle masse operaie; soltanto che al mito della ,sua autosufficienza sostituiva la necessità del partito forte, accentrato, guida sicura e insostituibile delle masse nella lotta rivoluzionaria.

 

Ora noi non ci chiediamo quale sia stata la via più giusta; , constatiamo solo i termini della contraddizione dialettica; la tragedia del proletariato tedesco, politicamente il più agguerrito delle armi della ideologia e della organizzazione, nel momento della più alta tensione rivoluzionaria del primo dopoguerra è proprio consistita nella incapacità di- darsi una guida sicura, conseguente, realizzatrice: fallito nel gennaio 1919 il moto spartachista per non aver potuto né saputo legare l’iniziativa rivoluzionaria all’azione delle grandi masse, fallito nei 1921 il tentativo insurrezionale dei comunisti berlinesi; venuto meno nel 1923 al suo compito fondamentale Partito Comunista tedesco, nato dall’eroico nucleo spartachista, perché prono a un centro internazionale già malato d’opportunismo.

 

Unico elemento positivo di fronte al quale tace lo stesso appunto polemico della Luxemburg, mentre esulta il suo cuore di rivoluzionaria, è la vittoria del partito bolscevico. Questa volta lo strumento-partito aveva operato concordemente alle condizioni obiettive, tempestivamente e con mezzi adeguati, saldamente legato agli interessi delle grandi masse operaie in rivolta. Più tardi i termini della contraddizione dialettica mostreranno lo stesso partito bolscevico, armato dello stesso metodo, della stessa fraseologia, persino degli stessi uomini passare alla difesa armata di interessi e di istituti opposti a quelli per i quali si era battuto alla testa del proletariato russo e internazionale e si arriverà all’assurdo di chiamare realizzazione, socialista la costruzione del più mostruoso capitalismo di stato.

 

Non dunque azione unilaterale dall’alto verso il basso, ma neppure soltanto dal basso verso l’alto attribuendo ai due termini eguale capacità di autodeterminazione, quando in realtà essi possono operare e realizzarsi solo attraverso un’armonica azione di interdipendenza. L’operaismo, il volontarismo, la stessa legge della spontaneità peccano d’insufficienza e sono inadeguate ai fini storici della classe e quindi dell’azione rivoluzionaria allo stesso modo e nella stessa misura d’ogni concezione e d’ogni tattica basate sul determinismo meccanicistico o sul partito-demiurgo che dovrebbe operare un bel giorno lo strappo rivoluzionario per delega d’una classe operaia svuotata della sua funzione storica e considerata come semplice massa bruta che verrà spinta all’urto da chi sa quale forza taumaturgica di capo o di Comitato Centrale.

 

In realtà il partito in ogni fase della sua azione e in ogni sua istanza interpreta e armonizza su di un piano unitario l’azione di classe senza la quale ogni partito fallirebbe il suo compito e la rivoluzione sarebbe destinata a rimanere parola priva di senso. Deve cioè verificarsi, come si è verificato nell’ottobre bolscevico quel ritorno dell’alto verso il basso, il ritorno cioè della volontà realizzatrice del partito verso la enorme forza esplosiva della classe da cui quella volontà era stata determinata.

 

Nel pensiero della Luxemburg è fondamentale l’idea della democrazia operaia come istanza alla libertà; per lei lo stesso problema dell’autorità e della dittatura o è visto sotto questo profilo o è premessa di tirannide fuori quindi dal solco dell’idealismo rivoluzionario e della libertà politica illimitata, segno distintivo della dittatura del proletariato da qualsiasi altra dittatura.

 

Va da sé che non si tratta qui del rispetto della democrazia formale ma di una articolazione sostanziale, democratica della dittatura. Scrive la Luxembourg:

 

La democrazia socialista comincia contemporaneamente all’opera di demolizione della dominazione di classe e della costruzione del socialismo. Essa comincia nel momento stesso della conquista del potere… e non è altra cosa che la dittatura del proletariato.
Sì, si; dittatura — aggiunge — ma questa dittatura consiste nella maniera d’applicare la democrazia non nella sua abolizione…

 

Tale affermazione che sembra sconfinare nell’idealismo prende concretezza leninista allorché la Luxemburg precisa il suo pensiero:

 

Ma questa dittatura deve essere l’opera della classe e non d’una piccola minoranza a nome della classe; deve provenire man mano dalla partecipazione attiva delle masse operaie.

 

Ecco il vero significato da attribuire alla definizione che la dittatura consiste nella maniera di applicare la democrazia e nell’essere essa un prodotto della crescente e auto formante educazione politica delle masse operaie.

 

Certamente i termini di autorità e di libertà appaiono termini di contraddizione insanabili, se presi in astratto e a sé stanti; in questo senso la dittatura è sempre affermazione unilaterale, autoritaria e violenta che nega in ogni caso la libertà di colui che pensa diversamente; e pensa diversamente, aggiungiamo noi, perché è portatore e difensore di interessi diversi da quelli che la dittatura porta e difende. Tale è l’insegnamento di Lenin che scaturisce dalla dura esperienza dei primi anni della rivoluzione d’Ottobre. Ma sono occorsi anni di esperienza nel corpo vivo, delle lotte operaie per render chiaro il punto di convergenza tra teoria e realtà politica.

 

Tra autorità e libertà, tra dittatura e democrazia e, meglio ancora, tra le forze sociali della dittatura e gli organi della sua direzione deve esservi un rapporto di vicendevole implicazione; vi è un salire dal basso ed un crescente accumularsi. di coscienza e di scienza nella misura in cui i vertici operano perché…

 

l’incosciente divenga cosciente e la logica del processo storico obiettivo si trasformi in logica subiettiva dei suoi protagonisti.

 

Si ripete qui lo stesso rapporto dialettico che abbiamo visto tra partito e classe. Il partito si giustifica e risponde alla sua funzione storica se opera. nella classe come forza motrice della rivoluzione per aver accumulato quanto di esperienza, di teoria rivoluzionaria e di potenziale di forze la classe è andata esprimendo nelle sue lotte quotidiane contro il capitalismo.

 

Quando questa linea di sviluppo dialettico si spezza, quale che ne sia la causa, si ha il prevalere di uno dei termini della componente a cui conseguono quei processi degenerativi che abbiamo potuto osservare nell’esperienza russa dopo Lenin e forse già vivo Lenin, primo fra tutti e più gravido di conseguenze, quello di…

 

cristallizzare in teoria la tattica a cui si è stati costretti da fatali condizioni e porla al proletariato internazionale come modello della tattica socialista che deve essere imitata.

 

La dittatura del proletariato, di domani, qualunque sia il paese nel quale si attuerà, sarà un’esperienza nuova nel senso che, contempererà l’intuizione e l’ottimismo rivoluzionario della Luxemburg e il duro insostituibile-insegnamento di Lenin; si avrà cioè la sintesi della autorità e della libertà, lo sviluppo di rapporti di democrazia operaia sempre più operanti nei quadri della dittatura, la quale sarà tanto più terribile e inflessibile quanto più fitta e vendicativa si ergerà attorno la selva di baionette del capitalismo internazionale che non vuol morire, costi quel che costi anche se già morto nelle “cose” della sua esperienza storica.

 

Nella rivoluzione, come in guerra, si tratta di spezzare la volontà del nemico. Il grado di accanimento della lotta dipende da condizioni interne e internazionali. Più la resistenza della classe vinta sarà accanita e pericolosa, più la pressione si trasformerà in sistema di terrore.

 

Trotsky

 

La Luxemburg non ha mai dissentito da questa politica, soltanto pensava che lo strumento della lotta sarà tanto più valido e legittimo dal punto di vista della rivoluzione quanto più alta sarà la coscienza del proletariato che se ne serve e quanto più diretta e determinante sarà la sua presenza nella lotta per la costruzione della società socialista e per la sua difesa dai nemici di classe tanto interni che esterni. Soltanto a questa condizione non vi sarà margine per le dittature personali o di apparato in ogni caso tragiche e ridicole insieme, portino esse il nome di Stalin di Kruscev o di un qualsiasi Togliatti.

 

Onorato Damen

 

 

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