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Valeri su Onorato

Categoria: Nota Biografica
Creato: 14 Ottobre 2009 Ultima modifica: 17 Settembre 2016 Visite: 2414

Un eretico fra gli eretici

La chiesa non perdona gli eretici: li cancella dalla sua storia e dalla storia tout court. Riscrive addirittura in continua­zione la storia.

Così accade che nomi addita­ti ad esempio, circonfusi dalla gloria e dalla santità dell'ortodossia, nel pensiero e nell'a­zione, perseguitati per l'idea, carcerati e vilipesi, votati al sacrificio e persino al martirio, scompaiono dalle effemeridi della Chiesa, "vitandi" in vita e in morte, mai esistiti, se ad un certo punto della loro milizia dalla Chiesa si sono separati in toto o in parte, per ragione o per dubbio. In ogni riserva, in ogni critica i sommi sacerdoti del rito scorgono il tradimento: orgoglio lucife­rino e puzza di zolfo.

Ecco perchè nessun giornale, nessuna antenna televisiva, nessun circuito radiofo­nico, degli establishments che condizionano l'uso e l'abuso dei mass-media - quelli ufficiali del potere lottizzato, quelli che direttamente si ispirano alle fonti del verbo e persino quelli che si qualificano indipen­denti, ma che ignorano o preferiscono igno­rare le macro-contraddizioni della storia occultata dall'egemonia - nessuna voce si è levata a ricordare la coerente figura di Onorato Damen, combattente comunista espulso dalla Chiesa del P.C.I. nel 1931, deceduto il 14 ottobre 1979 a Milano nell'ot­tantacinquesimo anno di età, dopo sessanta­cinque anni di lotte nel movimento operaio italiano e internazionale, dodici anni di carcere, dieci fra confino e ammonizioni, agguati e persecuzioni fasciste: vicende che gli erano valse la schedatura di "comunista irriducibile" dalla polizia del regime.

Ma per quella Chiesa, ancor prima della sua morte, Onorato Damen era stato sepol­to fra coloro "che mai non fur vivi". Invano potevamo cercarne tracce nell' Enciclopedia dell'Antifascismo e della Resistenza, fondata da Secchia, staliniano di ferro, e se pure nel Dizionario biografico. Il movimento operaio italiano, edito dagli Editori Riuniti, una striminzita scheda riferiva il suo nome, non apparivano le ragioni drastiche del suo dissenso, dal Partito "per eccellenza" dap­prima, da Amadeo Bordiga successivamen­te, ed -infine nel seno stesso della sua eresia, dagli eredi del bordighismo, in nome di una sua versione dell'ortodossia marxista- leninista e cioè di un assoluto nell’assoluto della dottrina.

Soltanto nei periodici semi-clandestini (per quanto concerne la diffusione) dei partitini della diaspora internazionalista Prometeo e Battaglia Comunista, poterono apparire i suoi scritti, di lucido rigore dottrinale e polemico, e soltanto nella stam­pa della sinistra libera, ieri nella Critica Sociale, oggi su Pietre, se ne rievoca, pur dissenzienti, ma rispettosi e riconoscenti, l'integrità morale, l'inflessibilità politica, la personalità culturale.

La teocrazia staliniana

II pensiero di Damen si esprime in una lettura costantemente suI rigo del marxismo­leninismo e nel ripudio della sua involuzione staliniana. Si distingue dal trotschismo e dal bordighismo nel giudizio sulla natura di questa involuzione e sulla previsione dei suoi possibili sviluppi. (1)

Mentre ancora Trotski, esule e braccato dagli agenti dell a Ghepeu nei paesi che gli concessero il diritto d'asilo, da Costantino­poli ad Oslo a Città del Messico, attribuiva ad una degenerazione buro-oligarchica l'in­sorgere dell'efferato dispotismo militare e poliziesco di Stalin, e impostava la sua disperata battaglia suI ripristino della· dialet­tica leninista, in seno al partito e all'Interna­zionale; mentre Bordiga - e la sinistra comunista europea che si ispirava all'insor­genza di Kronstadt ed all'originaria "oppo­sizione operaia" nell'orbita della Rivoluzio­ne d'Ottobre, dimentica della sferzante ana­lisi leninista dell'estremismo "malattia in­fantile del comunismo" - condividevano nella sostanza l'impostazione trotschista e respingevano l'ipotesi di una deviazione in senso capitalista dell'economia sovietica, ravvisando nell'industrializzazione e nell'ac­cumulazione forzata il carattere distorto del regime staliniano, Onorato Damen denun­ciava lucidamente la tragica realtà della rivoluzione che rinnegava i suoi postulati, che diveniva controrivoluzione, Stato impe­rialista oltre che dispotico, nel quale il capitalismo gravava con ferree leggi sugli operai e sui contadini, più che mai soggetti al sopra profitto ed all'alienazione.

Egli non ravvisava nella diaspora trotschista e negli innumerevoli gruppi e gruppuscoli che da essa si dipartivano in Europa  e in America, dando origine ad una lunga successione di lacerazioni e di scissioni,

ovunque inquinata, perseguita e mortalmen­te colpita - e il caso di Lev Trotski. di figlio Lyova e di tanti altri - dalla lunga  mano della vendetta del tiranno: vedeva ­chiaro nei fatti, senza nulla concedere sui principi. La Rivoluzione russa aveva subito il suo Termidoro. La Chiesa, divenuta Sta­to, aveva instaurato la sua Teocrazia, la sua verità teologale, seguendo l'iter di tutte e chiese pervenute ad un proprio potere sui corpi oltre che sugli spiriti, chiuse in se stesse, arroccate nei loro dogmi, reclamanti l'appoggio di formidabili apparati, di braccia secolari sempre più potenti e armate, pronte ad estirpare l'eresia e il dissenso.

Cosi nei primi secoli dell'era volgare era .­avvenuto del cristianesimo, quando libero ­apostolato era succeduta la Chiesa trionfante nei suoi dogmi e nella sue gerarchie

L'Internazionalismo operaio era finito: la ­teoria staliniana del "comunismo in un solo ­paese" e dello Stato "guida" ne era la ­contraddizione patente. La sola verità sentita era quella del despota, al quale era dovuto supinamente il "culto della persona­lità", cosi come nel III secolo dell’ era volgare all'onnipotente Costantino dell'E­ditto di Milano veniva tributato il culto al Genio dell'Imperatore "creazione spontane­a dei sudditi delle province orientali. Abituati  a riverire nei sovrani una manifestazione divina". (2)

Agli oppositori rimaneva soltanto la c0­scienza integra, ma impotente, della propria ragione…..

Nella Russia Sovietica, Ie "grandi pur­ghe" terrificanti degli anni trenta. ci ricon­ducono ai secoli più oscuri del basso medioevo, alle repressioni sanguinarie delle eresie gnostiche e marcionite, nicolaite e ariane: pagine atroci e fosche di furore superstizio­so; alle dispute sottili e sofistiche sulla sostanza e sulla forma, sul principio e Ia fine, sul bene e sul male, che pur sempre reclamarono la notte delIa ragione il tributo del sangue, la faida fratricida, la schiavitù del pensiero e delle opere, l'oscu­ramento, la fame e la morte.

Alla ripulsa totale dello stalinismo, e delle sue derivazioni togliattiane, che acco­munarono negli anni trenta Damen a Bordi­ga, seguirono nel successivo ventennio ap­profondimenti e chiarificazioni di più ampio orizzonte, non soltanto sull’essenza e sulle conseguenze della svolta sovietica. ma sui principi fondamentali della dottrina: l"inter­pretazione della dialettica marxista, il famo­so diamat. E fu la rottura fra i due, storicamente documentata dalla corrispon­denza intercorsa nel 1951 fra Alfa (Bordi­ga) e Onorio (Damen): cinque lettere nelle quali alla concezione bordighiana della rivo­luzione "matematica", che si fa da sè e si può attendere fatalisticamente a braccia conserte, si contrappone dal Damen una visione di movimento e contraddizione, che reclama azione e lotta, un partito combat­tente, un proletariato cosciente.

II dissenso si estese alle diverse concezioni della natura e dei compiti del partito rivolu­zionario e del sindacato, e negli anni cin­quanta divenne irreversibile, sino ad ingene­rare una nuova scissione nel Partito comuni­sta internazionalista: la scissione nella scis­sione, Damen "solus sed non solus", da una parte, Bordiga dall'altra…

I tre dissensi di Damen

I tre dissensi cbe li separarono datano dal secondo dopoguerra, quan­do il gruppo della sinistra comunista riprese a tessere la tela spezzata dalle persecuzioni fasciste, e precisamente dal 1952. Essi ri­guardavano: il modo di concepire la dialetti­ca e il rovesciamento della prassi; il modo di concepire la dittatura del proletariato attra­verso il surrogato politico della dittatura di partito; I'atteggiamento del partito di classe di fronte alla Russia, grande potenza milita­rista e, a suo modo, colonialista e imperia­lista.

AI fondo, la critica di Onorio punta sui voluto isolamento di Alfa, suI suo positivi­smo fatalista, cbe lo fanno attendere gli eventi a braccia conserte, da filosofo più che da militante, e gli rimprovera la "facilità e instabilità teorica ( ... ) continuamente oscil­lante tra una valutazione deterministica dei fatti, che gli è naturale, ed una valutazione dialettica di comodo, presa d'accatto dal marxismo, per ciò sentita ed espressa deter­ministicamente secondo i canoni del più abusato scientismo positivista". (3)

Bordiga appare a Damen come "il com­battente che ha preferito rimanere per quasi un trentennio sotto Ie immani macerie del crollo della III Internazionale, avvenuto storicamente con l'affermazione dello stali­nismo in Russia e nel mondo". (4)

E giustamente rileva Giorgio Galli che "la metodologia basata suI dato matematico proprio della scienza non sempre combacia con la metodologia basata sulla dialettica che è movimento e contraddizione". (5)

L'azione politica, e la critica ideologica di Damen di svolge tutta sui binari inflessibili della logica marxista-leninista della Rivolu­zione d'Ottobre, successivamente tradita e rovesciata dagli epigoni, in primo luogo da Stalin, invano sconfessato nel suo testamen­to dal preveggente Lenin. Si deve ammirare la profonda coerenza dottrinale di Damen, in quelI'ambito, senza cedimenti al morali­smo e all'opportunismo. Egli aveva "in pectore" uno studio su Gramsci, che lo avrebbe certamente portato ad ulteriori approfondimenti sullo stesso leninismo, che è, per chi scrive, l'origine prima del falli­mento del socialismo nell'Oriente sovietico, intravisto del resto con acuta preveggenza dal 1919 dai Kautsky e dai Martov e in Italia da Rodolfo Mondolfo. (6)

E quanto agli avvenimenti contempora­nei, la critica di Damen non ha mancato il bersaglio "del revisionismo democratico parlamentare già intravisto nel "blocco sto­rico" di Gramsci, tradotto e inserito poi, in termini di pragmatismo empirico e facilone nel "compromesso storico" di Berlinguer il quale "ha per obiettivo la restaurazione economica e politica da realizzare all'inter­no del sistema capitalistico per assicurargli salvezza e continuità". (7)

L’uomo Damen

Combattente, dunque, lineare; scrittore e oratore chiaro, documentato, senza fumi demagogici e rettorici; uomo sereno e pro­fondamente onesto, esemplare nella profes­sione - insegnava nelle Medie - e nella vita; con la intelligente collaborazione della moglie, che aveva sofferto con lui Ie trava­gliate vicende del periodo fascista, e di quanti ne condividevano Ie idee, redigeva i periodici della sua diaspora, e ne era, come è retaggio dei partitini poveri e senza aiuti dallo Stato (e cioè di tutti i contribuenti), sulle orme del resto dei Ghisleri, dei Turati, dei Prampolini, delle stesso Bordiga del pre-fascismo, ad un tempo direttore, corret­tore di bozze, spedizioniere.

L'uomo non concedeva niente agli avver­sari ma dialogava volentieri con loro, senza quel dispregio delle opinioni altrui, che è soltanto dei fanatici di tutte Ie Chiese. La sua ironia non era corrosiva, ma semplice­mente umana. E questa saggio sommario dell' opera sua, ispirato ad una lunga amici­zia nata nel 1940 in un campo di concentra­mento (ad Istonio Marina, alias Vasto d'Abruzzo) (8), vuol essere la continuazio­ne di un dialogo trentennale nel rispetto delle reciproche opinioni e nel reciproco riconoscimento delle drammatiche prospet­tive per I'Italia, per I'Europa e per il mondo, dischiuse purtroppo dagli ideali traditi di quell'ottobre 1917 che entrambi, e con noi milioni e milioni di uomini, avevamo saluta­to nei nostri giovani anni come un'immensa speranza di giustizia e di liberta.

Note

1) Per chi volesse approfondire l’argomento segnaliamo: Onorato Damen, Bordiga: validità e limiti di una esperienza nella storia della sinistra italiana, nelle due edizioni Epi (Editoriale periodici italiani) Milano 1971 e 1977.

2) Cfr. Panfilo Gentile. Storia del Cristianesimo, Ed. Rizzoli, Milano, 1975.

3) Damen. op. cit. pag. 150. 2" edizione.

4) Damen, op. cit., pag. 145, ibidem.

5) Cfr. Giorgio Galli, P.C. I. Alternative storiografche. in Critica Sociale. n. 3. 1972.

6) C'e chi va più in la e coinvolge lo stesso marxismo nella condanna dei principi e soprattutto del metodo. Così Luciano Pellicani e Domenico Settembrini. Ma, a nostro giudizio. la condanna colpisce l'interpretazione non solo dogmatica, bordighiana e fatalista del marxi­smo, ma addirittura distorta del leninismo e dei rivoluzionari professionali. "Je ne suis pas marxiste", lo diceva in questo senso lo stesso Marx, le cui intuizioni ed il cui metodo di ricerca valgono ancora oggi. e come anche se si sono dissolte (nell'arco di un secolo alla lezione della storia, dell'economia, dell'evoluzione della struttura sociale) molte delle sue profezie, il millenarismo, la proletarizzazione crescente e soprat­tutto l'ineluttabilità del crollo del capitalismo. (Che trionfa anche nei Paesi che si proclamano realizzatori del verbo di Marx e che perpetuano nelle forme più inique l'alienazione delle masse soggette e private dei diritti più elementari).

7) Cfr. Damen, op. cit. nel risvolto, 2" edizione.

8) Nell'onda della riscoperta romanità mussolinia­na, il Vasto venne ribattezzato Histonium dal nome dell'antico municipio romano. In origine derivava dai Frentani, popolazione italica soggiogata - e colonizza­ta - dai Romani al tempo della "guerra sociale" (fra il 130 a.c. e l'inizio dell'era volgare).

Nel campo di concentramento, aperto nel maggio 1940, il solco tra staliniani ed eretici del comunismo appariva evidente: mense separate, nessun contatto, nemmeno il saluto. Era del resto il comportamento usato nelle carceri, e gli stessi Gramsci e Terracini ne subivano il c1ima artefatto e punitivo.

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