Un anno senza Gianfranco

Creato: 13 Novembre 2020 Ultima modifica: 13 Novembre 2020
Scritto da Lorenzo Procopio Visite: 53

Il 14 novembre 2019 ci lasciava il compagno Gianfranco Greco. Una brutta malattia l’ha portato via dopo una vita vissuta in difeGianfranco commemsa degli ideali del comunismo rivoluzionario. E’ passato esattamente un anno è non si attenua in tutti noi quel senso di vuoto e di smarrimento che ogni morte porta con se. Lo ricordiamo per la sua vasta ed approfondita cultura, la sua sagacia e per quella sua naturale capacità di dare il giusto senso alle cose della vita. Ci manca, eccome se ci manca Gianfranco. Vogliamo per questo ricordarlo pubblicando l’articolo a lui dedicato sull’ultimo numero della nostra rivista.

Ricordando il compagno Gianfranco Greco

“Nel nostro vocabolario esiste una parola che più di tutte rappresenta una speranza per il futuro; questa parola è: Comunismo” Gianfranco Greco

Non potevamo chiudere questo numero della rivista senza ricordare il nostro compagno Gianfranco Greco che, dopo aver lottato per alcuni mesi contro un male incurabile, ci ha lasciati il  14 novembre 2019. Sono passati ormai sei mesi dalla sua scomparsa, ma non si attenua in tutti noi, che abbiamo avuto la fortuna di condividere con lui decenni di militanza politica, quel senso di angoscia, di vuoto, di smarrimento che accompagna la dipartita di un essere umano.

E’ grande il vuoto che ha lasciato Gianfranco.

Abbiamo perso l’amico che, con il suo sorriso beffardo e lo sguardo fugace, era sempre capace di dare il giusto senso alle cose della vita; un amico capace di dire tante cose con l’arte del silenzio. Un silenzio rumoroso, mai sordo, capace di ascoltare i bisogni e le paure degli amici. Una presenza mai invadente, rispettosa dell’altrui sfera, rigoroso anche con se stesso, ma pronto a commuoversi per un semplice fiore accidentalmente calpestato. Chi ha avuto modo di conoscerlo e frequentarlo sa che, dietro quell’aspetto severo per cui era soprannominato il “tedesco” tra i compagni catanzaresi, si nascondeva un uomo generoso dotato di quella vena umoristica che solo gli uomini intelligenti posseggono.

Abbiamo perso il militante che ha fatto della lotta per il comunismo la ragione della propria di vita, senza mai abbandonare la via maestra della rivoluzione anche quando la malattia lasciava presagire che il tempo stava per scadere.

Gianfranco Greco era nato a Donnici, una piccola frazione del comune di Cosenza, il 9 luglio del 1945 e questo piccolo lembo di terra, incastonato al centro della Calabria, è rimasto sempre nel suo cuore. “Sono di Donnici”, era la risposta a coloro che gli chiedevano delle sue origini. Ha trascorso la propria infanzia nel quartiere marinaro di Catanzaro e qui, giovanissimo, ha iniziato ad interessarsi di politica, la vera passione della sua vita. Dopo un necessario periodo di orientamento politico, aderisce al partito comunista internazionalista, che già negli anni 60 del secolo scorso aveva una sezione di militanti nel capoluogo calabrese.

Dopo aver conseguito la laurea in economia e commercio all’Università di Messina, per motivi di lavoro, si trasferisce a Bressanone in provincia di Bolzano. Qui vi trascorre oltre 30 anni, mantenendo sempre un costante rapporto con l’organizzazione politica alla quale aveva aderito fin dai tempi giovanili di Catanzaro. L’isolamento politico vissuto da Gianfranco è stato un macigno, che in nessun caso ha mai scalfito le sue convinzioni di militante rivoluzionario. Ma non si è trattata di una militanza fideistica o nostalgica, come purtroppo accade in tanti compagni che rimangono fedeli agli ideali giovanili, Gianfranco ha continuato ad aderire al comunismo rivoluzionario sempre con la consapevolezza della necessità di studiare e comprendere le continue modificazioni subite dal modo di produzione capitalistico. E’ stato un compagno di vasta ed approfondita cultura che, seppur isolato politicamente tra le montagne dell’Alto Adige, aveva compreso la necessità di non spezzare mai quel filo rosso che lo legava alla sua organizzazione politica.  Da marxista aveva compreso la necessità che l’attività politica fosse l’espressione di un’azione organizzata, mai personalistica, tendente sempre alla costituzione del partito politico della classe lavoratrice. Il suo essere comunista, il senso di appartenenza all’organizzazione lo ha sempre spinto a partecipare alle riunioni generali nella vecchia sede di Battaglia Comunista a Milano; una presenza attiva, partecipata e utile  per confrontarsi e verificare la validità di quanto veniva maturando politicamente nel suo isolamento.

Ma è stata la seconda parte della sua vita, dopo il suo pensionamento e il rientro a Catanzaro, che fa di Gianfranco un compagno speciale; un compagno capace di trovare negli ideali del comunismo gli stimoli alla militanza politica, in una fase della propria vita in cui tanti si ritirano a vita privata per godere del tempo libero e dei frutti del proprio lavoro. Gianfranco ha fatto una scelta diversa, quella della militanza rivoluzionaria, consapevole dell’importanza del ruolo che sono chiamate a svolgere le avanguardie politiche. Ruolo e funzione che non viene meno neanche in quei periodi di forte ritardo nello scontro di classe da parte del proletariato.   

Alla fine degli anni 90, Gianfranco rientra a Catanzaro ed è immediata la frequentazione del circolo internazionalista Francesco Maruca, fondato nel 1991. Gianfranco trova finalmente un gruppo di compagni con il quale condividere quotidianamente la propria militanza rivoluzionaria.

Scrive sistematicamente per il giornale Battaglia Comunista e per la rivista Prometeo, diventando presto uno degli animatori più attivi del circolo. Nel maggio 2009, quando l’intera sezione di Catanzaro abbandona per un forte dissenso politico Battaglia Comunista, è tra i protagonisti della fondazione dell’Istituto Onorato Damen. Il suo indispensabile contributo, teorico e politico, è stato fondamentale non solo per i suoi numerosi saggi, ma anche per la sua capacità di innalzare il livello, con la sua vasta e approfondita cultura, nelle animate discussioni settimanali del lunedì.  Ci mancano i suoi scritti e le sue osservazioni che, buttate li quasi senza dargli peso a causa della sua modestia, aprivano spazi inaspettati alla discussione politica.                                                                                                                                                              

Gianfranco ci ha lasciati a modo suo, con quel silenzio rumoroso che spesso lo ha accompagnato nella vita.  Mai un lamento, mai un’imprecazione contro quel male che lo stava portando via da questo mondo. Era lui a dare forza ad amici e compagni che si davano il cambio per fargli visita in ospedale, non il contrario. Potrà apparire strano o retorico, ma in quelle visite era palpabile la sensazione che eravamo noi bisognosi della sua presenza, non il contrario. E’ difficile vedere un uomo mantenere la propria dignità e fierezza davanti all’approssimarsi della fine; è stato capace anche di questo, è riuscito a sorprenderci fino alla fine, grazie a quella rara qualità che solo uomini e compagni come  Gianfranco hanno in dote.

Addio piccolo grande uomo, ci lasci una pesante eredità sulle spalle, faremo tesoro del tuo insegnamento  lungo la tortuosa strada che dovrà condurci al comunismo, quella stessa strada che non hai mai abbandonato.