Primo Maggio

Creato: 30 Aprile 2014 Ultima modifica: 03 Ottobre 2016
Scritto da Istituto Onorato Damen Visite: 1094
 

Proletari_unitevi

La manifestazione del 1° maggio venne indetta per la prima volta nel 1890. Fu promossa dalle organizzazioni sindacali e politiche dei lavoratori di diversi paesi per rivendicare l’imposizione per legge del limite della giornata lavorativa a otto ore.

Oggi è un semplice rito ludico e folcloristico privo di qualsiasi contenuto, e neppure lontanamente richiama il conflitto insanabile fra borghesia e proletariato, benché le condizioni di vita e di lavoro di quest’ultimo stiano costantemente peggiorando.

 

E, infatti, benché da un punto di vista tecnico sarebbe possibile ridurre drasticamente la giornata lavorativa e assicurare a tutti i lavoratori condizioni di vita veramente umane, al contrario del 1890, si firmano accordi per prolungare la giornata e la vita lavorativa e si varano leggi, come il Job Act, che assicurando il totale asservimento del libero lavoratore salariato alle sole esigenze delle imprese ne fanno, di fatto, un vero e proprio schiavo al servizio di sua maestà il Capitale.

 

Questa è la conseguenza dell’uso capitalistico delle macchine e della tecnica, in particolare della robotica e dell’informatica.

 

E’ stato calcolato che ormai, grazie alle nuove tecnologie. Per ogni nuovo posto di lavoro creato ne vengono distrutti 20. E alcuni Importanti centri di ricerca internazionali calcolano che nei prossimi 10-15 anni andranno perduti in tutto il mondo addirittura 4/ 6 posti di lavoro su dieci.

 

Si annuncia, cioè, una società costituita da un’esigua minoranza di sfruttatori e una stragrande maggioranza di proletari super sfruttati e sottopagati o disoccupati.

 

D’altra parte nella società capitalistica la forza-lavoro è una merce e quando una merce abbonda, il suo prezzo (in questo caso il salario) è destinato inesorabilmente a diminuire. Né conta che, poiché a possederla e a doverla vendere sono degli esseri umani, ciò li condanni a negarsi come uomini  e, per sopravvivere, a doversi fare cose di sempre più scarso valore.

 

La conseguenza è che mentre un numero sempre minore individui, i capitalisti, accresce senza sosta la ricchezza in suo possesso, un numero sempre più grande di individui è costretto a vendersi alla giornata per un salario sempre più misero. Secondo un recente studio della Oxfam, una società di beneficienza britannica, già oggi le 85 persone più ricche del mondo posseggono tutte insieme la stessa ricchezza posseduta da 3 miliardi e mezzo di persone, ossia dalla metà della popolazione mondiale.

 

 

 

Cambiare il modo di produzione capitalistico, cambiare gli attuali rapporti sociali è perciò tanto attuale quanto urgente e necessario.

 

 

 

Ma ciò implica che i proletari, ossia i venditori di forza-lavoro, si riconoscano come appartenenti ad un’unica classe sfruttata, inconciliabilmente contrapposta alla borghesia e consapevole che solo abolendo il Capitalismo e costruendo un’autentica società comunista potrà evitare la sua completa rovina e lo sprofondamento dell’intera società nella barbarie.

 

 

 

Con lo scopo di contribuire a una nuova sistematizzazione teorica e politica dei problemi della rivoluzione comunista nel XXI secolo, è nato l’Istituto Onorato Damen. L’istituto, che è aperto al contributo di tutti coloro che hanno a cuore le sorti degli sfruttati di tutto il mondo e che non intendono in alcun modo rassegnarsi alla barbarie capitalistica.

 

 

 

 

 

 

 

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