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Mangime per le macchine

Creato: 25 Luglio 2015 Ultima modifica: 13 Ottobre 2016
Scritto da Istituto Onorato Damen Visite: 2389

XuLizhiUn’ode alla necessità e improcrastinabilità della rivoluzione comunista mondiale

 

Nell’immaginario collettivo, peraltro artatamente costruito dagli ideologi (giornalisti, economisti, sociologi, politici e politologi ecc.) al servizio di sua maestà il Capitale, le moderne tecnologie  basate sulla microelettronica sono divenute sinonimo  di un mondo in cui  la quasi totalità del  lavoro più faticoso, usurante e alienante viene , e ancor più lo sarà in futuro, svolto dalle macchine. In forza di questo assunto c’è chi ormai ritiene il lavoro, soprattutto operaio, come un’attività del tutto residuale e parole come forza-lavoro, padrone, sfruttamento, del tutto  consunte dall’impetuoso avanzare del progresso scientifico applicato alla produzione delle merci. Semplicemente si dimentica che, dati i rapporti di produzione capitalistici, le macchine sono innanzitutto Capitale, anzi per essere più precisi Capitale costante il cui impiego, non generando nuovo plusvalore, implica necessariamente l’incremento dello sfruttamento della forza-lavoro sia mediante il prolungamento della giornata lavorativa sia incrementando la produttività del lavoro.[1]

 

E’ quello che Marx chiama il paradosso dell’uso capitalistico delle macchine per cui queste anziché contribuire a liberare gli uomini dalla fatica ne fanno delle cose completamente asservite a esse ossia al Capitale. Insomma: Mangime per le macchine, come ha magnificamente sintetizzato un’operaia della Foxconn, rispondendo alla domanda “Come vedi il tuo ruolo nella fabbrica? postagli dagli autori del libro- inchiesta Nella fabbrica globale [2], e che noi abbiamo scelto come titolo per questa raccolta di poesie del suo compagno di lavoro, il poeta - operaio Xu Lizhi,  morto lo scorso settembre all’età di 23 anni. Ufficialmente suicida, in realtà morto per troppo, malpagato e malsano lavoro, non nel sottoscala di un qualche malandato capannone industriale di ottocentesca memoria, ma in una delle fabbriche tecnologicamente più avanzate del mondo, in quella Foxconn che produce la maggior parte della componentistica per i più importanti marchi mondiali dell’elettronica quali Apple, Microsoft e Samsung.

 

La raccolta è composta da nove poesie di Xu Lizhi e una scritta in sua memoria dal suo compagno di lavoro Zhou Qizao.

Scoperte, tradotte dal cinese in inglese a cura del blog Libcom.org[3], abbiamo pensato fosse un nostro preciso dovere di classe tradurle in italiano e pubblicarle: un urlo di immenso dolore e una sorte di ode alla necessità e improcrastinabilità della rivoluzione comunista mondiale.

 

 

 

(versione PDF)

 

[1] Per ulteriori approfondimenti vedi A. Noviello e G. Paolucci, La falsa modernità di Marchionne e l’attualità di K. Marx.

 

[2] Pun Ngai, Lu Huilin, Guo Yuhua e Shen Yuan, Nella fabbrica globale (a cura di F. Gambino e Devi Sacchetto), Edizioni Ombre Corte, Verona 2015, pag. 40

 

[3] libcom.org/blog/xulizhi-foxconn-suicide-poetry

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