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Contratto di Apprendistato o CPE francese?

Creato: 05 Aprile 2012 Ultima modifica: 17 Settembre 2016 Visite: 2748

Un giovane studente comunista ci scrive…

Dietro il progetto del Ministro Fornero di rendere il Contratto di Apprendistato “il canale d’ingresso principale dei giovani nel mondo lavoro” si nasconde, probabilmente, il progetto più ambizioso del Governo Monti e così del mondo della produzione e della finanza che lo sostiene. Infatti fino ad oggi  il datore di lavoro che sottoscriveva un Contratto di Apprendistato era obbligato ad aspettare il termine del periodo di formazione (dai 2 ai 6 anni) prima di poter licenziare l’apprendista senza alcuna giustificazione. Ora, se la proposta della Fornero diverrà legge quest’obbligo cesserà di esistere, creando un enorme strumento di ricatto proprio verso le nuove generazioni che, solo apparentemente, tutti (da Napolitano a Monti) sembrano voler salvaguardare. Ci troveremo dunque davanti a una forma contrattuale in grado di ricattare i lavoratori giovani e in attesa di un’ipotetica assunzione a tempo indeterminato per un periodo di tre anni?

A quanto pare, dietro finzioni e confusione volutamente generate, l’elemento nuovo è proprio questo: infatti la Fornero e gli industriali vorrebbero inserire nel Contratto di Apprendistato il potere di licenziamento da parte dell’azienda durante il periodo dello stesso Apprendistato (presumibilmente tre anni). Una modifica centrale, che corre parallelamente all’istituzione del “licenziamento per crisi”. Un cambiamento che nella sostanza trasformerebbe il vecchio Contratto di Apprendistato del 2003, targato Riforma Biagi, in una sorta di “Contratto di Primo Impiego” alla francese.

Di fatto il “canale d’inserimento al lavoro per i giovani” diverebbe, a meno di forti proteste in grado di bloccarlo, una tipologia contrattuale che si discosta decisamente dal “vecchio contratto di Apprendistato” risultando, per contro, ben più vicina al modello del CPE francese (Contratto di Primo Impiego). Il CPE francese, ideato nel 2006 dall’allora Governo Villepin, prevedeva come punto saliente proprio la possibilità per i datori di lavoro di licenziare senza giusta causa i lavoratori con meno di 26 anni nei primi due anni di impiego. Perlomeno, in Francia, il Governo reazionario di Villepin aveva il pudore di dare il giusto nome alle cose invece di camuffarle dietro il termine “apprendistato”. Come è noto, il 10 aprile di quello stesso anno la proposta di CPE venne ritirata a seguito di un mese di forti proteste da parte di studenti, universitari, lavoratori.

Tuttavia è bene ripercorrere la storia (breve) di questa tipologia contrattuale. Il cosiddetto Contratto di Apprendistato nasce nel 2003 con la Legge Biagi ed è l’unica tipologia contrattuale dedicata alla formazione del lavoratore tramite il suo inserimento in azienda privata o pubblica. L’obbiettivo iniziale era quello di favorire l’avvicinamento al lavoro per i giovanissimi (dai 16 anni in poi) e le fasce della popolazione più svantaggiate (disoccupati di lunga data, donne, lavoratori senza qualifica). Per fare questo, il Contratto di Apprendistato era a sua volta suddiviso in tre forme distinte: una per i giovani fra i 16 e i 18 anni; la seconda, “professionalizzante”, per lavoratori tra i 18 e i 29 anni e infine la terza per il “conseguimento di un diploma o percorso di alta formazione”.

Oltre a creare una tipologia contrattuale solo apparentemente “a tempo indeterminato”, l’idea di fondo era quella di incrementare l’alternanza fra scuola e lavoro in modo da immettere nel mondo del lavoro giovani senza alcun qualifica e ad un bassissimo prezzo della forza lavoro.

I benefici per le aziende risultavano già allora abbastanza numerosi dato che i datori di lavoro ottenevano delle agevolazioni fiscali, potevano inquadrare gli apprendisti con un livello di qualifica e un salario più bassi e, soprattutto, avevano la possibilità di licenziare al termine del periodo di formazione-lavoro.  La durata prevista per questo contratto poteva variare dai 2 ai 6 anni e solo alla fine di questo periodo l’azienda pubblica o privata poteva optare per la rescissione del contratto o per l’assunzione a tempo indeterminato.

Nel 2011 il Ministro Sacconi rafforzò ulteriormente la legislazione sull’Aprendistato senza tuttavia rivoluzionarne i contenuti come sembra ora voler fare questo Governo.

La volontà del “Governo della precarietà” è dunque quella di sfruttare il Contratto di Apprendistato per farne un contratto per soli giovani, con possibilità di licenziamento per l’intera durata del rapporto.

Il messaggio ad ogni modo rimane chiaro: in un Paese con i salari fra i più bassi d’Europa (quint’ultimo posto e 23.000 lorde l’anno) e con un tasso di disoccupazione fra i più alti il Governo Monti, espressione del grande capitale finanziario europeo, punta a creare un contratto dedicato alle nuove generazioni basato sul ricatto del licenziamento in qualsiasi momento per imporre bassi salari e supersfruttamento.

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