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Appendice – Anticritica

Creato: 08 Ottobre 2013 Ultima modifica: 03 Ottobre 2016
Scritto da Istituto Onorato Damen Visite: 1440

Premessa

 

Innanzitutto ci corre l’obbligo di una precisazione. Il compagno Celso nella sua nota critica fa riferimento a una nostra prima versione di questo capitolo sulla legge della caduta del smp in cui una citazione di Marx è stata evidenziata in grassetto.

Si tratta di un documento che la sezione di Catanzaro ha elaborato circa quattro anni fa in vista di un seminario nazionale sulla legge della caduta tendenziale del saggio del profitto. Questo incontro era stato deciso dal Ce perché un articolo presentato dal compagno Fabio, avente per oggetto la legge, non era stato pubblicato- per decisione unanime del Ce- perché contenente formulazioni ritenute errate e/o ambigue. Di quel nostro documento non ci fu dato, né allora  né nel corso di questi anni,  un solo cenno di riscontro e il seminario cadde nel dimenticatoio; soltanto  qualche settimana fa il compagno Celso ne metteva in dubbio perfino l’esistenza. Finalmente l’ha trovato e consideriamo ciò un elemento incoraggiante per il prosieguo della discussione.

 

Nel merito del rilievo ci limitiamo a dire che il senso di quel grassetto non era quello che estrapola ora, mediante un approccio più grafologico che politico, questo compagno. La cosa può facilmente essere verificata leggendolo da cima a fondo. I compagni che volessero farlo non hanno che da richiederlo.

 

Per quanto riguarda invece il presunto mancato riferimento alla “svalorizzazione della forza lavoro” ciò dimostra soltanto che il compagno Celso non ha letto né il primo documento né l’attuale capitolo con la dovuta attenzione visto che in entrambi si precisa che si prendeva in considerazione solo la prima delle cause antagonistiche, ossia l’aumento dl grado dello sfruttamento della forza lavoro..

 

 

 

Un’anticritica

 

Precisato ciò passiamo a esaminare le obiezioni mosse dal compagno Celso al contenuto di questa seconda versione rielaborata in vista di una sua pubblicazione come ultimo capitolo del libro sulla crisi che proponiamo di pubblicare.

 

Egli scrive:” …secondo il mio punto di vista, ci sono ancora dei passaggi che danno adito ad ambiguità. Uno è dove si dice che "OGNI [enfatizzazione mia] aumento del saggio del plusvalore, e dunque del plusvalore, contribuisce a ostacolare, rallentare e parzialmente paralizzare la caduta del saggio del profitto": secondo me non è così, perché si arriva al punto in cui anche un aumento (il grassetto è nostro) del saggio del PV perde la sua efficacia in tal senso...”.

 

Secondo questo punto di vista, ci sarebbe un momento in cui un aumento del plusvalore perderebbe la sua efficacia nel senso cioè che non agirebbe più come una causa antagonistica alla caduta del saggio medio del profitto.

 

Com’è noto, il saggio del profitto è dato dal rapporto fra pv e il capitale complessivo impiegato nella produzione delle merci. La formula precisa è la seguente: pv/c+v dove pv è il plusvalore totale estorto alla forza lavoro, c è il capitale costante e v il capitale variabile. In questo rapporto, pv costituisce il numeratore della frazione mentre c+v il suo denominatore.

 

Secondo Celso, oltre un certo punto l’incremento di pv, ovvero del numeratore della frazione, non contribuirebbe più – per dirla con Marx- a ostacolare, rallentare e parzialmente paralizzare la caduta del saggio del profitto, ma svanirebbe nel nulla. Tutti possono facilmente verificare, sostituendo pv con una qualsiasi serie di valori numerici, che ciò è matematicamente impossibile. A ogni incremento di pv, caeteris paribus, il saggio del profitto non può che accrescersi.

 

Altresì, tornando alla formula di Marx, è facile verificare che il saggio del profitto diminuisce soltanto se uno degli elementi, in particolare c, che costituiscono il denominatore della frazione (la cui somma rappresenta quella che Marx definisce la composizione organica del capitale), aumenta.

 

Infatti, per dimostrare la legge, Marx presuppone che il saggio del plusvalore e il plusvalore, in presenza di un incremento di c, restino invariati (vedi il Capitale – Terzo Libro – capitolo 13° - La legge in quanto tale). Vi è dunque nell’affermazione del compagno Celso una palese incongruenza aritmetica. In verità, rileggendo la nostra formulazione, ci pare invece che essa non sia sufficientemente precisa ma non per la ragione addotta da Celso quanto perché in essa è dato come implicito che l’incremento del saggio del plusvalore presuppone quello del grado di sfruttamento della forza lavoro per cui, forse, sarebbe meglio riscriverla in questo modo: “Ogni aumento del grado di sfruttamento della forza lavoro, del saggio del plusvalore e del plusvalore ecc. ecc.”

 

Potremmo fermarci qui se non fosse che il compagno Celso, procedendo nella sua riflessione, precisa che si riferisce non all’incremento di tutto il plusvalore ma: “… in particolare del PV relativo.”.

 

Poiché si definisce relativo quella parte del plusvalore che si ottiene mediante la riduzione del tempo di lavoro necessario (vedi Il Capitale – Libro Primo – capitolo 10° - La produzione del plusvalore relativo), esso si concretizza perché aumenta la parte della giornata lavorativa non retribuita pertanto, una volta prodotto, il plusvalore relativo è  plusvalore a tutti gli effetti e non è più distinguibile da quello assoluto. Infatti Marx, nella formula del saggio del profitto non lo assume separatamente da quello assoluto ma compreso in pv.

 

In conclusione, l’incremento del plusvalore relativo si traduce sempre in un incremento di pv, per cui anche esso non può svanire nel nulla, a meno di non rovesciare come un calzino tutti i paradigmi su cui si fonda l’aritmetica e la critica marxista dell’economia politica..

 

Se cresce il plusvalore relativo, a parità di condizioni, cresce ineluttabilmente anche il saggio del profitto.

 

Invece, se contemporaneamente si registra anche un incremento di c e/o di v, ovvero degli elementi che costituiscono il denominatore della frazione, l’incremento di pv, a seconda delle dimensioni del suo incremento e di quello di  c+v, contribuirà a rallentare ostacolare e parzialmente paralizzare la diminuzione del smp conseguente all’incremento di c e/o di v.

 

Di ciò troviamo conferma anche nella storia del capitalismo moderno. A partire dal 1844, quando in Gran Bretagna è stata limitata per legge la durata della giornata lavorativa che aveva raggiunto le 16 ore giornaliere, al di sotto delle dodici ore, è stato infatti soprattutto l’incremento del plusvalore relativo che ha operato come causa antagonistica alla caduta tendenziale del saggio medio del profitto. ( vedi Il Capitale – Libro primo – Cap . 13° pag. 501 – ed. Einaudi).

 

Ma il compagno Celso, che sicuramente conosce il capitolo 13° del Primo libro del Capitale, non deve esserne convinto; infatti aggiunge ancora: “Anzi, Marx non smette mai di rimarcare, dai Gundrisse al Capitale, passando attraverso le Teorie sul plusvalore, che l'aumento del PV relativo - come processo storico - si accompagna alla caduta del saggio del profitto…

 

Ci mancherebbe altro che Marx non rimarcasse che “ l'aumento del PV relativo - come processo storico - si accompagna alla caduta del saggio del profitto” viste le strettissime interconnessioni esistenti fra tutti gli elementi che concorrono alla determinazione del saggio del profitto. Lo fa e con molta insistenza anche subito dopo aver enunciato la legge nel terzo libro del Capitale. Ma da nessuna parte  afferma che l’incremento del plusvalore, sia esso assoluto o relativo, a un certo punto svanisce nel nulla.

 

 

 

Ma il partito deve fare un’autocritica

 

Prima di passare a esaminare più nel dettaglio questa questione però è necessario fare un passo indietro nella storia recente del nostro partito.

 

Come abbiamo già avuto modo di sottolineare nel corso della discussione di qualche anno fa,  a un certo punto in tutti noi  è invalso l’uso di assumere l’incremento della produttività del lavoro in quanto tale come una “controtendenza”. In alcuni scritti si legge: la più importante delle controtendenze ( vedi l’articolo ……. – Prometeo n. …. Di Fabio Damen).  E’ stato un grave errore.

 

Intanto perchè, parlando di controtendenza e non di causa antagonistica, come fa Marx,  è come se si ammettesse l’esistenza di due movimenti contemporanei e opposti, uno in un senso e uno nell’altro. In realtà, la tendenza è soltanto quella alla caduta del saggio medio del profitto, che è tale proprio perché a essa si oppongono delle cause antagonistiche che la ostacolano, rallentano e parzialmente la paralizzano.

 

Poi, oltre che per aver denominato come controtendenza una causa antagonistica, anche per aver assunto l’incremento della produttività del lavoro, in quanto tale, come una causa antagonistica. Invece, l’incremento della produttività del lavoro è uno dei mezzi con cui può essere attivata una delle cause antagonistiche cioè il grado di sfruttamento della forza lavoro, ma non è in sè una causa antagonistica e Marx infatti non la indica  fra di esse (Vedi Il Capitale – Libro Terzo - cap. 14°). Non poteva farlo perché, fra l’altro, all’incremento della produttività del lavoro non sempre e non necessariamente corrisponde un aumento del grado di sfruttamento della forza lavoro e del plusvalore. Per esempio, quando i lavoratori ottengono una riduzione della giornata lavorativa, se questa riduzione è equivalente alla riduzione del tempo di lavoro necessario ottenuta grazie all’incremento della produttività del lavoro, il rapporto tra lavoro pagato e non pagato non muta e quindi non aumenta né il grado di sfruttamento della forza lavoro né il saggio del plusvalore.

 

Probabilmente molte delle nostre attuali incomprensioni derivano proprio da questo errore commesso in passato. La speranza ora è che questa precisazione possa contribuire almeno a una maggiore reciproca comprensione.

 

 

 

Una falsa  Sinonimia

 

Come dicevano i romani, errare è umano. Ma – aggiungevano- perseverare è diabolico e ci pare che questo sia il caso del compagno Celso quando, perseverando nell’errore, afferma che: “si può parlare di sinonimia tra sviluppo della produttività sociale del lavoro, plusvalore e caduta del saggio del profitto.” .

 

Si ha sinonimia quando vi è: “ Identità di campo semantico fra due parole che possono tuttavia distinguersi per tonalità affettiva.” ( Diz. Della lingua it. Devoto – Oli). Sono cioè sinonimi buio e scuro, ora e adesso e così via. Ma non sono sinonimi giorno e notte e tanto meno giorno, notte e rivoluzione della terra sul suo asse, il fenomeno che determina l’alternarsi del giorno e della notte.

 

Lo stesso vale per il plusvalore, la produttività sociale del lavoro e la caduta del saggio medio del profitto. Più specificatamente, il plusvalore è tempo di lavoro non retribuito, mentre la produttività sociale del lavoro “si esprime nel volume della grandezza relativa dei mezzi di produzione che un operaio trasforma in prodotto durante un dato tempo, e con la medesima tensione della forza-lavoro.”. (Capitolo 23° - libro primo – pag. 764, 765). Ovvero è la quantità di merci che un operaio mediamente produce in una determinata unità di tempo.

 

La legge della caduta tendenziale del saggio medio del profitto è una legge direttamente o indirettamente  collegata a queste due categorie economiche, ma non è assolutamente un altro modo di indicarle.

 

Se caduta del saggio del profitto, plusvalore e incremento della produttività sociale del lavoro fossero sinonimi -come sostiene il compagno Celso- ad ogni incremento di quest’ultima, per esempio, dovrebbe corrispondere una riduzione automatica del saggio del profitto, ma così non è. Anzi normalmente, poiché lo sviluppo della produttività sociale del lavoro riduce il tempo di lavoro necessario, accade esattamente il contrario: nell’unità di tempo considerata, la quantità di merci prodotta dall’operaio aumenta e, a parità di condizioni, aumenta anche il plusvalore estorto e il saggio del profitto.

 

D’altra parte prendendo per buono questo criterio del compagno Celso, secondo cui categorie e leggi economiche diverse fra loro sono sinonimi solo perché collegate fra di loro, si arriva all’assurdo che sarebbero sinonimi anche lavoro vivo e lavoro morto, lavoro e capitale. E così, in nome di una falsa sinonimia, anche la legge marxista del valore-lavoro finirebbe in soffitta.

 

 

 

A Marx l’ultima parola

 

Ma a questo punto la cosa migliore è lasciare la parola a Marx.

 

Prego maestro: “…Il fatto che il lavoro vivo addizionale che è contenuto nelle singole merci, la cui somma costituisce il prodotto del capitale, sta in rapporto decrescente con i materiali di lavoro in esse incorporati e con i mezzi di lavoro in essi consumati; il fatto che una quantità sempre decrescente di lavoro vivo addizionale si trova oggettivata nelle singole merci, perché in seguito allo sviluppo della forza produttiva sociale esse richiedono per la loro produzione una massa minore di lavoro- tutto questo non altera la proporzione secondo cui il lavoro vivo contenuto nella merce si ripartisce fra lavoro pagato e non pagato. Al contrario. Benché la quantità complessiva del lavoro vivo addizionale in essa contenuta diminuisca, la parte non pagata aumenta rispetto a quella pagata in seguito alla diminuzione assoluta o relativa di quest’ultima; poiché lo stesso modo di produzione, che diminuisce in una merce la massa complessiva del lavoro vivo addizionale, provoca un aumento del plusvalore assoluto e relativo. La caduta tendenziale del saggio del profitto è collegata con un aumento tendenziale del saggio del plusvalore, ossia del grado di sfruttamento della forza lavoro.”  ( Il Capitale – Libro Terzo – cap. 14°- pag.- 337.- ed. Einaudi).

 

Ci sembra che Marx abbia messo, al di là di ogni ragionevole dubbio, con molta chiarezza ogni cosa al suo posto per cui qualsiasi altro commento ci sembra del tutto superfluo.

 

Soltanto facendo violenza al significato della parola sinonimia e scardinando sin dalle fondamenta la critica marxista dell’economia politica, sviluppo della produttività sociale del lavoro, plusvalore e caduta del saggio del profitto possono essere considerati sinonimi.

 

 

 

Catanzaro  marzo 2009

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