IL KATECHON E LA SUA MERCE

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Creato: 25 Marzo 2026 Ultima modifica: 25 Marzo 2026
Scritto da m.l. Visite: 51

Peter Thiel a Roma, tra Anticristo e razionalità strumentale

 

Tra Intelligenza Artificiale e Anticristo

Peter Thiel è cofondatore di Palantir Technologies, primo finanziatore esterno di Facebook, tra i principali esponenti del trumpismo.: «presidente ombra degli Stati Uniti», secondo alcune voci¹. Il suo arrivo a Roma, nel cuore della cristianità latina, con il nuovo Papa ritenuto non meno «woke»² di Bergoglio, per tenere un ciclo di conferenze private sull’Anticristo, non poteva non attirare l’attenzione dei media e della politica. Conferenze tenute a porte chiuse, con il divieto di registrarle e persino di prendere appunti. A promuovere l’iniziativa figura l’associazione culturale Vincenzo Gioberti di Brescia, grottescamente dedita alla «restaurazione del Cattolicesimo come fulcro dell’identità nazionale», da «accompagnare al rinvigorimento dei territori, cuore pulsante della storia, della geografia e della cultura italiane, [...] ripensando l’Italia come una vera federazione di genti caratterizzate da un’unità spirituale», sì da smarcarsi «definitivamente da vicende e riferimenti ormai consegnati al passato – il Risorgimento, il Fascismo, la guerra civile», per aiutare «il Paese che conosciamo oggi a proiettarsi verso il futuro e ad essere più consapevole della sua diversità interna e, dunque, della sua forza a livello globale»³. L’evento segue altri seminari su tali questioni, organizzati da realtà della destra cristiana e nazionalista in vari Paesi.

Può far sorridere o destare un senso di inquietudine leggere i motivi dell’organizzazione dell’evento, nel Comunicato stampa del direttivo dell’associazione:

«Peter Thiel ha il coraggio e la libertà intellettuale di denunciare questo pericolo [la distruzione dell’Occidente], in faccia a parrucconi e giornali che si ostinano a voler versare vino nuovo in vecchie botti ermeneutiche, ormai buone solo per il fuoco – il fuoco della Tradizione che arde in noi. Per Thiel, guardarsi dall’Anticristo significa, innanzitutto, diffidare da chi grida che la fine è vicina per proporre la creazione di un nuovo ordine fondato su un messianismo utopistico e su ricette già logore. Bisogna rifuggire da soluzioni che implichino Stati sempre più grandi, potenti, insensibili alle necessità delle comunità; soprattutto, bisogna guardarsi dall’aspirazione a un governo mondiale che, dietro la promessa di sicurezza e progresso, limiterebbe le nostre libertà e il reale avanzamento della tecnologia e della scienza».

È evidente che a più di un lettore certi temi e toni possono apparire contorsioni deliranti, in cui la ragione è annientata o drammaticamente smarrita. Se a qualcuno può sembrare faccenda da risolvere solo con un metaforico viaggio sulla Luna, come quello di Astolfo per recuperare il senno perduto da Orlando, dietro c’è di più.


Thiel, in nome del suo vero dio, il Capitale, esprime una convergenza tra integralismo tradizionalista e capitalismo high tech della Silicon Valley, alla ricerca di legittimazioni istituzionali che da sole le piattaforme digitali non bastano a garantire. Ben al di là di forme di mistica ad uso privato, sul tavolo si gioca la partita di una politica di influenza che adotta gli strumenti più variegati.


Intorno all’evento sono previsti incontri con ambienti finanziari e istituzionali romani: è da sempre che gli argomenti teologici sono impiegati per fornire involucri, motivi, legittimazioni e simbolismi per rappresentare interessi molto concreti. E difatti il caso Thiel, dal punto di vista ideologico, non è isolato.


Da una parte vi è un ambiente intellettuale neoreazionario ormai consolidato e noto che spinge a un accelerazionismo che invoca la soppressione di ogni legaccio che contenga lo scatenarsi della potenza capitalistica, celebrata per la sua carica innovatrice, evidentemente ignorando come il capitalismo generi da sé i suoi stessi legacci, e aborrendo l’unica prospettiva che davvero potrebbe spezzarli: la rivoluzione proletaria. Se la rivoluzione socialista distruggerebbe i limiti che il capitale impone a un pieno sviluppo delle forze produttive, non fine a se stesso ma orientato consapevolmente e comunisticamente alla libertà e al ben-essere di ogni donna e ogni uomo sulla Terra, queste ideologie borghesi vorrebbero invece un tecno-capitalismo sfrenato, in cui l’umanità di fatto è schiacciata come fastidioso accidente. Intelligenza artificiale, algoritmi, androidi, automatizzazione completa sono i fari di tali prospettive.


Dall’altra, sono sempre più influenti le ideologie che recuperano una dimensione esplicitamente sacrale della politica e dell’economia. La teologia della prosperità, secondo la quale la ricchezza e il potere sono segni dell’approvazione divina, è solo un tassello di un complesso mosaico di dottrine che, dietro un sapore medievale, hanno un’anima completamente contemporanea, quella borghese. Hanno colpito le narrazioni, e persino le rappresentazioni iconografiche, che hanno descritto Donald Trump come inviato di Dio, protetto dagli Arcangeli, con una missione escatologica che si gioca alla fine dei tempi per la sconfitta del “male” (male naturalmente declinato di volta in volta nei termini di tutto ciò che si oppone al potere di Trump, all’imperialismo a stelle e strisce, alla sete di plusvalore che tormenta la borghesia…).


Thiel è uno degli esempi eloquenti della commistione tra questi due assi ideologici, apparentemente contrapposti – tecnofuturismo vs misticismo medievalistico – ma di fatto profondamente convergenti nel rappresentare un’idea binaria di realtà, un modello di strutturazione del mondo, una forma di razionalità del dominio, che non tema di evocare forze reali o simboliche per alimentare una potenza protesa a divorare il mondo pur di ingrassare il profitto capitalistico.


Stato come azienda


Lo scandalo destato in casa progressista dalle posizioni anti-stataliste di Thiel o in generale degli anarco-capitalisti (espressione che non rende giustizia alla vera tradizione libertaria), non sorprende. Ma Thiel non è un nemico dello Stato in quanto organo del potere della classe dominante sulla classe dominata. Vuole un organo di tale potere dittatoriale che sia più diretto, meno costoso, che non indugi in mediazioni e in pachidermiche forme di costruzione del consenso e dell’inclusione nel meccanismo democratico. Un organo di dominio più snello, come un organo direttivo di un’azienda (il “sovrano-CEO”), che sia funzionale alle esigenze di un capitalismo stretto nelle morse di una crisi, che tende a mettere sotto stress la democrazia borghese, persino nelle forme in cui si era strutturata in seguito alla seconda carneficina imperialistica mondiale e, poi, dopo l’apertura della crisi del terzo ciclo di accumulazione. La rilevanza dello Stato cresce, le sue forme politiche soffrono delle pressioni esercitate dalla dinamica dei rapporti materiali che le determina in ultima istanza. Le posizioni di Thiel sullo Stato e sulla democrazia sono segnali, più che programmi, che rivelano tensioni profonde. Soffermarsi sul dito e non vedere la luna, come di consueto, porta alle varie forme di cretinismo teorico di cui il progressismo è campione. Per la classe dei lavoratori salariati, contrapporre la difesa della democrazia borghese – la forma politica del dominio politico esercitato su di loro e contro di loro – sarebbe esiziale. Thiel e la democrazia tradizionale sono facce dello stesso potere, polimorfo ma in una profonda identità e continuità storica lungo l’arco della storia della formazione economico-sociale capitalistica.


Palantir ha stabilito accordi pluriennali con l’esercito statunitense, per integrare l’Intelligenza artificiale agli strumenti e alle pratiche militari; i suoi sistemi informatici sono venduti alla sicurezza interna e all’agenzia per il controllo dell’immigrazione, per esercitare un pieno controllo su donne e uomini senza documenti, che li classifica, li conta, ne traccia i movimenti, per espellerli nel modo più efficiente possibile. È una logica interna al capitalismo, quella di applicare con spietata freddezza di calcolo i metodi della razionalità strumentale alla gestione sempre più estesa e radicale della società, in nome degli interessi del dio Capitale. Hannah Arendt aveva denunciato come il male divenisse banale, quando nei campi nazionalsocialisti l’amministrazione dello sterminio era praticata con quotidiana ordinarietà, insignificante, senza differenza con quanto si poteva fare con l’amministrazione di un qualunque settore produttivo. Ma non c’è scandalo, è la logica di un sistema che ha dissolto ogni parvenza di morale sin dalla sua nascita. Uccisa la morale, vera o fasulla che fosse, genera da un lato un bieco moralismo, dall’altro una celebrazione libertina dell’assenza di ogni vincolo etico. C’è poca differenza: dietro queste ipocrisie c’è una società resa mostruosa dalla perversione e dalla negazione di tutto ciò che è umano, in nome dell’accumulazione di un capitale, che aggredisce con crescente veemenza persino la condizioni di vita sul pianeta Terra. Thiel spinge tale realtà verso la suggestione di un capitale tecno-digitale che svolge direttamente funzioni statali, riassorbendo nella logica dell’impresa privata ciò che la democrazia borghese aveva formalmente separato. Al contempo, deve legittimare tutto con una visione escatologica dominata dal conflitto tra Anticristo e forze del Bene. Il trumpismo-thielismo adotta una mediazione ideologica che mescola populismo, escatologia cristiana e accelerazionismo tecnologico, non inedita ma con alcuni elementi originali. Ma la funzione di tale prospettiva è la stessa di sempre: prevenire, contrastare, schiacciare le condizioni di una risposta di classe organizzata alla crisi del capitalismo, indirizzando il disagio vissuto dal proletariato verso bersagli simbolici – i migranti, le élite cosmopolite, ecc. – preservando così i rapporti di produzione da ogni critica.


Il katechon e la teologia del capitale: cosa cerca Thiel a Roma


Non è casuale dunque che sia stata adottata la formula di «geopolitica apocalittica» per descrivere tale prospettiva ideologica:


«Mentre alcuni hanno associato la visione di Thiel a quello che chiamano “fascismo della fine dei tempi”, è più utile caratterizzare ciò che egli propone come una geopolitica apocalittica: una rielaborazione semplificata della politica globale sulle coordinate spirituali di salvezza e dannazione. La geopolitica apocalittica di Thiel cerca di superare le contraddizioni sociali interne proiettandole su un male esterno, allo stesso tempo estraneo e metafisico. Ciò giustifica la violenza più estrema contro i suoi oppositori, proteggendo al contempo le proprie opinioni da ogni contestazione. Il mondo di Thiel è un campo di battaglia di assoluti morali piuttosto che un terreno di complessità politica in cui interessi e valori diversi vengono contestati e negoziati».


Le tensioni e le contraddizioni sociali sono descritte a prescindere da ogni caratterizzazione di classe, ma anche da una visione strettamente storica. Sono lette come manifestazioni particolare del grande scontro metatemporale tra bene e male, in un momento decisivo della ierostoria, il momento della fine dei tempi, della resa dei conti decisiva. Il momento del kairos, quel tempo non cronologico, ma qualitativo, il momento appropriato in cui accade qualcosa di straordinario, al di là della mera legalità del tempo che scorre regolarmente. Questo quadro concettuale consente dunque di giustificare ogni estremizzazione, ogni conflitto, ogni violenza, perché è leggibile come azione di contenimento delle forze anticristiche. Se è l’ora della battaglia finale, decisiva, non è il momento di andare per il sottile. Dal punto di vista ideologico, tutto ciò blinda la difesa di posizioni ben precise, e terribilmente poco “spirituali”, disattivando la legittimità di ogni possibile obiezione che si collochi su un piano meramente politico. E nello specifico la forza di contenimento dell’Anticristo, il katechon, è costituito da piattaforme, algoritmi, aziende di sorveglianza e armamenti. Sulla scorta del ripensamento di una lunga tradizione del pensiero conservatore intorno al katechon come dispositivo teologico-politico per leggere e interpretare i poteri, antichi e moderni, Palantir è concepita così non solo come un’azienda capitalista, ma come forza escatologica che argina l’azione del male e protegge il mondo dal caos. Chi vuole regolamentare tale forza è di conseguenza un agente dell’Anticristo. È noto che Paolo di Tarso aveva indicato i tempi in cui si sarebbe detto Pace e sicurezza come quelli in cui la rovina sarebbe caduta e i tempi della fine si sarebbero aperti¹⁰. Thiel allora vede tutte le voci che invocano la pace come segni del momento escatologico, voci dannate. Ecco dunque l’attenzione per Roma, e quindi per il Vaticano: una forza che influenza milioni di persone, governi, Stati, e che si sta concentrando sull’Intelligenza artificiale attraverso la sua riflessione intellettuale e con prese di posizione ripetute (attesa è un’Enciclica sul tema di Leone XIV), osservando criticamente le implicazioni delle nuove tecnologie in ordine alla dignità umana e alla politica internazionale. Thiel oppone a tale visione una narrazione alternativa, apocalittica, che esalta le imprese high tech, a partire dalla sue naturalmente, contro la decadenza occidentale e contro le forze sataniche, papa incluso. Regolamentare AI e tecnologie contemporanee, invocare la pace, insistere sul valore esistenziale di donne e uomini, diventano parte dell’armamentario anticristico. Teologia, politica, affari e guerra sono fusi al fuoco della logica catecontica, che è ben lungi dall’essere una semplice eccentricità da miliardari che hanno smarrito la ragione, ma è una forma di razionalità, un criterio di descrizione del mondo ben preciso.


Ma non è il pacifismo religioso, la democrazia liberale o la regolamentazione tecnologica il vero avversario di Thiel e dei suoi accoliti. Il vero obiettivo è il proletariato. È la possibilità di un mondo diverso, umano, solidale, che è già possibile sulla base dello sviluppo tecnologico e scientifico attuale, ma è ostacolato da un modo di produzione anacronistico, dai conseguenti rapporti sociali, e dalle relative forme politiche dispotiche. Sono infatti i centinaia di milioni di proletari di tutto il mondo che potranno farla finita tanto con i conservatori quanto con i liberal, tanto con i fanatici religiosi quanto con gli esagitati della tecnica in quanto tale, e con tutte le frazioni borghesi e le sfumature delle loro ideologie. Rivoluzionando profondamente la società, riappropriandosi dell’intelligenza attualmente alienata nel sistema delle macchine, e riorganizzando il mondo nell’interesse degli esseri umani, la pattumiera della storia potrà riempirsi di questi insulti all’umanità, lasciando campo aperto allo sviluppo di una nuova società, il comunismo. Le figure patetiche e abnormi che oggi spopolano potranno trovare al più spazio in qualche museo, forse curioso oggetto di sguardi divertiti.

[1] linkiesta.it/2026/03/thiel-sproloquia-sullanticristo-ma-a-cosa-punta-davvero-e-unaltra-questione/

[2] legrandcontinent.eu/fr/2026/03/13/peter-thiel-regime-change-theologique/.

[3] Dal sito dell’associazione, avgioberti.it/about.

[4] avgioberti.it/blog/comunicato-stampa-sulle-lezioni-di-peter-thiel.

[5] Ludovico Ariosto, Orlando furioso, XXXIV, 70-87.

[6] lespresso.it/c/attualita/2026/3/13/palantir-peter-thiel-vaticano-roma-intelligenza-artificiale-guerra-indiscreto/60619.

[7] jacobinitalia.it/la-geopolitica-apocalittica-di-peter-thiel/. Cfr. theguardian.com/us-news/ng-interactive/2025/apr/13/end-times-fascism-far-right-trump-musk

[8] Cfr. Paolo di Tarso, Seconda Lettera ai Tessalonicesi (2Tes 2:6-7).

[9] Cfr. P. Thiel, Momento straussiano, a cura di A. Venanzoni, Macerata 2025

[10] 1Tess 5:3.