Sulla rottura della sedicente assemblea proletaria di Bologna

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Creato: 03 Agosto 2012 Ultima modifica: 17 Settembre 2016 Visite: 2324
La lettura dell’articolo “Bologna: fine corsa per l’Assemblea Proletaria?” apparso nell’ultimo numero di Programma Comunista n. 4/2012 ci da un’ulteriore conferma dell’irreversibile crisi in cui versano le organizzazioni che si richiamano all’esperienza della Sinistra Comunista. Una crisi che si è manifestata in maniera violenta in questi ultimi anni ma che trova le proprie origini in anni più lontani e che non ha risparmiato nessuno dei gruppi che a questa tradizione politica si richiamano.
L’anonimo autore del lungo articolo denuncia che l’esperienza dell’Assemblea Proletaria (?) è giunta di fatto al capolinea per l’ostinata perseveranza dei  militanti di Battaglia Comunista e di Operai Contro di difendere il sacro principio dell’auto-organizzazione dei lavoratori e di subordinare a tale principio qualsiasi tattica d’intervento politico da parte delle avanguardie. Nell’articolo s’avanza anche il sospetto che quella dei militanti  bolognesi  non fosse la linea ufficiale dell’organizzazione, tanta è stata l’ottusità politica dimostrata in questa esperienza dai compagni di Battaglia Comunista. Ci corre l’obbligo, per noi che abbiamo militato per alcuni decenni in quell’organizzazione, di soccorrere il compagno di Programma chiarendo che quella non è la linea isolata di un singolo  militante ma la linea ufficiale che si è affermata in Battaglia Comunista negli ultimi anni. D’altronde basta avere la pazienza di leggere il loro giornale o i documenti da loro prodotti e pubblicati sul sito internet.  All’interno dell’esperienza della Sinistra, Battaglia Comunista è stata, più o meno velatamente, sempre accusata di essere fin troppo partitista, ora, proprio grazie all’auto-organizzazione, si nega nei fatti non solo la necessità dell’avanguardia politica ma si fa di tutto per allontanare lo spettro del partito politico o quanto meno il tentativo di ricostruirlo.

L’esperienza dell’Assemblea Proletaria bolognese è veramente espressione di proletari più o meno sensibili al richiamo della lotta di classe, oppure, dietro questa etichetta si maschera  un circolo di discussione tra militanti provenienti da esperienze diverse?  E’ lo stesso compagno di Programma Comunista a dirci, tra le righe, che i proletari non politicizzati che si sono affacciati negli ultimi due anni nell’assemblea sono stati veramente pochi. Non Assemblea Proletaria ma semplicemente un Intergruppo in perfetto stile anni ‘70 del secolo scorso, che molta nostalgia provoca negli spiriti autonomi di tanti militanti di Battaglia e che come il canto delle sirene ha attirato nelle proprie reti anche i compagni di Programma Comunista.  Nel rimanere chiusi nel proprio circolo si corre il rischio di perdere il senso della realtà e scambiare un circolo di discussione politica per un’Assemblea Proletaria, ed è sempre rimanendo rinchiusi nel buio delle proprie sedi che si arriva ad avere la convinzione che “non vi è nulla da inventare: la secolare storia della lotta di classe ha già definito quali sono gli strumenti e i metodi utilizzati – basta avere gli occhi sgombri da pregiudizi ideologici, riconoscerli e accoglierli”.

Se i compagni di Battaglia Comunista auto-organizzandosi negano la necessità del partito politico e quindi nei fatti abbandonano la via maestra del marxismo rivoluzionario per approdare all’anarco-sindacalismo, per i compagni di Programma Comunista tutto è stato già scritto dai padri fondatori e compito delle avanguardie politiche (loro non negano questa necessità) è applicare talmudicamente il verbo rivoluzionario. D’altronde cosa mai potrà interessare a chi si rinchiude nel proprio guscio se il capitalismo del XXI secolo è diverso da quello ottocentesco, se è mutata la composizione di classe del proletariato, se è cambiata l’organizzazione del lavoro e non esistono più gli spazi urbani e di fabbrica per riconoscersi come classe, se la Sinistra Comunista è di fatto implosa e non è più in grado di analizzare a filo di materialismo storico i nuovi fenomeni economici e sociali prodotti dal capitalismo? A noi tutto questo interessa e pensiamo che comprendere la realtà del moderno capitalismo sia il primo e imprescindibile passo per rilanciare il progetto della sua alternativa: il socialismo.

Pubblichiamo anche il documento inedito Coordinamento dei lavoratori auto-organizzati e tattica d’intervento da noi scritto nel 2005 con l’intento di contrastare quella deriva anarco-sindacalista che poi doveva prendere il sopravvento. Il Comitato esecutivo dell’epoca, a cui fu presentato, lo fece  proprio all’unanimità. Ciò ci fece ritenere che il pericolo fosse stato scongiurato. Purtroppo ci sbagliavamo: la maggioranza di quel comitato esecutivo e di Bc erano già approdati alle spiagge del movimentismo spontaneista e dell’opportunismo e questi ultimi fatti ne sono un’ulteriore conferma.

Lorenzo Procopio