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| Scritto da Administrator |
| Mercoledì 07 Dicembre 2011 00:00 |
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E’ uscito il quarto numero di D-M-D’
Nell’editoriale che di seguito pubblichiamo sono tratteggiati i temi a cui è dedicato il quarto numero di D-M.D’ appena uscito. Ricordiamo che la rivista D-M-D’ può essere richiesta direttamente a: Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. oppure scrivendo a: Istituto Onorato Damen - via Lazio 12 – 88100 Catanzaro. Il costo della singola copia è di 6 euro ma un modo concreto per sostenerci è abbonarsi. L’abbonamento ordinario (due numeri l’anno) costa 10 euro, quello sostenitore 20 euro. Ai sottoscrittori dell’abbonamento sostenitore sarà inviato il nostro volume “La Crisi del Capitalismo. Il crollo di Wall Street”. I versamenti per l’acquisto della rivista o la sottoscrizione dell’abbonamento possono essere effettuati tramite bollettino postale sul C.C. n. 96591482 – intestato a: Istituto Onorato Damen – Via Lazio, 12 – 88100 Catanzaro In questo numero
Il numero 4 di D-M-D’ esce nel pieno della crisi dei debiti sovrani e mentre il governo italiano si accinge a varare l’ennesima manovra lacrime e sangue con l’obbiettivo di raggiungere il pareggio di bilancio già nel 2013. Stando alla vulgata ufficiale, se ciò non accadesse ci sarebbe il rischio che crolli l’intero sistema dell’euro, la stessa Ue e che l’economia mondiale sprofondi in una lunga fase di vera e propria depressione. Sembrerebbe che l’eccessivo debito italiano sia l’epicentro della crisi mondiale e, dunque, che l’attuale crisi affondi le sue radici unicamente negli squilibri determinati dall’abnorme crescita della sfera finanziaria a cui la crescita del debito pubblico è intimamente connessa. Ma è una tesi poco convincente. Sicuramente, a seguito della crisi dei subprime del 2008, il debito sovrano è cresciuto in tutto il mondo per salvare il sistema finanziario mondiale dal fallimento. Ed è anche sicuramente vero che in Europa il suo finanziamento è reso più complicato dal fatto che la Bce è, per statuto, impedita a operare come prestatore di ultima istanza. Nondimeno questo non spiega, per esempio, perché l’ultima emissione di bund tedeschi a sei mesi sia stata completamente sottoscritta nonostante un rendimento pari a zero e che il bund a 10 anni renda solo il 2 per cento. Resta cioè inspiegato il fatto che una massa crescente di capitali continui a essere investita in bund che non rendono nulla piuttosto che nella cosiddetta economia reale che, secondo l’economia politica ufficiale, sarebbe sostanzialmente sana. Che sia falsa la tesi che l’attuale crisi, come quella del 2008, scaturisca dalla crescita abnorme della sfera finanziaria per riverberarsi sulla cosiddetta economia reale e non sia esattamente il contrario? D’altra parte se il problema fosse dato dall’eccessiva espansione della produzione di capitale finanziario e in particolare nella forma specifica di capitale fittizio, perché non si pongono limiti, come peraltro fece Roosevelt con la legge bancaria del 1933, a questa produzione e si attacca solo e sempre il lavoro? All’approfondimento delle cause della crisi e delle sue prospettive è dedicato l’articolo Crisi economica e nuovi equilibri imperialistici. In esso si sostiene che la crisi è strutturale perché scaturisce dalle contraddizioni immanenti al processo di accumulazione del capitale. Ma se la crisi è strutturale, allora anche gli scenari che vengono prospettati dal pensiero economico dominante sono radicalmente diversi da quelli descritti assumendo a premessa la tesi che basterà ridurre il debito e portare in pareggio i bilanci pubblici perché l’economia mondiale possa riprendere a crescere a pieno ritmo. In passato, crisi analoghe, benché di minore profondità ed estensione, sono sempre sfociate prima in lunghi periodi di depressione economica e, poi, in guerre sempre più devastanti e su scala sempre più ampia. L’articolo “Primavere araba… autunno islamico?” si sofferma proprio sui nessi fra la crisi e le rivolte, e/o guerre civili che stanno scuotendo il mondo arabo nonché i loro riflessi sugli attuali equilibri interimperialistici quali segni precursori di ben più grandi sconvolgimenti. Invece nell’articolo “Il crepuscolo dell’articolo 18 e il velleitarismo della Fiom” si analizzano i cambiamenti nell’organizzazione e nel mercato del lavoro che la borghesia, in forza della necessità di intensificare lo sfruttamento della forza lavoro fino al limite estremo delle umane possibilità e di mantenere il salario permanentemente al di sotto del valore della forza lavoro, con la complicità dei sindacati, sta imponendo al mondo del lavoro.
Gli economisti borghesi hanno sempre considerato il sistema capitalistico come l’unico possibile e quindi hanno considerato tutte le nefandezze che la sua sopravvivenza richiede come eventi inevitabili al pari di quelli naturali: le crisi come il vento e la pioggia. Ma proprio questa crisi sta dimostrando che è vero esattamente il contrario e cioè che: ” …Il modo capitalistico di produzione trova nello sviluppo delle forze produttive un limite il quale non ha nulla a che vedere con la produzione della ricchezza come tale; e questo particolare limite attesta il carattere ristretto, semplicemente storico, passeggero del modo capitalistico di produzione; prova che esso non rappresenta affatto l’unico modo di produzione che possa produrre la ricchezza…” ( Marx – il Capitale- Libro 3° - Cap. 15°). Solo che oggi la sua unica vera alternativa, il socialismo, appare un qualcosa di assolutamente impraticabile, una medicina peggiore del male che pretende di poter curare. Gli articoli Il capitalismo è in crisi. La sua alternativa, il socialismo, incute timore e Decadenza del capitalismo e attualità della proposta comunista affrontano il tema della straordinaria attualità della rivoluzione socialista per mettere in evidenza, alla luce degli ultimi sviluppi del modo di produzione capitalistico, la necessità di più puntuale ridefinizione degli scopi della rivoluzione e in particolar modo della fase di transizione dal capitalismo al comunismo. Chiudono la rivista la recensione del libro, particolarmente provocatorio e stimolante, di G. Leone Marx dopo Heidegger. La rivoluzione senza soggetto e l’articolo Il senso del nostro impegno. Un nuovo inizio dopo la sconfitta della sinistra comunista in cui, rispondendo a una lettera di un compagno nostro lettore, si coglie l’occasione per un’ulteriore riflessione sulla crisi dell’esperienza della sinistra comunista e su come superarla. Giorgio Paolucci |
| Ultimo aggiornamento Mercoledì 07 Dicembre 2011 15:18 |



